ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.
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venerdì 1 marzo 2019

TERNI: BANDO DISCRIMINATORIO, ITALIA NOSTRA ESCLUSA


BANDO DISCRIMINATORIO, ITALIA NOSTRA ESCLUSA
OPERIAMO A TERNI DAL 1967 MA NON POTREMO PARTECIPARE

Terni - Italia Nostra è un'associazione nazionale che opera per salvaguardare il patrimonio storico, artistico e naturale del Paese. Da cinquantadue anni operiamo nel Comune di Terni, precisamente dal 12 dicembre 1967 quando la Giunta nazionale dell'Associazione ha riconosciuto la nostra Sezione.
La sede è sempre stata in locali comunali, prima a Palazzo Caraciotti in Via del tribunale e da cinque anni al Centro Sociale Guglielmi in vico della fontanella.
L'organizzazione della nostra Associazione, come altre associazioni, prevede che le Sezioni possano operare in piena autonomia operativa ma all'interno di un'unica associazione nazionale e senza autonomia giuridica, quindi la nostra sede legale, il nostro codice fiscale, il nostro statuto e i regolamenti sono quelli nazionali (a questo link potrete scaricare i regolamenti per il funzionamento delle sezioni https://www.italianostra.org/unisciti-a-noi/apri-una-nuova-sezione/).
Oggi il Comune di Terni ci esclude dai possibili destinatari del bando per l'affidamento dei locali e non potremo partecipare né come associazione "referente" né in un raggruppamento di associazioni. Riteniamo, per questo motivo, il bando discriminatorio perché non permette a tutte le realtà associative che da anni (nel nostro caso da più di cinquanta!) operano sul territorio di partecipare. Ovviamente questo non fermerà le nostre attività e le nostre battaglie in difesa di Terni, dell'ambiente e del ricco patrimonio che ci circonda.

Terni, 28 febbraio 2019.

Il Presidente
Avv. Marco Sansoni

venerdì 26 febbraio 2016

(ITALIA NOSTRA) TERNI A PERUGIA DICE NO A DISSONANZE SUI RIFIUTI: CONTRASTO ASSOLUTO ALL'INCENERIMENTO



Appaiono inconcepibili e controproducenti le parole utilizzate in un comunicato -non firmato- diffuso in queste ore a nome di Italia Nostra Perugia, suppostamente favorevole all'incenerimento.
Si stenta a credere nei contenuti dello scritto, visto che le posizioni nazionali, regionali e, ovviamente, locali dell'Associazione hanno visto -e vedono tuttora- Italia Nostra in prima linea in direzione fermamente opposta.
Perugia è da anni parte del Coordinamento regionale 'Rifiuti Zero', teso a contrastare l'incenerimento senza se e senza ma. E soprattutto dimenticano le gravi ricadute sanitarie della combustione, un'autentica aggressione alla vita umana, oltre al dispendio economico dovuto ai famigerati e lucrosi incentivi, con un ignobile spreco energetico e un esteso danno ambientale ben dimostrato non solo dalle annose vicende di Terni.
Viene da chiedersi chi rappresentino dunque gli autori dello scritto, oltre se stessi.
Di certo non i cittadini e nemmeno i soci di Italia Nostra: costoro sono uniti nell'impaziente attesa di una politica davvero risanata, autenticamente volta a realizzare quell'economia circolare che significherebbe la fine di ecomafie presenti pure in Umbria, oggetto di dettagliate cronache anche di stampo giudiziario, con rinnovate quanto tardive attenzioni da parte del Parlamento, della Regione e delle nostre Prefetture.

Avv. Marco Sansoni - Italia Nostra Terni

domenica 9 marzo 2014

TERNI COME POMPEI: IL MEDIOEVO SI SBRICIOLA NEL SILENZIO GENERALE. IERI A TERNI I 'RESTAURATORI SENZA FRONTIERE' PER UN PROGETTO INTEGRATO


I crolli di Pompei sono l'apice di un fenomeno tristemente diffuso nel nostro Paese e, di conseguenza, anche a Terni, città che annovera un territorio ricco di patrimonio storico che attende un piano concreto di valorizzazione. E' ciò di cui si sta occupando Italia Nostra con il progetto "Save identities" che riguarda in particolare testimonianze storiche e torri medievali dislocati sugli speroni di Sant'Erasmo e Cesi, ivi compresa Rocca San Giovanni sopra Piedimonte, che si stanno letteralmente sbriciolando. A tale scopo è stato allacciato un primo contatto con la nuova realtà italiana Restauratori Senza Frontiere. Insieme ad alcuni esperti e a un gruppo di appassionati arrampicatori capeggiato dal ternano Massimiliano Massi, ieri si è constatato unitamente il grave stato conservativo delle fortificazioni e l'urgenza di avviare una serie di interventi provvisori, ma indispensabili per arginare ulteriori danni che rischiano di scalfire il volto di un territorio, come quello ternano, espressivo di un'identità dimenticata composta da una fitta maglia di fattori naturali e antropici. In tal senso le torri e le rocche sono documenti irrinunciabili - come il paesaggio che le circonda - e chiedono interventi concreti e improcrastinabili perché gli sia consentito di continuare a svolgere la loro funzione naturale ossia quella di tramandare la grande storia della "conca" ed essere finalmente fruibili dal pubblico rilanciando l'attività turistica di tipo escursionistico sul territorio. L'atteggiamento scelto si orienta perciò sulla valorizzazione delle strutture difensive medioevali inserite nel contesto paesaggistico naturale così da esportare il piano in altre zone del Paese come condizione essenziale per la protezione prioritaria su cui impostare un processo sostenibile di nuovo valore. Ora, quindi, la messa a punto del progetto che nasce dal basso, si autorganizza, punta dal particolare al generale, si muove dal punto in cui è nato per raggiungere le varie forme di eredità culturale, l'ambiente, il paesaggio intesi come beni comuni. Il progetto persegue scelte ragionate e altamente qualificate, con il saggio uso delle risorse e una piena fiducia nel coinvolgimento delle realtà locali che si facciano protagoniste e mecenati del proprio habitat nella convinzione che tutto si perde con l'indifferenza, tutto si guadagna con la conoscenza. Viste le pesanti condizioni in cui si trova il nostro Paese, non possiamo far altro che rimboccarci le maniche per difendere il nostro patrimonio e l'identità collettiva. L'uso oculato delle risorse disponibili e un programma di conservazione preventiva rallenterà il degrado delle strutture difensive medievali e assicurerà la fruibilità continuativa per lo sviluppo del turismo culturale ed escursionistico. Si propende quindi per un itinerario sentieristico dedicato alle rocche e alle torri che si aggiunga ai percorsi culturali urbani, indispensabili a soddisfare quel latente bisogno di autenticità dei cittadini. Questo perché Terni, che appartiene a quella regione da cui prese avvio nel 1975 il Piano pilota di Giovanni Urbani, non può trascurare il contesto in cui si trovano i beni culturali, ossia il loro ambiente. Una sana abitudine ancora troppo lontana dall'essere praticata specialmente laddove manca una "cultura" della prevenzione che genera situazioni-limite come quelle che interessano, ad esempio, la fontana di piazza Tacito, la cinta muraria urbana, le ville e i parchi storici, cui si aggiunge una serie di testimonianze fondamentali del patrimonio storico della "conca" in condizioni end of pipe. Tutto ciò genera bruttezza e mancato senso di civiltà.

