ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.
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venerdì 1 marzo 2019

TERNI: BANDO DISCRIMINATORIO, ITALIA NOSTRA ESCLUSA


BANDO DISCRIMINATORIO, ITALIA NOSTRA ESCLUSA
OPERIAMO A TERNI DAL 1967 MA NON POTREMO PARTECIPARE

Terni - Italia Nostra è un'associazione nazionale che opera per salvaguardare il patrimonio storico, artistico e naturale del Paese. Da cinquantadue anni operiamo nel Comune di Terni, precisamente dal 12 dicembre 1967 quando la Giunta nazionale dell'Associazione ha riconosciuto la nostra Sezione.
La sede è sempre stata in locali comunali, prima a Palazzo Caraciotti in Via del tribunale e da cinque anni al Centro Sociale Guglielmi in vico della fontanella.
L'organizzazione della nostra Associazione, come altre associazioni, prevede che le Sezioni possano operare in piena autonomia operativa ma all'interno di un'unica associazione nazionale e senza autonomia giuridica, quindi la nostra sede legale, il nostro codice fiscale, il nostro statuto e i regolamenti sono quelli nazionali (a questo link potrete scaricare i regolamenti per il funzionamento delle sezioni https://www.italianostra.org/unisciti-a-noi/apri-una-nuova-sezione/).
Oggi il Comune di Terni ci esclude dai possibili destinatari del bando per l'affidamento dei locali e non potremo partecipare né come associazione "referente" né in un raggruppamento di associazioni. Riteniamo, per questo motivo, il bando discriminatorio perché non permette a tutte le realtà associative che da anni (nel nostro caso da più di cinquanta!) operano sul territorio di partecipare. Ovviamente questo non fermerà le nostre attività e le nostre battaglie in difesa di Terni, dell'ambiente e del ricco patrimonio che ci circonda.

Terni, 28 febbraio 2019.

Il Presidente
Avv. Marco Sansoni

domenica 10 agosto 2014

[TERNI] PIAZZA DELL'OLMO E LA MEMORIA DIMENTICATA: PAVIMENTAZIONI DA RIPENSARE, INTERVENTO CHE CANCELLA LA STORIA. NON SI PROVI A FAR LO STESSO SU PIAZZA SAN FRANCESCO


Cantata da Furio Miselli, piazza dell’Olmo è uno dei pochi spazi ancora intatti della Terni pre-industriale che reca in sé testimonianze ineludibili intrise di memoria storica, a cominciare dalla morfologia di case di età tardo-medievale, per continuare con la palazzina ottocentesca, la fontanella, la pianta che vi attribuisce il nome e infine la chiesa di San Marco, uno degli edifici sacri più antichi della città, luogo caro ai frati Minori.
All’inizio della loro presenza a Terni, correva l’anno 1265, essi ottennero la possibilità di abitare nella canonica della chiesa di San Cassiano – quello che oggi conosciamo come “Cenacolo San Marco” – superando la promiscuità delle capanne arrangiate da san Francesco.
Un luogo storico, ancora intatto nella sua identità, ora non c’è più, violentato da un intervento riprovevole. In nome della destinazione odierna che l’ha battezzata come snodo del circuito ternano della ‘movida’, la riqualificazione non tiene minimamente conto dei valori immateriali racchiusi in quello slargo. Il progetto – dichiarato “esemplare”, ma che, a ben vedere, potrebbe esserlo davvero solo se applicato in altri contesti – ha finito per stravolgere il gusto estetico della piazza di per sé identitaria e ora caricata di significati “altri” assolutamente incompatibili con la storia di quello spazio. Ciò che poi dimostra assoluta inconsapevolezza è la pavimentazione: ci si domanda come sia possibile autorizzare un intervento del genere senza uno studio preliminare sulla morfologia storica che, sappiamo con certezza, era composta da materiali molto più congrui come il cotto e la pietra calcarea di Vascigliano, documentati in un saggio che la stessa Italia Nostra presentò negli anni Ottanta e che altre autorevoli personalità, come gli architetti Leonelli e Struzzi, hanno attestato nei loro studi.
Si dimostri allora l’opportunità di cancellare la memoria storica con lavori discutibili e in taluni casi impropri, come le orribili “vele” che ingombrano terribilmente la piazza e offendono il verticalismo degli alberi, creando una sensazione di disagio e di spiacevole oppressione. Un simbolo dell’identità cittadina – quella che in molti tendono a cancellare, forse perché non la conoscono affatto – ridotto ad un “patchwork lapideo, un nuovo episodio di obliterazione storico-culturale che impone per l’ennesima volta, magari prima che siano distrutte le residue testimonianze del passato, un richiamo forte a una presenza stabile sul nostro territorio da parte della Soprintendenza per i BBAAPP, gendarme di un patrimonio altrimenti destinato a morire nella trascuratezza fino, appunto, alla sua stessa completa rimozione, non di rado cagionata anche da inammissibili dinamiche clientelari.
Quel che preoccupa è che ora si vorrebbe intervenire strutturalmente su un altro luogo chiave della Terni medievale: piazza San Francesco e il sagrato del Santuario, cuore religioso del centro storico, che l’anno prossimo si accinge a celebrare il 750° anniversario dalla fondazione. Non permetteremo alcuno scempio su questa piazza, né interventi dissacranti della storia laica e religiosa della città.
Qualsiasi iniziativa del genere sarà ostacolata con richiesta di vigilanza immediata al Ministero dei Beni Culturali, facendo appello all’art. 45 del Codice dei Beni Culturali che tutela l'integrità della nostra storia, impedendo interventi che danneggino contesto ambientale e decoro. Piazza san Francesco dovrà piuttosto rappresentare il segno della conversione architettonica, un cambio di rotta improntato al rispetto e alla sensibilità nei confronti di valori immateriali e materiali che non possono essere svenduti da alcuno

                                                                                              Italia Nostra Terni


Terni, 10 agosto 2014

domenica 2 marzo 2014

GALLERIA TESCINO, BENE CHE SIA TECNIS A PAGARE, MA ORA GUARDIAMO ALLA DISCARICA: SE NE FISSI LA DATA DI CHIUSURA E POI VIA ALLA BONIFICA


Le carte della Conferenza dei Servizi decisoria del 2000 parlano chiaramente: una pluralità di soggetti politico-istituzionali approvò all'unanimità (!) il tracciato dell'attuale Terni-Rieti. Nessuno di costoro può tirarsene fuori.
Per spendere il meno possibile, per far presto, si ricercò il percorso più corto, nonostante ci fosse in mezzo la discarica. Quei progetti - preliminare, definitivo ed esecutivo - furono dunque conosciuti e accettati da tutti, una sfilza di ingegneri e di amministratori, da quelli del Comune di Terni a quelli della Regione fino al Ministero dell'Ambiente.

La galleria 'Tescino' doveva d'altra parte essere un 'tubo chiuso', ma, se è vero che Tecnis ha effettuato un'impermeabilizzazione non a regola d'arte, diversamente da quanto richiesto nel contratto della stazione appaltante Anas, è altrettanto vero che la stessa discarica AST-TK non sembra del tutto impermeabilizzata: ora concentreremo le nostre attenzioni proprio su quest'area, considerando che, mentre sul pur non facile ripristino funzionale della galleria Tescino non ci saranno oneri a carico dello Stato, ma pagherà il costruttore Tecnis, doverosamente diffidato da Anas, sul destino di questa bomba ecologica, rappresentata dalla discarica, fonte di tutte le nostre preoccupazioni, prosegue un fragoroso silenzio, nè si capisce a carico di chi saranno le relative spese - quando mai la bonifica partirà: Regione, Provincia, Comune e AST dovrebbero invece fissarne la data di chiusura per poi procedere al doveroso risanamento, di concerto col Ministero dell'Ambiente. La pazienza di cittadini e associazioni è al limite.

