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domenica 17 novembre 2013

[TERNI] FONDAZIONE CARIT, BPS E GOVERNANCE INTERNA: LE PAROLE DEL GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA E LA NECESSITA' DI UNA RISPOSTA

LETTERA UFFICIALE A FONDAZIONE E MINISTERO PER RAFFORZARE L'AUTONOMIA DELL'ENTE




Sul progetto Clitumnus, cordata regionale volta ad acquisire la maggioranza della Banca Popolare di Spoleto, oggi commissariata dalla Banca d'Italia, abbiamo posto alla Fondazione Carit alcuni seri motivi di riflessione cui non è stata fornita pubblica risposta. Nessuna replica sul dubbio fondamentale, relativo alla conformità di tale operazione alla legge: non pochi osservatori attestano il contrasto tra la possibile partecipazione a consimili piani da parte delle Fondazioni bancarie rispetto a quanto previsto dal D.Lgs. 153/99. A questi enti sarebbe precisamente interdetto l'esercizio di funzioni creditizie, dirette o meno.
Il governatore della Banca d'Italia, intervenendo all'Abi nel luglio scorso e poi in seguito, avverte che "Il divieto di controllo, previsto dalla legge, va pienamente rispettato, se necessario ridefinendo in modo da includere situazioni in cui esso viene esercitato di fatto o congiuntamente con altri azionisti".
Come ci si pone dinanzi alle parole del governatore, considerando che Fondazione Carit, unitamente ad altri azionisti, aderendo all'operazione Clitumnus, otterrebbe infine la maggioranza e, dunque, il controllo di BPS, eludendo, pare, lo spirito della legge? E' certa poi la Fondazione Carit di poter mantenere il beneficio della qualifica di ente non commerciale, se seguisse il progetto di banca regionale? E' sicuro il Consiglio di amministrazione che la tassazione non sarebbe più gravosa per l'ente? Come gestire il rischio d'impresa che la Fondazione si assume, sottoscrivendo il capitale BPS? Come fronteggiare il rischio giudiziario che potrebbe ulteriormente prodursi dalla cooperativa SCS? Come valuta la Fondazione il naufragio di contigue 'banche del territorio', quali Banca delle Marche e Tercas, parimenti in amministrazione straordinaria della Banca d'Italia? Cosa pensa la Fondazione del ruolo delle sue omologhe, anche in seno al Monte Paschi di Siena? E' la Fondazione consapevole che, qualora l'acquisto di BPS procedesse, il Ministero dell'Economia, organo di vigilanza dell'ente, potrebbe poi imporre la rivendita delle quote che comportano il controllo, pur indiretto, di BPS, senza escludere il caso di scuola del commissariamento, in caso di inottemperanza?
Il problema di una governance della Fondazione autenticamente indipendente e competente si pone soprattutto nei confronti delle 'banche del territorio', che, proprio per la possibile fioritura di amicalità, devono essere massimamente sottratte all'influenza politica, come si ricava anche dalla ratio e dalla lettera delle legge. Infatti l'orgoglio - tutto politico - dell''avere una banca' cozza pure con le nuove linee guida cui aderisce Fondazione Carit. Il governatore Bankitalia, nel corso del citato intervento all'ABI, ha ricordato, non a caso, che "La Carta adottata dall'ACRI (associazione Fondazioni bancarie e Casse di risparmio, nda) nel 2012 raccomanda trasparenza nei criteri e nei processi di nomina degli organi delle Fondazioni, stabilendo discontinuità temporale e incompatibilità con precedenti incarichi politici".
L'art. 7 della suddetta Carta ACRI è inequivocabile: "Al fine di salvaguardare la propria indipendenza ed evitare conflitti di interesse, la partecipazione agli organi delle Fondazioni è incompatibile con qualsiasi incarico o candidatura politica (elettiva o amministrativa). Le Fondazioni individuano le modalità ritenute più idonee per evitare l'insorgere di situazioni di conflitto di interessi, anche ulteriori rispetto alle predette fattispecie. Le Fondazioni individuano inoltre opportune misure atte a determinare una discontinuità temporale tra incarico politico svolto e nomina all'interno di uno dei loro organi".
Italia Nostra intende far rispettare pienamente questi indirizzi a beneficio della più ampia autonomia della Fondazione. Per questo la nostra organizzazione, statutariamente riconosciuta quale socia dell'ente, invierà una missiva ufficiale all'attenzione del Cda, del Comitato di indirizzo, del collegio sindacale e, per conoscenza, al Ministero dell'Economia e all'Acri, al fine di valutare con urgenza lo stato di applicazione dei nuovi orientamenti, nonché gli eventuali profili che contrastino con gli impegni assunti in sede Acri onde prevenire future anomalie e superare le antinomie certamente già esistenti.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - ass.ne socia Fondazione Carit