Terni, 9 marzo 2014.

Giuseppe Cassio
Vice-presidente Italia Nostra Terni





SI ALL'AREA DI CRISI COMPLESSA, MA SOLO SE CONGIUNTA AL RISANAMENTO AMBIENTALE: BONIFICA COME NUOVA OCCASIONE DI SVILUPPO. INTANTO SU CHANGE.ORG 10.000 FIRME/24H: SI PUBBLICHINO I DATI PRECISI DEI CONTAMINANTI



Da qualche mese attori istituzionali locali e rappresentanti delle parti sociali parlano della possibilità o meno di richiedere al Governo lo stato di crisi complessa per il nostro territorio.
Il nostro particolare punto di vista consente di apprezzare tale proposta solo alla luce di un patto ancor più largo, che preveda l'urgente risanamento ambientale della Conca Ternana, a partire dal SIN 'Terni-Papigno', aree a rischio e di cui lo Stato medesimo impone un'urgente bonifica.
D'altronde, sebbene misconosciuta, la sanatio è un'opzione obbligata per la futuribile area di crisi complessa, soprattutto alla luce della richiesta già espressa nella c.d. 'Carta di Mantova' (ottobre 2013) dai 57 sindaci della rete SIN.
Costoro hanno infatti domandato al Governo il riconoscimento dello stato di 'crisi ambientale e sanitaria' per i loro SIN: è pertanto evidente come le crisi di Terni - complessa e ambientale/sanitaria - viaggino in parallelo. Il dibattito ne tenga conto.

E' d'altra parte necessario che, pur nel rispetto delle leggi vigenti e delle normative europee sulla concorrenza, lo Stato sia responsabilizzato, pro quota: quelle aree sono state nelle sue mani dagli anni '30 fino alla privatizzazione del 1994. Sarebbe un principio di diritto naturale, oltreché di buon senso, riconoscere il notevole contributo pubblico all'inquinamento, con espresso riferimento alla quantità impressionante di scorie e altro materiale fin lì accumulate dalla Terni 'di Stato' nelle colline a sud-est della città. Occorrono ora ingentissime risorse per la bonifica, leva di nuovo sviluppo e occupazione. Il Governo deve dunque fare la sua parte, così come i tedeschi di AST-TK, comunque costretti dalla logica degli eventi a investire sulla filiera del recupero scorie e a rinunciare all'assurda espansione verso la Cascata delle Marmore di discariche ormai sature.
E' poi necessario informare, informare, informare. Perché le Istituzioni non inviano una lettera informativa ai residenti su cosa sia un SIN? Su cosa significhi viverci dentro? Sul perché ne sia prevista la bonifica? I cittadini non sanno. Non va bene.
Ecco il senso della nostra richiesta alla presidente Marini affinché si pubblichino tutti i dati relativi alle concentrazioni di diossine e metalli pesanti negli alimenti.
Stamattina intanto, su Rai Radio Uno, nel corso della trasmissione 'Prima di tutto', la giornalista Elena Paba ha informato che, da carte ufficiali in suo possesso e relative al monitoraggio 2013 a Terni, è emerso che quattro prelievi di uova di galline su 22 erano inquinati sopra la soglia di massima tollerabilità: occorre perciò poter leggere meglio i numeri, costruire uno storico disaggregato dei dati, capire dove siano stati precisamente effettuati i prelievi, così da interpretare le tendenze in atto e adottare misure volte al contenimento dei contaminanti negli alimenti.
In trasparenza: sono già oltre 10.000 persone ad averlo chiesto in sole 24 ore con change.org, nota piattaforma internazionale di petizione on line. E la raccolta delle sottoscrizioni prosegue.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

venerdì 10 gennaio 2014

TERNI-RIETI: PESANTI INFILTRAZIONI, CHIUDE LA GALLERIA TESCINO, COME ERA PREVEDIBILE. ANAS RENDA NOTA L'ANALISI DELLE ACQUE, IL COMUNE CHIARISCA PERCHE' LO SVINCOLO TERNI EST E' MONCO