Certamente risuonano come una presa in giro alcune parole pronunciate allora, in sede di Conferenza dei Servizi. Giustamente si sollecitava un rapido collegamento tra Terni Est e il piazzale merci AST: ebbene, 14 (quattordici) anni dopo non c'è niente! Non si sono nemmeno conclusi gli espropri, come emerso pochi giorni fa, mentre 500 TIR al giorno ingolfano la città e mettono in pericolo pedoni e automobilisti.

In conclusione, ex malo bonum, citando S. Agostino: il caso 'Tescino' fornisce il destro per aggredire finalmente alcune grosse criticità della Conca. Ne torneremo presto a parlare.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 1 marzo 2014.

martedì 4 febbraio 2014

[TERNI] QUARTIERE DI PRISCIANO, PARCO GIOCHI IN ZONA FORTEMENTE CONTAMINATA DA NICHEL E CROMO: IL SINDACO INTERVENGA SUBITO

Dintorni area parco giochi di Prisciano - razzolio di avicoli
Dintorni area parco giochi di Prisciano - razzolio di avicoli
Centralina di Prisciano (deposimetri in basso)
Parco giochi di Prisciano
Parco giochi di Prisciano
Salute in polvere
Nell'attesa che il primo cittadino di Terni assuma le iniziative necessarie per porre in sicurezza i suoli contaminati da nichel, cromo e arsenico, sottoponiamo all'Amministrazione comunale il caso del parco giochi per bambini collocato in area contigua (quindici metri c.a) a quella di rilevamento ufficiale ove ARPA Umbria ha constatato la presenza di livelli altissimi di metalli pesanti nelle deposizioni.
E' purtroppo prevedibile che i nostri piccoli, in buona parte del quartiere di Prisciano - e non solo - siano sottoposti da anni a concentrazioni elevatissime di elementi di natura altamente pericolosa. I più piccini oltretutto usano non di rado toccare e raccogliere la terra: ebbene sappiamo che tale comportamento, in un luogo simile, può trasformarsi in una rischiosa abitudine.
Ecco perché oggi chiediamo ufficialmente al sindaco di provvedere con urgenza, coinvolgendo però in subordine anche il prefetto: qualora il Comune non adottasse in tempo rapidi le misure più adatte, rimuovendo da subito il summenzionato spazio attrezzato per bambini, delimitando l'area di contaminazione dei metalli pesanti e vietando le relative coltivazioni e allevamenti su terreni e orti urbani interessati da tali fenomeni, incalzeremo direttamente il rappresentante del Governo perché, nell'ambito delle ampie prerogative che la legge gli attribuisce, sia questi a surrogare l'eventuale imprudente inerzia degli Enti locali.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

venerdì 10 gennaio 2014

TERNI-RIETI: PESANTI INFILTRAZIONI, CHIUDE LA GALLERIA TESCINO, COME ERA PREVEDIBILE. ANAS RENDA NOTA L'ANALISI DELLE ACQUE, IL COMUNE CHIARISCA PERCHE' LO SVINCOLO TERNI EST E' MONCO


Invitiamo Anas Umbria a rendere pubblici i risultati dell'analisi delle acque che ruscellando dentro la galleria Tescino - che temporaneamente chiude, come previsto - onde non solo ridimensionare i sospetti attorno alla loro pericolosità, vista la discarica sovrastante, ma anche per assicurarci che l'intervento programmato nei prossimi giorni non sia tale da doversi poi ripetere in un futuro prossimo: ad esempio, acque cromate sarebbero in grado di farsi largo altrove di nuovo, oltre a costituire un pericolo per gli stessi lavoratori del tunnel.
La chiusura della strada mostra anche quanto sia grave la mancata esecuzione dello svincolo-bretella di collegamento Terni Est - piazzale merci AST - Viale Breda, che peraltro le Acciaierie avrebbero anche cofinanziato: così si torna a ingolfare la città di TIR e autoveicoli che, diretti in Valnerina o nel reatino, vengono invitati a uscire a Terni Ovest, passando di fatto per Viale dello Stadio-Via Lungonera o Turati.
Circa 500 TIR al giorno che attraversano Via Bramante e Borgo Bovio, con grandi rischi per pedoni e automobilisti, mentre l'inquinamento non accenna a scendere.
Lo svincolo di Terni Est avrebbe risolto molti problemi e invece è rimasto lì, come una cosa lasciata in un angolo dimenticata, direbbe il poeta. Il Comune solleciti subito Anas Umbria a realizzarlo e chiarisca perché, a Terni-Rieti pressoché conclusa, manca ancora quest'opera, tanto fondamentale per AST così come per la qualità della vita di tutti i residenti.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 10 gennaio 2014.

lunedì 30 dicembre 2013

[TERNI] FONTANA DI PIAZZA TACITO, NULLA PIU' DA RESTAURARE, MOSAICI IRRECUPERABILI: NELL'INDIFFERENZA DI ANNI IL PECCATO ORIGINALE DELL'OPERAZIONE ODIERNA. BLOCCARE SUBITO I LAVORI, ACCERTARE LE RESPONSABILITA' E RIFLETTERE SULL'INTERO PROGETTO