Terni, 12 novembre 2013.

venerdì 8 novembre 2013

FONDAZIONE CARIT TRA LEGALITA' E LEGITTIMITA': NECESSARIA UNA FRUSTATA MORALE A BENEFICIO DI TUTTA LA CITTA'



La Fondazione Carit si trova a dover assumere una delle decisioni più difficili della sua storia.
Abbiamo visto come la questione della partecipazione o meno all'operazione Clitumnus, alleanza di imprese ed enti regionali volti a entrare nel capitale della Banca Popolare di Spoleto, già commissariata dalla Banca d'Italia, rappresenti tuttora un momento di profonda riflessione da parte della città e, specialmente, dei soci e dell'intero Consiglio di amministrazione della Fondazione Carit.
Da una parte le ragioni del dubbio, motivate anzitutto da una non completa disclosure dei dati relativi all'effettivo stato economico-finanziario della BPS anche con riferimento alla qualità delle masse amministrate, a voler tacere dell'incertezza sul futuro contegno del Monte Paschi di Siena, qualora esso confermasse di uscire dall'investimento in BPS, un fatto che metterebbe in difficoltà la nuova Spoleto Credito e Servizi per via di pregressi accordi che impongono l'obbligatorio riacquisto da parte di Scs a prezzi molto elevati, col rischio di ricapitalizzazioni da parte dei partecipanti all'operazione Clitumnus. Su questi - e altri temi - la Fondazione non ha finora ritenuto di rispondere pubblicamente.
Dall'altra parte le ragioni dell'ingresso nella cordata Clitumnus, che consisterebbero essenzialmente nel salvaguardare la 'territorialità' dell'Istituto, le cui scelte verrebbero prese a Spoleto, in Umbria, e non, per dire, a Milano, col rischio del venir meno degli impieghi che, nel ternano, sarebbero assai consistenti da parte di BPS, con presumibile pregiudizio per famiglie e imprese locali le quali finora hanno contato su un'azienda che, fino al commissariamento, pareva svincolata da dinamiche ineludibilmente nazionali.
Esplicitate in estrema sintesi alcune rilevanti ragioni, la via resta stretta. C'è chi sostiene che tale dibattito non si sarebbe nemmeno dovuto aprire per una Fondazione bancaria, vista la legge cornice entro cui dobbiamo inscrivere questa storia: ex art. 3, c.2, D.Lgs. 153/99, "Non è consentito alle fondazioni l'esercizio di funzioni creditizie; è esclusa altresì qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delle imprese strumentali e delle cooperative sociali (...)". E allora perché siamo giunti sin qui?
Quando Papa Benedetto XVI ha compiuto alcuni mesi fa il 'gran rifiuto', non pochi sono stati coloro che hanno interpretato quella decisione come esemplare. Secondo il filosofo Giorgio Agamben, la scelta di Ratzinger richiama con forza due principi essenziali della nostra tradizione etico-politica, valori di cui la società sembra aver smarrito consapevolezza: legittimità e legalità.
La crisi della nostra comunità - e delle sue istituzioni, di diritto pubblico e privato che siano - è così forte perché, secondo Agamben, riguarda non soltanto la legalità delle sue organizzazioni, ma anche la loro legittimità: non solo le regole e l'esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima.
Fonti antiche legano l'abdicazione di Celestino V, lontano precedente nella storia pontificale, a cause già allora tangibili: l'indignazione di un Papa contro 'le baratterie e le simonie della corte'.
Nel nostro piccolo, in una Fondazione in cui appare chiare dove si intenda andare, chi diriga materialmente la macchina e se interessi, pure personali, entrino in gioco nella valutazione di scelte di simile importanza, occorrerebbe una superiore presa di coscienza non solo in merito alla legalità dell'agire quotidiano, che qui non si intende discutere, ma soprattutto sulla legittimità ossia sulle ragioni antiche, profonde e persino spirituali esistenti dietro l'istituzione 'Fondazione Carit': il suo presidente, oggi, tra aderire o non aderire alla cordata Clitumnus, ha pertanto l'irripetibile occasione di un gesto che rappresenterebbe una frustata morale a noi soci così come all'intera città, ricongiungendo e rendendo operanti i principi di legalità e legittimità, oggi entrambi svuotati. Tertium datur, stavolta.
L'esempio di Benedetto XVI ci parla. Esso attende non epigoni, ma audaci interpreti di visioni e tempi nuovi.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - associazione socia Fondazione Carit

Terni, 8 novembre 2013.