Invitiamo Anas Umbria a rendere pubblici i risultati dell'analisi delle acque che ruscellando dentro la galleria Tescino - che temporaneamente chiude, come previsto - onde non solo ridimensionare i sospetti attorno alla loro pericolosità, vista la discarica sovrastante, ma anche per assicurarci che l'intervento programmato nei prossimi giorni non sia tale da doversi poi ripetere in un futuro prossimo: ad esempio, acque cromate sarebbero in grado di farsi largo altrove di nuovo, oltre a costituire un pericolo per gli stessi lavoratori del tunnel.
La chiusura della strada mostra anche quanto sia grave la mancata esecuzione dello svincolo-bretella di collegamento Terni Est - piazzale merci AST - Viale Breda, che peraltro le Acciaierie avrebbero anche cofinanziato: così si torna a ingolfare la città di TIR e autoveicoli che, diretti in Valnerina o nel reatino, vengono invitati a uscire a Terni Ovest, passando di fatto per Viale dello Stadio-Via Lungonera o Turati.
Circa 500 TIR al giorno che attraversano Via Bramante e Borgo Bovio, con grandi rischi per pedoni e automobilisti, mentre l'inquinamento non accenna a scendere.
Lo svincolo di Terni Est avrebbe risolto molti problemi e invece è rimasto lì, come una cosa lasciata in un angolo dimenticata, direbbe il poeta. Il Comune solleciti subito Anas Umbria a realizzarlo e chiarisca perché, a Terni-Rieti pressoché conclusa, manca ancora quest'opera, tanto fondamentale per AST così come per la qualità della vita di tutti i residenti.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 10 gennaio 2014.

lunedì 6 gennaio 2014

FONTANA PIAZZA TACITO, RAPPORTO VENARIA REALE: ORA SI CAMBI METODO E SI CONVOCHI SUBITO L'ASSEMBLEA DEI SOCI. NO A FONDAZIONE-BANCOMAT. SI INTERVENGA SOLO DOPO L'ACCERTAMENTO UFFICIALE DELLE RESPONSABILITA'



Italia Nostra chiederà ufficialmente domani, a termini di Regolamento interno, che l'assemblea dei soci della Fondazione Carit sia urgentemente convocata a seguito delle notizie che stanno emergendo grazie al rapporto stilato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino sui mosaici della Fontana di piazza Tacito.
Ribadiamo che la Fondazione, soggetta a una disciplina molto severa relativamente alla conservazione del proprio patrimonio, non può intervenire come un bancomat, con ingenti somme di denaro, se esistono - come esistono - precise e altrui responsabilità al riguardo.
Si congeli pertanto la fase del restauro del decoro musivo fino a quando non saranno ufficialmente chiarite le colpe di tale vergogna, che è diritto-dovere di tutti individuare, mentre la dirigenza della Fondazione sembra aver deciso di andare avanti lo stesso nonostante sia certamente mancata un'adeguata analisi preventiva del quadro generale, nonostante non si sia mai registrata la necessaria manutenzione programmata negli anni, nonostante il suo stesso assordante silenzio dinanzi al crescendo di atti vandalici perpetrati nel tempo contro quella stessa Fontana che oggi si vorrebbe recuperare.
Fin quando non si cambierà metodo, facendo anzitutto pagare chi ha sbagliato, siamo autorizzati a pensare, che quanto accaduto potrà ripetersi, tanto nessuno mai risponderà. L'Assemblea dei soci deve pertanto riunirsi anche per delimitare severi confini - materiali e morali - rispetto ai propri, futuribili, nuovi interventi, giungendo a prevedere la redazione di patti scritti con propri beneficiari, accordi la cui rottura imponga precise azioni di responsabilità, quale che sia l'interlocutore della Fondazione.
Dall'altra parte si ricorda a tutti gli interessati che non è possibile demolire i mosaici, se non attraverso l'autorizzazione del Ministero, eventualità cui Italia Nostra si opporrà con forza.

Andrea Liberati
presidente Italia Nostra Terni
ass.ne socia Fondazione Carit

Terni, 6 gennaio 2014.

venerdì 3 gennaio 2014

TUNNEL 'TESCINO' TERNI-RIETI, NUMEROSE INFILTRAZIONI DALLA VOLTA DI UN'OPERA NUOVISSIMA: E' PERCOLATO DELLA DISCARICA? PERCHE' NESSUNA BONIFICA DOPO MOLTI ANNI? STRADA A RISCHIO CHIUSURA?






Cattivi presagi dalle pesanti infiltrazioni che, in più punti, solcano il cemento della galleria 'Tescino' della superstrada Terni-Rieti, addirittura con un getto che, a circa 550 mt dall'imbocco sud e in precisa quanto sinistra corrispondenza con la sovrastante discarica, precipita dalla volta del tunnel sui veicoli in transito, ruscellando tra le corsie. Basta percorrere la galleria per rendersi conto della gravità della situazione.

Come noto, si tratta di un'opera di 1.500 metri, costata molti milioni, aperta al traffico appena due anni or sono: essa rappresenta la prima tappa di un itinerario di alto valore simbolico - perché, specie con l'inaugurazione di pochi giorni fa, rompe l'atavico isolamento tra i territori di Terni e Rieti - utile anche in termini molto concreti, considerando che rende la Valnerina fruibile ai turisti evitando di ingolfare le anguste strade della città di Terni.
Chi, però, conosce la storia di questa galleria - quella dei laghetti di veleni, delle acque al cromo esavalente affiorati anni fa durante lo scavo - è particolarmente preoccupato di quanto accade oggi. Alcuni osservatori ritengono infatti che, dalla discarica, il percolato si stia facendo implacabilmente strada. Se così fosse, saremmo dinanzi a un refluo in grado di corrodere progressivamente lo stesso calcestruzzo del tunnel. E la situazione potrebbe richiedere persino un risanamento strutturale onde evitare più gravi conseguenze, risanamento che stavolta dovrebbe spingere le Autorità a decontaminare davvero la sovrastante discarica, una bomba chimica che, lo ricordiamo, è inclusa da tempo tra i Siti di interesse nazionale (SIN) per le bonifiche individuati su Terni dal Ministero per l'Ambiente, unitamente alle aree industriali dismesse di Papigno e Gruber-Centurini.
La vicende andrebbe poi inquadrata nel contesto locale, dove problemi analoghi sono stati e sono tuttora minimizzati da talune Istituzioni pubbliche. Bene ricordare il pregresso: dopo la scoperta nel 2008 di una falda contaminata dal cromo esavalente, emersa durante gli scavi del suddetto tunnel e riversata impropriamente nel Tescino, si registrò l'intervento della Procura della Repubblica di Terni. Vennero installati due impianti di trattamento, sistemi di filtraggio che poi, in soli 10 mesi, processarono ben 98.000 metri cubi di acqua 'cromata', altrimenti dispersi in modo assai diverso.
Si sta oggi ripetendo un fenomeno simile? Fu eseguito quanto tecnicamente possibile per evitare lo sversamento di percolato in galleria? Quali condizioni di sicurezza garantisce la discarica ai lavoratori e all'ambiente? Quali volumi di percolato sta trattenendo il cemento? C'è il rischio di intaccare acque sotterranee? Esistono rischi per la salute pubblica e per la sicurezza stradale nel tunnel?