Nel panorama di smarrimento e di profonda crisi in cui versa la città di Terni, la Fontana viene integrata alla precarietà del presente: mitizzata o desacralizzata, è lì a rappresentare lo stato di salute della città odierna. A livello storico-artistico non è la fontana realizzata nel 1933-1936 da Mario Ridolfi e Mario Fagiolo e semidistrutta dal bombardamento del 14 ottobre 1943, rifacimento d'autore, poiché coinvolse gli stessi artisti, opera che andava conservata con opportuna dovizia. Non è successo. La società cambia e, con lei, l'urbanistica; la Fontana, pensata per essere un punto di aggregazione, divenne rotonda stradale e vasca privilegiata per festeggiare impropriamente eventi sportivi.
Nel 1995 comunque si eseguì un lodevole restauro e, a proposito del mosaico, la ditta Arte e Lavoro sottolineò come "lo stato di degrado della decorazione musiva, realizzata in pietre naturali, è da collegarsi all'errato metodo di pulitura adottato nel corso degli anni: i ripetuti passaggi sulla superficie di soluzioni acide, hanno infatti, causato una corrosione differenziata del materiale lapideo, in relazione alla natura mineralogica, sciogliendo la parte costituita in carbonato di calcio".
Oggi veniamo ufficialmente a sapere che i mosaici sono irrecuperabili, poiché, dopo il restauro del '95, l'approccio manutentivo è stato esattamente lo stesso ed è questo il peccato originale della bislacca operazione cui si è dato il via: come abbiamo già scritto lo scorso agosto, la Fondazione, che tanto aveva contribuito al restauro del '95, non ha mai denunciato pubblicamente lo stato delle cose, non ha mai levato nemmeno grida di manzoniana memoria verso Istituzioni totalmente disinteressate, nonostante la devastazione in atto, né ha mai richiesto un protocollo scritto per la manutenzione. Eppure già una volta furono investiti soldi di tutti i ternani, che però, non a caso, hanno vivacemente protestato. Sarebbe poi paradossale se la Fondazione Carit intervenisse con altre risorse senza aver considerato l'inesistente stato conservativo delle decorazioni, il che autorizzerebbe a pensare che sia mancato anche un adeguato studio preventivo rispetto alla grancassa che ne è seguita.
Come detto mesi fa, la Fondazione Carit non è un bancomat; e il Comune, per parte sua, risponderà alle Autorità preposte di uno scempio scientemente continuato per troppo tempo, gravissimo degrado non così diverso da quello odierno di Colle dell'Oro, del teatro Verdi e di numerosi altri beni pubblici.
Non sarebbe stato saggio, come ricordava, inascoltato, Giovanni Urbani, avviare un processo di manutenzione programmata, da noi impraticabile non tanto per mancanza di fondi, ma per l'assenza di una simile cultura? Era necessario ricordarsi della fontana solo oggi? E cosa fare ora?
Anzitutto affermare la verità sul passato, accertando le relative responsabilità pubbliche, chiarendo chi debba accollarsi i costi di questa distruzione. Si proceda intanto all'immediato blocco dei lavori, riflettendo sull'intero progetto con le istituzioni preposte alla tutela, aprendo alla discussione anche le associazioni locali che si occupano di coadiuvare lo Stato nello svolgimento della propria funzione.
Una cosa è chiara: se il rifacimento del 1961 non rende più l'unità artistica della fontana e quindi ci ritrovassimo davvero di fronte a una soluzione dolorosa, come quella di un mosaico da ricostruire - una copia o, peggio ancora, un dispendiosissimo falso - sarà il momento di chiedersi senza polemiche se la fontana in sé rappresenti ancora un "simbolo" della città o vada annoverata come un'opera desueta. Se la risposta pende sulla prima soluzione, allora dovremmo fare di tutto per restituire la forma ideale al monumento che però dovrà godere di maggior rispetto a cominciare dallo spazio che lo circonda, piazza Tacito, talmente deprimente da costringere qualsiasi amministrazione a un pronto ripensamento in seno alla valorizzazione delle testimonianze architettoniche che lo compongono. 

Italia Nostra Terni

Terni, 30 dicembre 2013.

giovedì 26 dicembre 2013

EMISSIONI IN ATMOSFERA DI NICHEL A TERNI: +36% RISPETTO AL 2012, A OTTOBRE GIA' SOPRA IL LIMITE INFERIORE ANNUALE. A breve altri dati, ben più clamorosi


Dentro l'ennesimo sforamento delle PM 10, sarebbe bene che Terni guardasse con maggiore profondità, analizzando anche il problema dei metalli pesanti: è tempo di contenere fermamente l'immissione del nichel nell'aria, prodotto in larghissima prevalenza dalle Acciaierie.
Soltanto dal 2007 le autorità di controllo umbre hanno avviato ufficialmente l'esame di alcuni metalli pesanti in atmosfera; tra questi il nichel, i cui composti per l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, sono cancerogeni di 'classe 1', oltre a comportare il rischio di altre patologie quali l'embolia polmonare, asma, bronchite cronica, specie per i più giovani.
Da sette anni i freddi numeri ARPA dicono che il nichel nell'aria di Terni è frequentemente attorno o sopra la prima soglia stabilita per la protezione della salute umana, quella di c.d. valutazione inferiore, pari a 10 µg/m3; sovente attorno alla soglia di valutazione superiore, pari a 14 µg/m3; talvolta superiore persino al limite di tollerabilità, corrispondente a 20 µg/m3.
Certo, da noi si fa acciaio, ma in assoluto si tratta di valori da 10 a 30 volte superiori a quelli che si registrano in altre località umbre oggetto di analoghi rilievi (Perugia, Foligno, Gubbio, Castello).
La centralina de Le Grazie è poi l'univo sito cittadino a disporre di strumentazione in grado di rilevare i metalli pesanti. Le Grazie unico sito - chissà perché.
Tale location, distante quasi 3.000 metri dagli impianti di produzione dell'acciaio, registra quest'anno una concentrazione di nichel pari a +36% rispetto allo stesso periodo 2012 (http://www.arpa.umbria.it/monitoraggi/aria/metalli.aspx), con una media gennaio-ottobre già oltre la soglia di valutazione inferiore: come si intende intervenire? Le Acciaierie stanno facendo la propria parte al riguardo? Quali investimenti hanno effettuato e stanno effettuando per il nichel, se da anni si continua a sforare? Quali controlli stanno eseguendo le pubbliche autorità al riguardo? Perché non implementare una rete di rilevamento tutt'attorno alle Acciaierie, anziché tenere una sola centralina a quasi tra km di distanza dai forni?
Ad esempio, nella città di Aosta, dove è attiva un'acciaieria, si è rilevata una concentrazione di nichel tanto più alta quanto più le centraline (prima tre, ora due) sono state collocate vicine all'industria. Sembrerebbe ovvio, ma per Terni si è scelta una strada diversa, prevedendo una sola centralina in un sito suppostamente adatto, perché dichiarato 'sottovento' rispetto ai camini siderurgici. Ma se l'area scelta fosse stata altra, parimenti antropizzata e ancor più vicina a essi?
Né di capisce perché la centralina di Prisciano, inattiva ormai da oltre un anno come a Maratta (!), non captasse il nichel sin dagli esordi, assieme a quella di Via Carrara; quanto tempo passerà ancora per attivarle, con standard di questo tipo?
La Provincia di Terni, lo stesso Comune e l'ARPA, sulla scorta dei primi dati del 2007, avrebbero dovuto attivarsi allora per caratterizzare i metalli presso tutte le centraline cittadine, inclusa Borgo Rivo col suo particolare problema dalla possibile dispersione di diossine prodotte dall'inceneritore.
Entro breve renderemo note informazioni ben più clamorose, inerenti l'esposizione dei bambini, ma anche di flora e fauna, ai microinquinanti, con effetti decisi sull'ecosistema.
Annunciamo sin d'ora che si tratta di dati fin qui mai emersi. Dati impressionanti, i più gravi di sempre: Terni è un caso ambientale nazionale dinanzi al quale urge l'intervento immediato delle Acciaierie e, in caso di eventuale inottemperanza, del Governo.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni

Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria


Monitoraggio aria nelle città italiane (fonte: Arpa Valle d'Aosta)
Se non fosse per Aosta, il poco lusinghiero primato nazionale delle concentrazioni di nichel nell'aria lo avrebbe Terni, che già nel 2012 ha registrato una media giornaliera di 12,0 µg/m3, superiore a Vicenza e Milano.
E' però credibile che Aosta sia avvelenata dal nichel più di Terni?
Siamo sicuri che la nostra rete di monitoraggio nichel non presenti palesi falle - certamente Prisciano e dunque Terni Est, ma anche Terni centro?
Siamo sicuri che Le Grazie - sito e centralina - rilevi correttamente il nichel?