giovedì 31 ottobre 2013

[TERNI] FONDAZIONE CARIT E BANCA POPOLARE DI SPOLETO: UNA VALUTAZIONE PONDERATA DI TUTTI GLI ASPETTI


Quale presidente di un'associazione inserita per Statuto nell'Assemblea dei Soci della Fondazione Carit e a seguito del dibattito avviato nei giorni scorsi a Palazzo Montani Leoni, ritengo doveroso fornire un contributo a futura memoria di un passaggio delicato come non mai nella storia dell'Ente.
Ci riferiamo, in particolare, alla possibile partecipazione della nostra Fondazione alla cordata Clitumnus, tesa ad acquisire la maggioranza di Banca Popolare di Spoleto, tuttora in amministrazione straordinaria della Banca d'Italia.
I criteri valoriali di questa eventuale iniziativa non possono non essere quelli che animarono gli illustri cittadini che nell'800 si adoperarono per fondare la benemerita Cassa di Risparmio di Terni e Narni. Anzitutto occorrerebbero necessari approfondimenti legislativi e normativi interni, con specifico riferimento ai paletti posti dal D. Lgs. 153/99, nonché ai criteri prudenziali di rischio che dovrebbero informare la gestione economica della Fondazione i cui mezzi, appunto, vengono da lontano e appartengono all'intera città. Il presumibile rating minimo di piani consimili sarebbe dunque investment grade, cioè 'BBB'. L'agenzia Moody's ha ritirato tre mesi fa le valutazioni assegnate a BPS: fin lì, i rating erano molto bassi. Caa2 sui depositi ed 'E', l'ultimo, quanto a solidità finanziaria. La società-veicolo dell'operazione, Clitumnus, è parimenti unrated, allo stesso modo di BPS. Detto questo, è bene poi capire e rappresentare pubblicamente i vantaggi che Terni ricaverebbe da tale proposta.
Lungi dal voler imbalsamare l'attività della Fondazione su modelli che potrebbero apparire oggi superati, tuttavia dobbiamo segnatamente porci alcune domande: un simile progetto è volto a generare redditività oppure la Fondazione Carit potrebbe anche essere costretta a ricapitalizzare, bruciando risorse? Si pensa di innestare in seno a BPS individualità di alto livello professionale e/o accademico, con grandi capacità manageriali, considerando che si tratta di un istituto con problemi gravi e tali da aver generato il commissariamento Bankitalia (Banca e SCS), oppure si produrrà un vieto notabiliato parapolitico? Quali personalità verrebbero mantenute nelle società del gruppo, nonostante le responsabilità e le amicalità pregresse? Entro quanti anni si crede di risanare BPS, dopo l'azione dei commissari? Terni avrebbe un ruolo significativo nel nuovo contesto regionale o rappresenterebbe un mero vaso di coccio? Quali potrebbero essere i dimostrabili benefici di tale progetto per Terni? E' stata chiamata una società internazionale di verifica per accertare la bontà dell'iniziativa oppure si è preso atto che non fosse opportuno, visti i € 366.000 di consulenze esterne iscritte nel bilancio 2012 della Fondazione Carit? Su un piano eminentemente culturale sarebbe inoltre utile comprendere come sia avvertita Terni in Umbria, considerando lo stato di abbandono del bene storico vincolato di 'Villa Palma', BPS proprietaria. 
Una riflessione non banale andrebbe poi aperta sulla positiva ricaduta vagheggiata da tutti coloro che, assai giustamente, postulano la necessità di una banca 'vicina al territorio': ma, oltre a raccolta e gestione del risparmio, davvero oggi sarebbe possibile erogare maggiore credito a famiglie e imprese, visti i vincoli stringenti di 'Basilea 3'? In quale misura e come? E se i giornali riportano che il sindaco di Terni si sarebbe espresso favorevolmente su tale operazione, tuttavia non abbiamo sentito sottoporre queste e altre considerazioni all'attenzione della pubblica opinione e ai decisori onde ottenere le appropriate risposte e pervenire alla migliore scelta nell'interesse della nostra città.
D'altronde andrebbe anche enucleato meglio il senso di un passaggio precedente: Terni aveva già la banca 'vicina al territorio', istituto davvero locale e che, differentemente da BPS, presentava indicatori economici e patrimoniali addirittura migliori della controllante Intesa. La Fondazione, nondimeno, prima vendette una parte e, poi, tutte le residue quote della Cassa di Risparmio di Terni e Narni che, trasformata e fusa infine dentro Casse di Risparmio dell'Umbria, ora risponde a dinamiche più nazionali che locali, con immediate ristrutturazioni interne, depauperamento di funzioni dirigenziali e relativo taglio di personale sin dalla fine degli anni zero.
Adesso la Fondazione Carit, con l'operazione Clitumnus, sembrerebbe riconoscere che c'è stato qualche rilevante errore strategico nel recente passato. L'impressione è che, nonostante la buona volontà di parte del tessuto imprenditoriale umbro, a questo punto sia però difficile recuperare, perché le lancette della storia sono andate molto avanti e, soprattutto, senza attendere Terni.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 31 ottobre 2013.

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