E' evidente che, qualora tutto fosse confermato, AST-Thyssen Krupp, soggetto proprietario e gestore della discarica, dovrà agire senza indugi, considerando che si tratta di rifiuti da captare e smaltire secondo precise disposizioni di legge. Il percolato, ad esempio, non potrebbe finire a terra, né nella pubblica fognatura. Bene che ARPA, se non l'abbia già fatto, avvii subito i monitoraggi del caso, come già avvenuto in passato.

Terni, 3 gennaio 2014.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

giovedì 26 dicembre 2013

AMBIENTE. ECCO I DATI ARPA MAI EMERSI. TERNI, CASO NAZIONALE: NICHEL SOPRA ANCHE DI 23 VOLTE RISPETTO A NORMATIVE EUROPEE, ARSENICO IN CRESCITA A PRISCIANO, CROMO ALLE STELLE. L'ACCIAIERIA METTA IN SICUREZZA GLI IMPIANTI O INTERVENGA IL GOVERNO,


Italia Nostra e WWF chiedono l'intervento immediato delle Acciaierie e, in subordine, del Governo a seguito dell'emergere di nuovi clamorosi dati sull'inquinamento da nichel, arsenico e cromo.
A seguito di una nostra inchiesta, da ARPA Umbria spuntano infatti informazioni di eccezionale gravità sulle cosiddette deposizioni atmosferiche. Terni è purtroppo una città da risanare pesantemente e non sarà alcuna temeraria retorica negazionista dei politici locali a smentirlo.
Le deposizioni sono rilevamenti effettuati a pochi cm dal suolo. Diversamente dal monitoraggio atmosferico, usualmente realizzato a circa mt. 3 di altezza, riguardano anzitutto gli effetti dei microinquinanti sui bambini, ma anche su flora e fauna, con effetti decisivi sull'ecosistema.
Si tratta di dati mai emersi: ebbene, il nichel totalmente è fuori controllo. Picchi anche 23 volte superiori rispetto a quanto previsto da normative europee, come accade a Prischiano; fino a 6 volte a Borgo Rivo; fino a 5 volte in centro, nella vecchia stazione di Via Verga, ora dismessa.
Non solo: le concentrazioni del nichel sono aumentate dal 2011 al 2013, arco temporale in cui sono stati effettuati i rilievi, specie a Prisciano, che nel maggio dell'anno corrente ha registrato oltre 350 µg/m2 contro i 15 µg/m2 imposti dalla normativa benchmark in Europa, quella tedesca (TA Luft, 2002), ripresa da altri Stati anche confinanti, dagli studi ARPA delle Regioni italiane (Veneto, http://www.arpa.veneto.it/arpav/chi-e-arpav/file-e-allegati/dap-treviso/cementi-rossi/modellistica_qa_adms.pdf p. 22, nota nichel, Val d'Aosta, etc.), parametrata a studi euro-americani e a ricerche OMS.
Siamo probabilmente la prima città d'Italia per concentrazioni di nichel nelle deposizioni. L'intera Terni, Borgo Rivo inclusa, secondo questi clamorosi dati, è interessata da un fenomeno pressocché sempre sopra il limite di precauzione, con differenze presuntivamente dovute solo alla distanza dagli impianti: c'è da chiedersi se la classe dirigente regionale, politica, industriale e sindacale, fosse già a conoscenza di queste informazioni. Ne comprenderà adesso la gravità?
Occorre ora riflettere su come difendere i cittadini ternani, i bambini, ma, non dimentichiamolo, in primis, i dipendenti delle Acciaierie, esposti presumibilmente più di altri a inquinanti di nocività '1' secondo l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).
C'è purtroppo altro: in crescita anche l'arsenico. OMS e Germania impongono un limite non superiore a 4 µg/m2. A Prisciano si è passati da una media 0,7 nel 2011(periodo ago-dic) all'1,6 del 2012 per finire con 4,9 µg/mnel 2013 (parziale).
E il cromo? Siamo 450 volte sopra il dato di Perugia e 150 volte Gubbio, ma da noi il cromo è utilizzato nella produzione dell'inox, con picchi a Prischiano oltre i 2500 µg/m2 (http://www.arpa.umbria.it/resources/docs/Qualita%20aria%20in%20Umbria%20anno%202012.pdf, p.61). E' presumibile che i lavoratori e quella parte della città siano stati sottoposti a un'esposizione acuta e prolungata.
Ovunque in Europa, e tanto più in Germania, la tutela dell'ambiente è un dovere irrinunciabile.
Alle Acciaierie si ascrive pertanto la responsabilità di mettere subito in sicurezza gli impianti. Qualora non emergesse una chiara volontà e un cronoprogramma certo in merito, bene che il Governo prenda atto e agisca, magari prima che sia l'Unione Europea a intervenire. La politica ha il dovere di affrontare con la massima urgenza un tema drammatico e cruciale per il nostro futuro.
(ALLEGATO, AL LINK SUCCESSIVO, TUTTI I SUPERAMENTI DEL NICHEL OLTRE LA NOSRMATIVA BENCHMARK: https://drive.google.com/file/d/0B5m1YJovWuKZWUhqd09XdW1Wck5WaE9KeWY4R21mOF9JYlpZ/edit?usp=sharing).