Ecco infatti cosa dice l'ARPA della Valleé a proposito delle sue stesse centraline nel documento FLU_EM_A02 sulle emissioni della Cogne Acciai Speciali:
"Nel 2012 è stata sostituita la strumentazione di campionamento dedicata alla determinazione dei metalli nel PM10. La strumentazione utilizzata nel periodo precedente era affetta da una bassa efficienza di captazione delle polveri che comportava una sottostima nella determinazione di alcuni metalli, mentre il sistema di campionamento di nuova tipologia garantisce misure di metalli più accurate. Questo è stato appurato a seguito di una serie di misure di interconfronto in parallelo tra i due sistemi di campionamento (quello vecchio adottato fino al 2011 e quello di nuova tipologia adottato a partire dal 2012), che ha permesso di determinare il rapporto tra le concentrazioni delle differenti specie metalliche misurate con i due sistemi di campionamento e di rideterminare i valori della concentrazione media annuale dei metalli, ed in particolare di nichel, misurati nella stazione urbana di Aosta - Piazza Plouves con la strumentazione usata precedentemente. In tal modo è stato possibile ricostruire la serie storica dei metalli del periodo 2007-2012" (il grassetto è nostro; fonte: http://www.arpa.vda.it/index.php?option=com_flexicontent&view=items&cid=995&id=1606:limpatto-delle-emissioni-della-cogne-acciai-speciali-sullaria-ambiente-di-aosta-fluema02&Itemid=288)-

Terni, 23 dicembre 2013.

domenica 15 dicembre 2013

[TERNI] SUL TEATRO VERDI: IL PENSIERO DI ITALIA NOSTRA


La querelle sul teatro Verdi a nostro avviso ha fatto emergere ancora una volta un problema più complesso e cioè quello che riflette oggettivamente e in modo lampante la crisi culturale che investe il Paese e in modo particolare la nostra città.
La vicenda del Verdi è un'occasione imperdibile per avviare un percorso nuovo, fatto di ragionevole pluralità e di confronto critico sui valori culturali della nostra terra al di sopra di ogni dimensione politica. Dico questo perché il progetto per il nuovo Verdi, in nuce la "cattedrale" laica della cultura, non può essere trattato con superficialità perché coinvolge i secoli a venire: pertanto oggi siamo chiamati a fare qualcosa di più grande di un progetto di riqualificazione.
La progettazione del nuovo Verdi deve spronarci a conoscere la nostra terra, deve invitarci a scavare più a fondo in modo da trovare le radici del grande albero da cui siamo nati. Dobbiamo fuggire dalla tentazione di trattare con superficialità quanto ci è stato affidato solo perché - apparentemente - crediamo che l'albero - ossia la città culturale - non dia più buoni frutti. I nostri nonni ci insegnano che prima di raccogliere è necessario coltivare, prendersi cura, aspettare. Ora penso che la stessa cosa valga per il grande albero chiamato "città" i cui frutti sono ponderati alla qualità del lavoro; su questo aspetto penso che il Verdi giochi un ruolo fondamentale.
Luigi Poletti venne chiamato anche nella nostra città per costruire un "tempio" della cultura e la città lo volle sufficientemente adatto ad esprimere l'ambizione di un fermento sociale lungimirante e prestigioso. Oggi come allora la scommessa è stimolante e da sola ci fa capire che non occorre "un" teatro per Terni ma è indispensabile ri-progettare "il" teatro della città che possa legittimamente ascriversi alla lista dei beni culturali futuri.
E allora, come immaginiamo la morfologia del nuovo teatro? Sicuramente all'italiana. Ce lo impone la monumentale facciata che rappresenta tipologicamente l'ingresso tradizionale di un tempio classico. Chi entrerà nel nuovo Verdi allora dovrà immediatamente percepire di trovarsi in un teatro e solo così non proverà disagio se lo spazio che lo avvolge corrisponde all'idea che si era fatta entrando (cosa che avverrebbe invece se pensassimo ad uno spazio improprio come quello odierno che non ha nulla a che fare con un teatro). Certo, se non avessimo avuto la facciata questo criterio sarebbe stato meno vincolante. Chiarita dunque l'esigenza di ri-costruire "il" teatro come luogo di forte identità cittadina non possiamo che porci come punto di riferimento il teatro all'italiana. Tale non può che essere la nostra linea in virtù del fatto che il teatro all'italiana nasce come recupero delle piante dei teatri greci e romani e, quindi si allaccia perfettamente alla facciata superstite. C'è pertanto una forte connotazione simbolica nel ripristino di un monumento come il Verdi distrutto da una sfortunata serie di "errori" umani molto più dannosi di quelli provocati dalla bomba. Ma non dobbiamo nemmeno ripeterli.
Il progetto pertanto deve partire da quanto conservato, che esige un'unica direzione tipologica. 
Un suggerimento: la definizione di un tavolo di regia per il Teatro Verdi con la presenza di membri delle forze di maggioranza e di minoranza del Consiglio comunale, provinciale, Regionale e del Parlamento, nonché un delegato della direzione generale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero Beni e Attività culturali, con una commissione che studi le vicende storiche dell'edificio e individui le linee tecniche e artistiche utili per la scelta del soggetto vincitore del necessario bando di gara da esperire attorno a proposte calate nell'hodie, rappresentando una porta alla creatività contemporanea nel rispetto del passato e della cultura teatrale a Terni.
Qui si deve giocare l'ambizione dei ternani: cominciare dal teatro per ripartire dalla cultura.

Giuseppe Cassio
vicepresidente Italia Nostra Terni

Terni, 15 dicembre 2013.

venerdì 13 dicembre 2013

SUPERSTRADA RATO, DAL 2008 LUCI SPENTE ALL'INGRESSO CITTA': TROVATE LE COLPE IN PREFETTURA, ORA VERSO UN NUOVO IMPIANTO. "L'ACCENDIAMO" A PRIMAVERA 2014: GRAZIE ANAS


Non capita tutti i giorni che un'associazione come Italia Nostra sia riconoscente ad Anas.
Eppure si deve dare atto a questa importante società stradale che, sulla vexata quaestio delle luci spente all'ingresso della città via superstrada, aveva ragione. L'ing. Raffaele Spota, capo compartimento Umbria, e l'ing. Mario Liberatore, dirigente Anas, hanno non solo documentatamente provato di chi fossero le reali responsabilità dell'attuale situazione - sconsolante, però doveroso dirlo: del Comune di Terni - ma si sono anche impegnati a finanziare lavori di ripristino che viceversa spetterebbero ordinariamente al solo Comune.
Non a caso, Italia Nostra, aveva recentemente inviato una diffida formale a Palazzo Spada che, però, aveva per l'ennesima volta rimpallato la questione su Anas. Che non c'entrava niente.
Occorre anche ringraziare la Prefettura per l'ottimo lavoro avviato in queste settimane; se si riuscità a risolvere questa piccola controversia, gravida tuttavia di potenziali pericoli per gli automobilisti, lo si deve all'intervento straordinario del Prefetto, dott. Bellesini, e del vice Prefetto, dott. Romano, da noi facilmente richiesti un mese or sono di esercitare i poteri sostituvi.
Nel corso dell'incontro avvenuto dunque ieri in Prefettura alla presenza di Anas, Asm, Comune di Terni e Italia Nostra, è stato anzitutto segnalato dai tecnici come l'impianto luminoso, saltato da cinque anni e comunque, secondo i rilievi di Anas, non smentiti dall'Asm. MAI manutentato dal Comune, oggi sia pressoché inutilizzabile.
L'Asm ha pertanto già approntato una bozza di nuovo e moderno progetto in collaborazione con Anas, assicurando minori consumi elettrici, accresciuta intensità luminosa e miglioramento della sicurezza stradale anche sotto il profilo degli strumenti di contenimento di veicoli fuori controllo.
Poiché Anas Umbria ha ancora una volta ribadito la disponibilità a supportare finanziariamente pro quota tale progetto, a valere sul bilandio 201, è probabile che, tra fine inverno e inizio primavera, le luci possano essere di nuovo accese a beneficio, restituendo quel minimo di decoro che dovrebbe contraddistinguere la porta principale di accesso alla città.
Il Comune, ora che si è stabilito definitivamente di chi siano gli obblighi, oltre a un necessario mea culpa, dovrebbe stanziare urgentemente le risorse necessarie. E speriamo che stavolta effettui correttamente la necessaria manutenzione periodica degli impianti.
Resta l'amarezza dell'aver dovuto scomodare il Prefetto e di aver accusato Anas per colpe assolutamente non sue, quando anni fa - e con minori aggravi, anche in termini di tempo perduto da dirigenti dello Stato e semplici cittadini - si poteva risolvere un problema tanto banale.

Terni, 13 dicembre 2013.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

venerdì 18 ottobre 2013

[TERNI] OPERAZIONE 'PIAZZA PULITA', L'AMMINISTRAZIONE COLLABORA: UN VIVO PLAUSO!

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Da Italia Nostra un vivo plauso all'Amministrazione comunale e alla Comunità dei Salesiani di don Bosco per l'intervento su piazza San Francesco, nuova 'piazza pulita' da auto e veicoli vari, ora finalmente fruibile ai pedoni.
Si tratta di un iter concluso a seguito di alcuni incontri con l'assessore Bencivenga e i suoi funzionari, dopo aver loro segnalato numerosi elementi di decoro urbano giacenti presso il Centro Multimediale. Al riguardo sarebbe bene avviare una approfondita ricognizione di beni consimili, anche presso i magazzini comunali, così da poter soddisfare - a costo zero - le richieste di quei cittadini desiderosi di avere una città più bella e funzionale.
Da anni lo slargo di San Francesco era oppresso da innumerevoli mezzi, con ruote spesso affondate fin sopra il sagrato della chiesa, riqualificato con ingenti risorse solo poco tempo fa.
Una forma di ossequio all'antica sacralità del luogo e ai suoi attrattivi fattori artistici e architettonici, ma anche la risoluzione di un problema concreto: la Polizia Municipale - sovente qui chiamata a dirimere inutili controversie - potrà svolgere altrove i propri compiti d'ufficio.

Da parte nostra l'auspicio acché il Comune continui ad ascoltare le nostre istanze: Italia Nostra è pronta a fornire originali quanto economiche idee anche per lo spiazzo pubblico/privato Paul Harris, sin qui tenuto in modo disdicevole, e per l'area Duomo, costipata da decine di auto, sebbene si tratti di zona pedonale.
Siamo certi che, nel superiore interesse di Terni e di rinnovata estetica del bello, l'Amministrazione proseguirà in questa collaborazione per il miglior esito dell''operazione piazza pulita'.

Italia Nostra, Terni

Terni, 18 ottobre 2013.

giovedì 22 agosto 2013

[TERNI] PASSEGGIATA, GRAVI PROBLEMI DI SICUREZZA, OLTRE AL RESTO. NO A CENSURE DI PARTITO ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE DI LAICI ED ECCLESIASTICI

Veduta aerea del Parco della Passeggiata [foto tratta dal sito istituzionale della Provincia di Terni]

Suscitano diffuso sconcerto gli attacchi del segretario del Pd di Terni contro un sacerdote, colpevole soltanto di aver segnalato alla Soprintendenza - come suo dovere e il suo Ufficio impongono - i danni cagionati lo scorso anno ad alcuni beni culturali, durante la Festa del partito.
Anzitutto una nota personale: il sottoscritto ritiene che la Festa democratica rappresenti un evento non solo di richiamo, ma soprattutto di alta civiltà politica.
Per la città un momento bello sotto tanti aspetti, con alcune criticità evidenti. Una di queste è l'ubicazione: occorre serenamente riconoscere che il problema c'è, altrimenti percorriamo strade tortuose e disagevoli, lontane dal vero.
A Terni è venuto il momento - su questo come su altri temi - di smettere di nascondere tutto sotto il tappeto. Basta con gli eufemismi. Basta edulcorare la realtà: sarebbe come parlare di 'saldo finanziario negativo' (op. cit.), quando, invece, emerge un incomprensibile 'buco' economico-finanziario.
Anche a Terni siamo dunque nel 2013: recuperiamo con un click su Internet leggi e normative locali. Magari le abbiamo ignorate per molto tempo, senza alcuna malizia.
La Festa perciò c'è e deve esserci, come sempre; è parte della storia d'Italia e di Terni, racconta un brano significativo di democrazia: va solo spostata altrove, nei luoghi individuati dalla legge e dal Prg, senza mettere in imbarazzo gli Organi periferici dello Stato. Senza ricercare deroghe. Senza specie di 'salvacondotti', per utilizzare un termine in voga.
Aver organizzato la manifestazione per decine di anni in un ambiente delicatissimo, vincolato, spesso senza essersi consultati con la Soprintendenza, non esenta da una nuova e doverosa presa di coscienza, né muta lo status legale del bene. Vincolato rimane.
Si fanno feste nei musei? No. E la Passeggiata rappresenta un bene equiparabile a un museo.
Inoltre, chi si assume poi la responsabilità di tenere la Festa in un luogo che non dispone delle necessarie uscite d'emergenza - gli accessi sono inadeguati e lontani tra loro - tra alte cancellate e mura, con dieci metri di 'salto in basso'?
Si possono concentrare 10/20.000 persone in uno spazio così, mentre il Duomo, cinquecentesco, corre lungo un intero confine del parco? Dov'è la sicurezza? E dov'è il rispetto della sacralità dei luoghi?
Quanto ai danni, si tratta di una realtà incontrovertibile. O, con un camioncino, dovremmo prendere e mostrare pedissequamente al segretario Pd i frammenti della lapide coriandolizzata o il busto della statua decapitata?
L'elenco, sia chiaro, è per difetto; né dovremmo nemmeno essere noi a redigerlo, ma gli organi a ciò deputati.
In più, la nemmeno tanto vaga intimidazione di mettere in campo un avvocato nei confronti della Chiesa - che da qualche tempo pretende un più stringente rispetto delle regole - suona vagamente grottesca e ha il sapore della censura e della beffa, oltre ai danni subiti.
Tanto sollecito zelo pseudo-legalitario dal Pd sarebbe stato auspicabile quando si abbattevano le Orsoline, solo per citare un episodio speculativo imbarazzante tra tanti, contestato con forza dalla gente comune, ma totalmente ignorato a Palazzo da una parte non marginale dei c.d. 'soldatini di Partito' - e Delli Guanti non lo è di certo, vero?
Il segretario Pd chiede infine perché le notizie di danni emergano soltanto oggi, almeno pubblicamente. Domanda corretta, indirizzo sbagliato.
Credo pertanto che egli dovrebbe rivolgerla non a noi, ma al precedente dirigente tecnico della Diocesi, il quale, visto il ruolo, presumibilmente è stato per lunghi anni interlocutore privilegiato di molteplici istituzioni e amministrazioni, a iniziare da Terni. Lo interpelli.
Il segretario Pd estenda poi la sua curiosità anche nei confronti di alcuni dirigenti politici, partitici, tecnico-amministrativi, associativi, delle professioni e financo del credito, i quali si confrontavano spesso con suddetto manager.
Delli Guanti volga il suo sguardo a vicende tuttora non di facile lettura, almeno per noi. Ecco: qui sì che un tecnico del diritto - avvocato e no - potrebbe servire a capirne di più.