Terni, 24 dicembre 2013.

EMISSIONI IN ATMOSFERA DI NICHEL A TERNI: +36% RISPETTO AL 2012, A OTTOBRE GIA' SOPRA IL LIMITE INFERIORE ANNUALE. A breve altri dati, ben più clamorosi


Dentro l'ennesimo sforamento delle PM 10, sarebbe bene che Terni guardasse con maggiore profondità, analizzando anche il problema dei metalli pesanti: è tempo di contenere fermamente l'immissione del nichel nell'aria, prodotto in larghissima prevalenza dalle Acciaierie.
Soltanto dal 2007 le autorità di controllo umbre hanno avviato ufficialmente l'esame di alcuni metalli pesanti in atmosfera; tra questi il nichel, i cui composti per l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, sono cancerogeni di 'classe 1', oltre a comportare il rischio di altre patologie quali l'embolia polmonare, asma, bronchite cronica, specie per i più giovani.
Da sette anni i freddi numeri ARPA dicono che il nichel nell'aria di Terni è frequentemente attorno o sopra la prima soglia stabilita per la protezione della salute umana, quella di c.d. valutazione inferiore, pari a 10 µg/m3; sovente attorno alla soglia di valutazione superiore, pari a 14 µg/m3; talvolta superiore persino al limite di tollerabilità, corrispondente a 20 µg/m3.
Certo, da noi si fa acciaio, ma in assoluto si tratta di valori da 10 a 30 volte superiori a quelli che si registrano in altre località umbre oggetto di analoghi rilievi (Perugia, Foligno, Gubbio, Castello).
La centralina de Le Grazie è poi l'univo sito cittadino a disporre di strumentazione in grado di rilevare i metalli pesanti. Le Grazie unico sito - chissà perché.
Tale location, distante quasi 3.000 metri dagli impianti di produzione dell'acciaio, registra quest'anno una concentrazione di nichel pari a +36% rispetto allo stesso periodo 2012 (http://www.arpa.umbria.it/monitoraggi/aria/metalli.aspx), con una media gennaio-ottobre già oltre la soglia di valutazione inferiore: come si intende intervenire? Le Acciaierie stanno facendo la propria parte al riguardo? Quali investimenti hanno effettuato e stanno effettuando per il nichel, se da anni si continua a sforare? Quali controlli stanno eseguendo le pubbliche autorità al riguardo? Perché non implementare una rete di rilevamento tutt'attorno alle Acciaierie, anziché tenere una sola centralina a quasi tra km di distanza dai forni?
Ad esempio, nella città di Aosta, dove è attiva un'acciaieria, si è rilevata una concentrazione di nichel tanto più alta quanto più le centraline (prima tre, ora due) sono state collocate vicine all'industria. Sembrerebbe ovvio, ma per Terni si è scelta una strada diversa, prevedendo una sola centralina in un sito suppostamente adatto, perché dichiarato 'sottovento' rispetto ai camini siderurgici. Ma se l'area scelta fosse stata altra, parimenti antropizzata e ancor più vicina a essi?
Né di capisce perché la centralina di Prisciano, inattiva ormai da oltre un anno come a Maratta (!), non captasse il nichel sin dagli esordi, assieme a quella di Via Carrara; quanto tempo passerà ancora per attivarle, con standard di questo tipo?
La Provincia di Terni, lo stesso Comune e l'ARPA, sulla scorta dei primi dati del 2007, avrebbero dovuto attivarsi allora per caratterizzare i metalli presso tutte le centraline cittadine, inclusa Borgo Rivo col suo particolare problema dalla possibile dispersione di diossine prodotte dall'inceneritore.
Entro breve renderemo note informazioni ben più clamorose, inerenti l'esposizione dei bambini, ma anche di flora e fauna, ai microinquinanti, con effetti decisi sull'ecosistema.
Annunciamo sin d'ora che si tratta di dati fin qui mai emersi. Dati impressionanti, i più gravi di sempre: Terni è un caso ambientale nazionale dinanzi al quale urge l'intervento immediato delle Acciaierie e, in caso di eventuale inottemperanza, del Governo.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni

Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria


Monitoraggio aria nelle città italiane (fonte: Arpa Valle d'Aosta)
Se non fosse per Aosta, il poco lusinghiero primato nazionale delle concentrazioni di nichel nell'aria lo avrebbe Terni, che già nel 2012 ha registrato una media giornaliera di 12,0 µg/m3, superiore a Vicenza e Milano.
E' però credibile che Aosta sia avvelenata dal nichel più di Terni?
Siamo sicuri che la nostra rete di monitoraggio nichel non presenti palesi falle - certamente Prisciano e dunque Terni Est, ma anche Terni centro?
Siamo sicuri che Le Grazie - sito e centralina - rilevi correttamente il nichel?