Italia Nostra Terni
Andrea Liberati

venerdì 26 aprile 2013

ZTL TERNI: MINI-TICKET EUROPEO DI ACCESSO PROPORZIONATO ALLE EMISSIONI, ORARIO ESTESO 13-24, RIDUZIONE COSTI PERMESSI PER I 'VIRTUOSI'


Siamo favorevoli a una revisione ragionata della Zona a Traffico Limitato di Terni.
Chiediamo però che quest'occasione comporti alcune modifiche di sistema al regolamento ZTL, così da ridurre la pressione veicolare complessiva sul centro storico e sull'ambito circostante, salvaguardando l'ambiente congiuntamente alla sicurezza stradale, tutelando pragmaticamente gli interessi di residenti e commercianti.
Tali finalità dovrebbero esprimersi in una cornice culturale più vicina a quella europea, prevedendo un mini-ticket di ingresso come a Bologna e in un numero crescente di città italiane e continentali; costi minimi, ma proporzionati ai livelli emissivi prodotti dai veicoli. Lo stesso ragionamento, esteso ai residenti, implichera una scontistica ai detentori a basso impatto. 
Queste le nostre proposte:
  1. i possessori di veicoli che, dall'esterno, vorranno accedere alla ZTL negli orari di prevista apertura (13-24), dovranno pagare - anche on line o via sms - una tariffa pari a € 3 per il solo transito, senza poter sostare. Tali veicoli dovranno essere obbligatoriamente di categoria emissiva Euro 3/4/5/6. Se diesel, minimo Euro 3 dotati di FAP (filtro antiparticolato);
  2. i possessori di veicoli di cui al punto 1), se alimentati a metano e gpl, di standard emissivo Euro 3/4/5/6, pagheranno per il solo transito € 1, senza poter sostare;
  3. i possessori di veicoli elettrici e ibridi elettrici sono esentati da qualsiasi forma di pagamenti, residenti o meno che siano, previa richiesta di ingresso on line o via sms;
  4. negli orari indicati per l'accesso dei non residenti di cui al punto 1), 2) e 3), questi potranno esclusivamente attraversare Via I Maggio e Via Faustini, nonché la direttrice Ponte Romano-Piazza Dalmazia, rimanendo loro inibita la percorrenza dell'asse Via Cavour-Via Garibaldi e di tutte le altre vie;
  5. i detentori di un veicolo Euro 3/4/5/6 potranno ottenere un permesso temporaneo giornaliero ZTL a un prezzo doppio rispetto alle somme previste al punto 1) e 2), esclusi gli autocarri, esentati dal pagamento; oggi tali permessi sono gratuiti;
  6. i detentori di un veicolo Euro 1/2 potranno ottenere un permesso temporaneo giornaliero ZTL al costo di € 10, esclusi gli autocarri, esentati dal pagamento; oggi tali permessi sono gratuiti;
  7. i veicoli dei residenti alimentati a metano, gpl, di standard emissivo Euro 3/4/5/6, godranno di uno sconto del 40% sul costo del permesso annuale ZTL;
  8. per i veicoli di residenti e non residenti di categoria Euro 0/1 (senza catalizzatore o immatricolati fino al 1996) si dovrà progressivamente prevedere l'uscita dalla ZTL; in futuro non potranno nemmeno entrare all'interno dell'anello c.d. della Strada dei Quartieri;
  9. l'attraversamento veicolare di Corso Tacito (altezza libreria Alterocca) dovrà essere reso a senso unico o, se del caso, stabilmente interdetto, fuorché ai mezzi pubblici;
  10. Piazza San Francesco e Via Fratti - già aree pedonali - dovranno essere concretamente preservate, inibendo traffico e sosta di tutti i veicoli, con la predisposizione di appositi dissuasori, diversamente da quanto accade oggi;
  11. dovrà essere totalmente pedonalizzato Largo Elia Rossi Passavanti, inibendone l'accesso ai veicoli provenienti da Piazza del Mercato, diversamente da quel che accade oggi;
  12. dovrà essere riesaminato il flusso veicolare sull'asse Via Battisti-Via Mazzini, incrementando la fruibilità di Viale Fonderia, oggi sottoutilizzata.
Tutte le somme introitate attraverso il nuovo regolamento ZTL dovranno essere esclusivamente destinate all'abbattimento delle barriere architettoniche, al potenziamento delle piste ciclabili, alla manutenzione delle aree verdi cittadine, alle iniziative utili a fronteggiare il degrado del centro storico, nonché a serie politiche di incentivo della mobilità alternativa.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni

Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 25 aprile 2013.




sabato 9 marzo 2013

[TERNI] PIANTE SENZA TERRA E FACCIATE DA BOMBARDAMENTO: E' ACCETTABILE TANTO DEGRADO? IL SINDACO IMPONGA PIU' DECORO





"...E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno un rosa rossa..." ('Emozioni', Battisti-Mogol, 1970)

Basterebbe ascoltare Battisti per avere una città meno grigia: occorre infatti restituire alle essenze arboree la terra loro necessaria. E' urgente 'ossigenare' alberi e piante, da via Battisti a viale della Stazione, da piazza Tacito a via Fratti a via Mazzini - solo per soffermarsi su parte del centro città.
Tacendo degli osceni vasi di piazza Tacito, da tempo divenuti gettacarta, in tutti i riquadri ricavati tra asfalto e cemento, e destinati alle piante, si sono anche formate fosse profonde, pericolose per i pedoni.
Possibile che l'amministrazione non affronti un fenomeno ormai esteso a macchia d'olio a Terni, tanto diffuso da sembrare persino normale?

Allo stesso modo potrebbero apparire come normali altre situazioni.
Che dire ad esempio, tra le tante facciate orribili del centro cittadino, di quell'edificio fatiscente di via Mazzini, sito a un passo da piazza Tacito, peraltro collocato proprio davanti alla sede del PD? E' almeno un anno che da quelle parti (ma non solo) Terni ricorda Grozny (Cecenia).
Anche qui: possibile che nessuno veda e dica alcunché?
Il sindaco emetta un'ordinanza per il rifacimento della facciata su via Mazzini, ripristinando un livello minimo di decoro e di senso civico.
Terni ha infatti un regolamento edilizio molto preciso al riguardo. Recita l'art. 40:
  1. I proprietari degli edifici che prospettano o sono comunque visibili da vie e spazi pubblici o di uso pubblico, sono tenuti a conservare in condizioni di integrità, decoro ed efficienza i paramenti murari, i rivestimenti, le decorazioni architettoniche, nonché gli infissi, i serramenti, i manti di copertura, le gronde, e in generale tutti gli elementi accessori e di finitura che concorrono a definire l'aspetto esteriore degli edifici medesimi nonché le aree pertinenziali, provvedendo ai necessari interventi di manutenzione e restauro.
  2. L'Amministrazione comunale può ingiungere ai proprietari degli edifici e, in caso di inottemperanza, provvedere d'ufficio ponendo le spese a carico degli stessi, l'esecuzione delle opere necessarie ad eliminare soluzioni esteticamente deturpanti e condizioni di degrado tali da recare grave pregiudizio al decoro, alla sicurezza e alla pubblica incolumità.
Città diletta è una Terni più curata: tu chiamale, se vuoi, emozioni

Terni, 9 marzo 2013

Andrea Liberati
Italia Nostra

venerdì 1 febbraio 2013

ITALIA NOSTRA E' DI PARTE CONTRO L'IGNAVIA


Un bel tacere non fu mai scritto da Fabrini, assessore da anni agli 'eventi' valentiniani e non ai semi salati, certo più digeribili e facili da gestire.
Eppure nessuno lo ha mai visto in visita presso l'ex convento di San Valentino.
Tutto quel che è stato avviato da fine 2011 - di cui lui sembra finalmente interessarsi a seguito delle nostre critiche - si deve ad organi dello Stato, alla direzione culturale della Diocesi, agli accademici, ai volontari, a dirigenti del Comune. Non a lui, né purtroppo al sindaco il quale ha gravemente contraddetto con i fatti le rassicurazioni espresse in aprile sulla futura destinazione dell'ex convento.
Né è vero che il comune ha "dato spazio" lo scorso anno all'archeologia, perché quel presunto spazio se l'è guadagnato la scoperta in sé, tanto che Fabrini non c'era, ma una troupe da Roma della CBS sì. E il tutto è avvenuto senza contributi economici di alcun genere da parte dell'Amministrazione, peraltro mai richiesti! (quindi i tagli del Governo non c'entrano alcunché con questa storia).
Quanto allo "scarso interesse di pubblico", l'affermazione è apodittica tanto quanto la famigerata "non c'è niente". Anzitutto non esistono locali aperti al pubblico; gli accessi agli ipogei sono stati subito sigillati, tanto che la forte umidità risalente in superficie non è stata canalizzata, col rischio di futuri crolli in stile Pompei. E lo stesso Comune di Terni non ha certo operato alcuna operazione di marketing per far conoscere i suoi antichi gioielli. Del resto, "non c'è niente", no? Non c'è niente, è veto, ma nella volontà delle persone.
Fabrini, sia cortese: scenda li sotto, vada a conoscere il geofisico con esperienze mondiali venuto a lavorare qui anche per lei, si faccia prestare un telefono per chiamare la Soprintendenza archeologica. L'unico assessore presente è stato Ricci.
Assessore, per favore: si informi. Studi. Si appassioni all'argomento, come forse con queste reazioni sta freudianamente manifestando. Nell'anno e mezzo che le resta da governare, può e deve lasciare un segno indelebile del suo servizio in favore della nostra comunità.
Italia Nostra è infatti di parte: di parte contro l'indifferenza, l'ignavia, l'abulia, la vacua prosopopea, contro chi dice "non c'è niente" senza essersi mai applicato.
Magari un giorno avrà il piacere di ricostruire insieme a noi la ricca trama storica e culturale della città, con la riemersione del colonnato dell'antica chiesa che tuttora giace sotto l'odierna basilica - come testimoniato dal Soprintendente ai B.A. umbri, dottor Mario Pagano - e con il recupero dell'immensa necropoli romana e protocristiana lì attorno.
L'aspettiamo. Non lo faccia per noi. Lo faccia per San Valentino. Per amore. Anche perché i semi salati, dopo qualche tempo, diventano rancidi mentre l'archeologia, col tempo, fiorisce, producendo molto frutto per l'intera comunità.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 31 gennaio 2013

lunedì 2 luglio 2012

RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI: ANDREA LIBERATI ELETTO PRESIDENTE, CASSIO VICE E SANSONI SEGRETARO




Dopo quattro anni, l'assemblea di Italia Nostra di Terni ha proceduto stamane al rinnovo delle cariche sociali.
Gli iscritti della storica organizzazione nazionale hanno dunque individuato - all'unanimità - i nomi con cui portare avanti idee e progetti volti a salvaguardare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico anche a Terni.
Succede a Daniele Pica nel ruolo di Presidente il dottor Andrea Liberati, giornalista e animatore a Terni del progetti di recupero degli ipogei della basilica di San Valentino, con promettenti ritrovamenti e crescente interesse.
La vicepresidenza è assunta dal dottor Giuseppe Cassio, funzionario della Diocesi di Terni, storico dell'arte, autore di numerose pubblicazioni a carattere eminentemente culturale.
Segretario di Italia Nostra è l'avvocato civilista Marco Sansoni, attivo sul fronte anche legale relativamente ai delicati equilibri tra ambiente e produzione.
Liberati è netto: "Porteremo avanti un serrato dialogo con le Amministrazioni locali onde evitare il ripetersi di scelte improbabili nel centro storico così come nelle periferie, a iniziare dal c.d. cubo arancione del nuovo mercato - con il suo gigantesco scarrabile per rifiuti in bella vista sul Nera. Abbiamo poi già contestato la nave da crociera vicina al santuario di San Francesco, così come altre strutture del genere, irrispettose del contesto artistico-monumentale di una città - la nostra - i cui natali precedono quelli di Roma".
Come difendere l'ambiente? "Occorre tornare alle basi: facciamo di più per rendere presentabile la città, che è anzitutto sporca. Pensiamo dunque a un piano straordinario di recupero che veda anche la cittadinanza più attenta e partecipe. Gruppi di residenti potrebbero adottare brani di quartiere, così come si fa nelle più avanzate realtà dell'Occidente".
Secondo Liberati, occorrono da un lato interventi amministrativi più incisivi; dall'altro è necessario lottare per l'affermazione collettiva di sensibilità portatrici di futuro: "Purtroppo basta un rapido giro presso municipalità contigue per accorgersi che solo qui impera una certa sciatteria - da una cartellonistica sgraziata e penzolante a marciapiedi e strade emmenthal, da piste ciclabili ferme a 20 anni fa a un'attenzione non ancora sufficiente in tema di concentrazione di metalli pesanti nell'aria, senza tacere della pervicace volontà di insediare ancora una volta qui impianti di incenerimento a caratura regionaleNo, grazie, questo è il passato! I pascoli erbosi grazie a cui Terni può crescere sono rappresentati dalle attività green: attendiamo perciò che la svolta verde prospettata oggi dal Comune diventi realtà e si arricchisca con interventi concreti e decisivi. Affianchiamo dunque alle peculiarità anche artistiche della storia di Terni, grande ma ingiustamente marginalizzata, le nuove sensibilità: ne trarremo spunto per un'esistenza feconda e recupereremo il senso di meraviglia per un paesaggio di cui siamo figli e che rappresenta la nostra memoria. E' l'univo paesaggio che abbiamo: quello che resterà dentro ai nostri occhi per tutta la vita".

domenica 26 giugno 2011

"URBANISTICA FOTOVOLTAICA"