Ecco infatti cosa dice l'ARPA della Valleé a proposito delle sue stesse centraline nel documento FLU_EM_A02 sulle emissioni della Cogne Acciai Speciali:
"Nel 2012 è stata sostituita la strumentazione di campionamento dedicata alla determinazione dei metalli nel PM10. La strumentazione utilizzata nel periodo precedente era affetta da una bassa efficienza di captazione delle polveri che comportava una sottostima nella determinazione di alcuni metalli, mentre il sistema di campionamento di nuova tipologia garantisce misure di metalli più accurate. Questo è stato appurato a seguito di una serie di misure di interconfronto in parallelo tra i due sistemi di campionamento (quello vecchio adottato fino al 2011 e quello di nuova tipologia adottato a partire dal 2012), che ha permesso di determinare il rapporto tra le concentrazioni delle differenti specie metalliche misurate con i due sistemi di campionamento e di rideterminare i valori della concentrazione media annuale dei metalli, ed in particolare di nichel, misurati nella stazione urbana di Aosta - Piazza Plouves con la strumentazione usata precedentemente. In tal modo è stato possibile ricostruire la serie storica dei metalli del periodo 2007-2012" (il grassetto è nostro; fonte: http://www.arpa.vda.it/index.php?option=com_flexicontent&view=items&cid=995&id=1606:limpatto-delle-emissioni-della-cogne-acciai-speciali-sullaria-ambiente-di-aosta-fluema02&Itemid=288)-

Terni, 23 dicembre 2013.

domenica 15 dicembre 2013

[TERNI] SUL TEATRO VERDI: IL PENSIERO DI ITALIA NOSTRA


La querelle sul teatro Verdi a nostro avviso ha fatto emergere ancora una volta un problema più complesso e cioè quello che riflette oggettivamente e in modo lampante la crisi culturale che investe il Paese e in modo particolare la nostra città.
La vicenda del Verdi è un'occasione imperdibile per avviare un percorso nuovo, fatto di ragionevole pluralità e di confronto critico sui valori culturali della nostra terra al di sopra di ogni dimensione politica. Dico questo perché il progetto per il nuovo Verdi, in nuce la "cattedrale" laica della cultura, non può essere trattato con superficialità perché coinvolge i secoli a venire: pertanto oggi siamo chiamati a fare qualcosa di più grande di un progetto di riqualificazione.
La progettazione del nuovo Verdi deve spronarci a conoscere la nostra terra, deve invitarci a scavare più a fondo in modo da trovare le radici del grande albero da cui siamo nati. Dobbiamo fuggire dalla tentazione di trattare con superficialità quanto ci è stato affidato solo perché - apparentemente - crediamo che l'albero - ossia la città culturale - non dia più buoni frutti. I nostri nonni ci insegnano che prima di raccogliere è necessario coltivare, prendersi cura, aspettare. Ora penso che la stessa cosa valga per il grande albero chiamato "città" i cui frutti sono ponderati alla qualità del lavoro; su questo aspetto penso che il Verdi giochi un ruolo fondamentale.
Luigi Poletti venne chiamato anche nella nostra città per costruire un "tempio" della cultura e la città lo volle sufficientemente adatto ad esprimere l'ambizione di un fermento sociale lungimirante e prestigioso. Oggi come allora la scommessa è stimolante e da sola ci fa capire che non occorre "un" teatro per Terni ma è indispensabile ri-progettare "il" teatro della città che possa legittimamente ascriversi alla lista dei beni culturali futuri.
E allora, come immaginiamo la morfologia del nuovo teatro? Sicuramente all'italiana. Ce lo impone la monumentale facciata che rappresenta tipologicamente l'ingresso tradizionale di un tempio classico. Chi entrerà nel nuovo Verdi allora dovrà immediatamente percepire di trovarsi in un teatro e solo così non proverà disagio se lo spazio che lo avvolge corrisponde all'idea che si era fatta entrando (cosa che avverrebbe invece se pensassimo ad uno spazio improprio come quello odierno che non ha nulla a che fare con un teatro). Certo, se non avessimo avuto la facciata questo criterio sarebbe stato meno vincolante. Chiarita dunque l'esigenza di ri-costruire "il" teatro come luogo di forte identità cittadina non possiamo che porci come punto di riferimento il teatro all'italiana. Tale non può che essere la nostra linea in virtù del fatto che il teatro all'italiana nasce come recupero delle piante dei teatri greci e romani e, quindi si allaccia perfettamente alla facciata superstite. C'è pertanto una forte connotazione simbolica nel ripristino di un monumento come il Verdi distrutto da una sfortunata serie di "errori" umani molto più dannosi di quelli provocati dalla bomba. Ma non dobbiamo nemmeno ripeterli.
Il progetto pertanto deve partire da quanto conservato, che esige un'unica direzione tipologica. 
Un suggerimento: la definizione di un tavolo di regia per il Teatro Verdi con la presenza di membri delle forze di maggioranza e di minoranza del Consiglio comunale, provinciale, Regionale e del Parlamento, nonché un delegato della direzione generale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero Beni e Attività culturali, con una commissione che studi le vicende storiche dell'edificio e individui le linee tecniche e artistiche utili per la scelta del soggetto vincitore del necessario bando di gara da esperire attorno a proposte calate nell'hodie, rappresentando una porta alla creatività contemporanea nel rispetto del passato e della cultura teatrale a Terni.
Qui si deve giocare l'ambizione dei ternani: cominciare dal teatro per ripartire dalla cultura.

Giuseppe Cassio
vicepresidente Italia Nostra Terni

Terni, 15 dicembre 2013.