I due impianti di Maratta e Cesi rovinano per sempre il paesaggio. Dove sono finiti i Verdi, il Sole che Ride, Legambiente, la Sinistra Ecologista? A preparare panini con la porchetta ai Festival di Partito alla Passeggiata?
Constatare che a Terni, come nella conca narnese, in aree di assoluto pregio e visibilità in cui il PRG prevede obbligatoriamente "recupero del paesaggio e salvataggio dell'assetto agricolo", si vogliano "coltivare" distese di ettari di impianti fotovoltaici dà l'idea della sensibilità da capre che hanno alcuni amministratori.
Addirittura tutti sanno che il sistema adottato per guadagnare di più è quello di risparmiare sugli sfalci spandendo ettolitri di diserbanti per desertificare ettari di terreno per trent'anni e più, con effetti devastanti sulle falde acquifere già inquinate e non più utilizzabili per la captazione di acqua potabile.
Cosa dire poi della furbizia di tenere i due impianti al di sotto di 1 megawatt per soli 12 kilowatt per non dover incorrere nel rigore della VIA, la Valutazione di Impatto Ambientale? Infatti si dichiarano 988,38 kilowatt per farla franca ma gli impianti, in vista l'uno dell'altro, sono due per quasi 2 megawatt.
Lunedi, in consiglio comunale, si completerà la farsa di un voto, peraltro inutile, avendo la Provincia ormai deciso tutto, in assenza del Comune di Terni che, su ordine dell'Assessore Malatesta, più adatto ad appiccare incendi che a spegnerli, ha appoggiato in conferenza di servizi, tali monumenti alla devastazione di quel poco di paesaggio che rimane nella Conca.
Dove sono i Verdi, il Sole che ride, gli ambientalisti di maniera, Legambiente, la Sinistra ecologista? Tacciono, salvo ricomparire un mese prima delle elezioni per prendere in giro i ternani e i narnesi. Pronti a preparare panini con porchetta al prossimo Festival dell'Unità alla Passeggiata e prendere contributi pubblici per inutili campagne di facciata. Evidentemente quando ci sono precisi interessi di mezzo si preferisce voltare la faccia altrove.
Purtroppo per i prossimi trent'anni tutti coloro che verranno a Terni o che per andare a Spoleto passeranno sul Raccordo Terni-Orte scuoteranno la testa nel vedere quanto miopi sono stati i ternani nel sostituire vigneti e campi di granoturco con ettari ed ettati di ferro e silicio. Perché a Sangemini è stato predisposto un Regolamento mentre a Terni si consente tutto a tutti?
Lasceremo ai nostri figli ed ai nostri nipoti un ambiente massacrato. Ben vengano tali impianti su capannoni industriali, sulle aree di parcheggio o su quelle marginali non contivabili ma nelle poche aree agricole di pregio è criminale far finta di nulla e tollerare che piccoli interessi di pochi prevalgano su quelli generali.
Tacciono anche l'Assessore al Turismo come quello all'Ambiente, evidentemente in tutt'altre faccende affaccendati.

ITALIA NOSTRA - Sezione di Terni

Terni, 25 giugno 2011

lunedì 27 dicembre 2010

UN TRANSATLANTICO BIANCOROSSO ACCANTO AL SANTUARIO DI SAN FRANCESCO


Non c'è bisogno di essere innamorati delle antiche vestigia di Terni per non rimanere allibiti di fronte alla mole costruita a ridosso del Chiostro e del Santuario di San Francesco. Un vero e proprio transatlantico, colorato in bianco e rosso, tanto per non farsi notare. Un pugno nell'occhio di una città che meriterebbe maggiore rispetto per i luoghi del proprio passato rimasti indenni dopo gli oltre cento bombardamenti, da quelli risalenti al secolo scorso a quelli plurisecolari.
Avevamo sollevato a suo tempo il problema ma oggi di fronte a questa montagna di cemento che sovrasta l'intero quartiere, che annulla i luoghi della conoscenza (Liceo Classico, Liceo Scientifico e Scuola Media Leonardo da Vinci), che irride quelli della storia e della fede (Santuario di San Francesco e Chiostro, vincolati) chiediamo a tutti i cittadini, agli uomini di scuola, agli studenti, se è giusto assistere in silenzio a quella che appare una inaudita prepotenza, una vera e propria speculazione edilizia in piena regola.
C'è chi si sbraccia, giurando magari sulla propria madre, che tutto è regolare e che quindi tutti debbono credergli sulla parola. Le leggi che conosciamo noi sono diverse. Forse ci illudiamo di vivere in una Repubblica seria dove il rispetto per gli altri è la regola. Conoscendo le normative di settore, avanziamo dubbi pesanti sulla possibilità che siano state piegate ad interessi di parte.
A Terni "l'urbanistica contrattata" e "l'urbanistica creativa" hanno segnato periodi delicati del recente passato e ne abbiamo viste di tutti i colori.
E' per questo che chiediamo alla Commissione di Vigilanza e Controllo che vigili e controlli, né si faccia intimorire da alcuno.
Siamo indignati che sia stato demolito l'Ex Convento, memoria storica di quattro generazioni di ternani, che si siano superate ampiamente le altezze rispetto al Chiostro ed al Santuario di San Francesco, ma anche che il muro medievale, facente parte sembra dell'antica cinta muraria cittadina sia stato demolito per far luogo al cemento armato.
Possibile che Comune e Soprintendenza abbiano tutto autorizzato a cuor leggero?
Il Dirigente della Soprintendenza allora incaricato, dopo pesanti vicende giudiziarie non è più in servizio. Ci sono state sviste?
I dubbi vanno chiariti nell'interesse di tutti, da quelli dell'impresa a quelli soprattutti dell'intera città.

Terni, 27 dicembre 2010.

ITALIA NOSTRA onlus
Sezione di Terni

venerdì 12 novembre 2010

NO A SPECULAZIONI EDILIZIE SULLA EX FORESTERIA DELLA TERNI. CHIEDIAMO ALLA SOPRINTENDENZA DI PORRE UN VINCOLO SPECIFICO. CHI C'E' DIETRO QUELLA PROVOCAZIONE?




Evidentemente i tempi che vive la nostra città sono talmente bui se un assessore dell’Amministrazione Comunale giunge a proporre la vendita della palazzina liberty di Corso Tacito, l’ex Foresteria della Terni, per fare ‘cassa’.
Terni sta perdendo valori, storia e cultura. In altri tempi nessuno si sarebbe mai permesso anche solo di ipotizzare una tale offesa alla memoria storica della città e si sarebbero levate durissime proteste. Oggi tutti tacciono.
Chi è il ventriloquo che suggerisce provocazioni? Pretendiamo chiarezza e trasparenza.
Quell’edificio fu acquistato con il nostro plauso, sia per evitare fin troppo facili speculazioni, sia perché, con il parco annesso ed i cedri ultrasecolari – cui la motosega ha risparmiato, per ora, la vita – rappresentava e rappresenta ben oltre un secolo di storia industriale e civile.
Non solo – e non dovremmo essere noi a ricordarlo – costituiva anche, nelle lotte operaie, il simbolo del potere padronale e dell’azionariato, rispetto alla forza lavoro che, con fasi alterne, ha conquistato dignità, rispetto e benessere. Il riappropriarsene, l’apertura del parco alla cittadinanza, il progetto di conferirgli – inserendovi il Pro-Rettorato e la segreteria studenti dell’Università – un valore aggiunto di riscossa, aveva ed ha un significato inequivocabile.
L’ex Foresteria rappresenta la concretizzazione di un sogno ed un modo di dare speranza al futuro che, mai come oggi, appare incerto. Era legato all’alta cultura e, appunto, allo sviluppo del Polo Universitario che, proprio negli anni ’90, si andava sviluppando.
Noi chiediamo alla Soprintendenza che venga posto un vincolo specifico sulla palazzina e sul parco affinché nuovi barbari non facciano ciò a cui assistiamo in centro: svendite, altre cubature, cemento su cemento.
Facciamo appello dunque a tutte le associazioni e tutti gli Enti che possono essere legati alla storia della città, alla storia industriale, alla tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, e facciamo appello a tutti i cittadini per supportare la nostra richiesta.
Triste è il futuro di una città che ha perso il senso dell’orientamento e sembra dimentica di dove viene e soprattutto non ha idea di dove andare.

Terni, 5 novembre 2010


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