venerdì 29 novembre 2013

CULTURA DEL PAESAGGIO E COLTURE: CONTRO L'ABBATTIMENTO SELVAGGIO, PIU' TUTELA NELLA DIFESA DELL'OLIVO DI TERNI



Un tassello del variopinto patrimonio culturale della conca ternana è senza dubbio quello paesaggistico, spesso bistrattato e declassato con scelte urbanistiche a dir poco discutibili. Eppure in passato il paesaggio che incornicia la città era talmente ammirato da essere segnalato non solo come luogo di villeggiatura ma anche - e forse, soprattutto - per la generosità della sua terra particolarmente assolata e ricca di acque. La più importante produzione agricola del territorio conosciuta sin dall'età romana era rappresentata dalla coltura dell'olivo, primaria e fondamentale per l'economia della cittadina a tal punto da essere tassato e conteso tra le popolazioni affacciate sulla conca ternana. E' singolare il fatto che la città descritta da Francesco Angeloni (1647) fosse disseminata di molini da grano e da olio - specialmente nella zona della dei Camporeali tra piazza San Francesco e la Stazione ferroviaria - e che i raffinati viaggiatori del grand tour segnalassero che la principale attività commerciale di Terni ruotasse intorno all'olio.
Siamo ancora convinti che i promotori assolati, poggiati sulle ultimi propagini dei Monti Martani dalla Val di Serra a Cesi, coperti da innumerevoli piante di olivo, potrebbero diventare, oggi come allora, una risorsa per la valorizzazione del territorio dell'"Umbria Interamna" sia dal punto di vista economico che paesaggistico ed ambientale. Ciò è possibile solo attraverso la conoscenza del paesaggio, il monitoraggio del patrimonio olivicolo e la tutela della tradizione agricola legata alla raccolta delle olive sino alla valorizzazione del prodotto. Ecco perché, al riguardo, non è più rinviabile un'azione ferma da parte delle autorità tesa a scongiurare definitivamente l'estirpazione selvaggia delle piante di ulivo della Conca - che purtroppo si registra con facilità per i motivi più diversi, spesso irragionevoli - restituendo, al contempo, la giusta dignità a un patrimonio che annovera migliaia di ettari di superficie olivetata, ma un numero purtroppo ancora sconosciuto di piante.
Occorre una superiore tutela del patrimonio olivicolo dell'Umbria, magari attraverso un'integrazione della legge regionale 13/2009, volta alla conoscenza e al monitoraggio dello stato di salute delle piante, con controllo più severo sulle autorizzazioni - troppo spesso improprie - all'abbattimento degli olivi, che di norma dovrebbero essere concesse dal comune territorialmente competente in caso di morte fisiologica o permanente improduttività della pianta, per l'eccessiva fittezza dell'impianto, per l'esecuzione di opere pubbliche o per la realizzazione di edifici. In questi ultimi casi si dovrebbe valutare l'ipotesi di un controllo più accurato da parte degli enti preposti alla tutela sull'attività urbanistica degli enti territoriali e una maggiore collaborazione con le comunità montane. La formazione di consorzi e la messa in rete dei piccoli agricoltori sarebbe la garanzia del miglior rilancio di tale antico valore culturale del nostro territorio, teso perfino a rigenerare le piante con l'adozione delle opportune pratiche colturali, così come già fanno altre regioni italiane.

Giuseppe Cassio
Italia Nostra - Terni

Terni, 27 novembre 2013.

domenica 17 novembre 2013

[TERNI] FONDAZIONE CARIT, BPS E GOVERNANCE INTERNA: LE PAROLE DEL GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA E LA NECESSITA' DI UNA RISPOSTA

LETTERA UFFICIALE A FONDAZIONE E MINISTERO PER RAFFORZARE L'AUTONOMIA DELL'ENTE




Sul progetto Clitumnus, cordata regionale volta ad acquisire la maggioranza della Banca Popolare di Spoleto, oggi commissariata dalla Banca d'Italia, abbiamo posto alla Fondazione Carit alcuni seri motivi di riflessione cui non è stata fornita pubblica risposta. Nessuna replica sul dubbio fondamentale, relativo alla conformità di tale operazione alla legge: non pochi osservatori attestano il contrasto tra la possibile partecipazione a consimili piani da parte delle Fondazioni bancarie rispetto a quanto previsto dal D.Lgs. 153/99. A questi enti sarebbe precisamente interdetto l'esercizio di funzioni creditizie, dirette o meno.
Il governatore della Banca d'Italia, intervenendo all'Abi nel luglio scorso e poi in seguito, avverte che "Il divieto di controllo, previsto dalla legge, va pienamente rispettato, se necessario ridefinendo in modo da includere situazioni in cui esso viene esercitato di fatto o congiuntamente con altri azionisti".
Come ci si pone dinanzi alle parole del governatore, considerando che Fondazione Carit, unitamente ad altri azionisti, aderendo all'operazione Clitumnus, otterrebbe infine la maggioranza e, dunque, il controllo di BPS, eludendo, pare, lo spirito della legge? E' certa poi la Fondazione Carit di poter mantenere il beneficio della qualifica di ente non commerciale, se seguisse il progetto di banca regionale? E' sicuro il Consiglio di amministrazione che la tassazione non sarebbe più gravosa per l'ente? Come gestire il rischio d'impresa che la Fondazione si assume, sottoscrivendo il capitale BPS? Come fronteggiare il rischio giudiziario che potrebbe ulteriormente prodursi dalla cooperativa SCS? Come valuta la Fondazione il naufragio di contigue 'banche del territorio', quali Banca delle Marche e Tercas, parimenti in amministrazione straordinaria della Banca d'Italia? Cosa pensa la Fondazione del ruolo delle sue omologhe, anche in seno al Monte Paschi di Siena? E' la Fondazione consapevole che, qualora l'acquisto di BPS procedesse, il Ministero dell'Economia, organo di vigilanza dell'ente, potrebbe poi imporre la rivendita delle quote che comportano il controllo, pur indiretto, di BPS, senza escludere il caso di scuola del commissariamento, in caso di inottemperanza?
Il problema di una governance della Fondazione autenticamente indipendente e competente si pone soprattutto nei confronti delle 'banche del territorio', che, proprio per la possibile fioritura di amicalità, devono essere massimamente sottratte all'influenza politica, come si ricava anche dalla ratio e dalla lettera delle legge. Infatti l'orgoglio - tutto politico - dell''avere una banca' cozza pure con le nuove linee guida cui aderisce Fondazione Carit. Il governatore Bankitalia, nel corso del citato intervento all'ABI, ha ricordato, non a caso, che "La Carta adottata dall'ACRI (associazione Fondazioni bancarie e Casse di risparmio, nda) nel 2012 raccomanda trasparenza nei criteri e nei processi di nomina degli organi delle Fondazioni, stabilendo discontinuità temporale e incompatibilità con precedenti incarichi politici".
L'art. 7 della suddetta Carta ACRI è inequivocabile: "Al fine di salvaguardare la propria indipendenza ed evitare conflitti di interesse, la partecipazione agli organi delle Fondazioni è incompatibile con qualsiasi incarico o candidatura politica (elettiva o amministrativa). Le Fondazioni individuano le modalità ritenute più idonee per evitare l'insorgere di situazioni di conflitto di interessi, anche ulteriori rispetto alle predette fattispecie. Le Fondazioni individuano inoltre opportune misure atte a determinare una discontinuità temporale tra incarico politico svolto e nomina all'interno di uno dei loro organi".
Italia Nostra intende far rispettare pienamente questi indirizzi a beneficio della più ampia autonomia della Fondazione. Per questo la nostra organizzazione, statutariamente riconosciuta quale socia dell'ente, invierà una missiva ufficiale all'attenzione del Cda, del Comitato di indirizzo, del collegio sindacale e, per conoscenza, al Ministero dell'Economia e all'Acri, al fine di valutare con urgenza lo stato di applicazione dei nuovi orientamenti, nonché gli eventuali profili che contrastino con gli impegni assunti in sede Acri onde prevenire future anomalie e superare le antinomie certamente già esistenti.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - ass.ne socia Fondazione Carit

Terni, 12 novembre 2013.

venerdì 8 novembre 2013

FONDAZIONE CARIT TRA LEGALITA' E LEGITTIMITA': NECESSARIA UNA FRUSTATA MORALE A BENEFICIO DI TUTTA LA CITTA'



La Fondazione Carit si trova a dover assumere una delle decisioni più difficili della sua storia.
Abbiamo visto come la questione della partecipazione o meno all'operazione Clitumnus, alleanza di imprese ed enti regionali volti a entrare nel capitale della Banca Popolare di Spoleto, già commissariata dalla Banca d'Italia, rappresenti tuttora un momento di profonda riflessione da parte della città e, specialmente, dei soci e dell'intero Consiglio di amministrazione della Fondazione Carit.
Da una parte le ragioni del dubbio, motivate anzitutto da una non completa disclosure dei dati relativi all'effettivo stato economico-finanziario della BPS anche con riferimento alla qualità delle masse amministrate, a voler tacere dell'incertezza sul futuro contegno del Monte Paschi di Siena, qualora esso confermasse di uscire dall'investimento in BPS, un fatto che metterebbe in difficoltà la nuova Spoleto Credito e Servizi per via di pregressi accordi che impongono l'obbligatorio riacquisto da parte di Scs a prezzi molto elevati, col rischio di ricapitalizzazioni da parte dei partecipanti all'operazione Clitumnus. Su questi - e altri temi - la Fondazione non ha finora ritenuto di rispondere pubblicamente.
Dall'altra parte le ragioni dell'ingresso nella cordata Clitumnus, che consisterebbero essenzialmente nel salvaguardare la 'territorialità' dell'Istituto, le cui scelte verrebbero prese a Spoleto, in Umbria, e non, per dire, a Milano, col rischio del venir meno degli impieghi che, nel ternano, sarebbero assai consistenti da parte di BPS, con presumibile pregiudizio per famiglie e imprese locali le quali finora hanno contato su un'azienda che, fino al commissariamento, pareva svincolata da dinamiche ineludibilmente nazionali.
Esplicitate in estrema sintesi alcune rilevanti ragioni, la via resta stretta. C'è chi sostiene che tale dibattito non si sarebbe nemmeno dovuto aprire per una Fondazione bancaria, vista la legge cornice entro cui dobbiamo inscrivere questa storia: ex art. 3, c.2, D.Lgs. 153/99, "Non è consentito alle fondazioni l'esercizio di funzioni creditizie; è esclusa altresì qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delle imprese strumentali e delle cooperative sociali (...)". E allora perché siamo giunti sin qui?
Quando Papa Benedetto XVI ha compiuto alcuni mesi fa il 'gran rifiuto', non pochi sono stati coloro che hanno interpretato quella decisione come esemplare. Secondo il filosofo Giorgio Agamben, la scelta di Ratzinger richiama con forza due principi essenziali della nostra tradizione etico-politica, valori di cui la società sembra aver smarrito consapevolezza: legittimità e legalità.
La crisi della nostra comunità - e delle sue istituzioni, di diritto pubblico e privato che siano - è così forte perché, secondo Agamben, riguarda non soltanto la legalità delle sue organizzazioni, ma anche la loro legittimità: non solo le regole e l'esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima.
Fonti antiche legano l'abdicazione di Celestino V, lontano precedente nella storia pontificale, a cause già allora tangibili: l'indignazione di un Papa contro 'le baratterie e le simonie della corte'.
Nel nostro piccolo, in una Fondazione in cui appare chiare dove si intenda andare, chi diriga materialmente la macchina e se interessi, pure personali, entrino in gioco nella valutazione di scelte di simile importanza, occorrerebbe una superiore presa di coscienza non solo in merito alla legalità dell'agire quotidiano, che qui non si intende discutere, ma soprattutto sulla legittimità ossia sulle ragioni antiche, profonde e persino spirituali esistenti dietro l'istituzione 'Fondazione Carit': il suo presidente, oggi, tra aderire o non aderire alla cordata Clitumnus, ha pertanto l'irripetibile occasione di un gesto che rappresenterebbe una frustata morale a noi soci così come all'intera città, ricongiungendo e rendendo operanti i principi di legalità e legittimità, oggi entrambi svuotati. Tertium datur, stavolta.
L'esempio di Benedetto XVI ci parla. Esso attende non epigoni, ma audaci interpreti di visioni e tempi nuovi.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - associazione socia Fondazione Carit

Terni, 8 novembre 2013.

domenica 27 ottobre 2013

[TERNI] METTERE IN SICUREZZA L'EX CONVENTO DI SANTA MARIA DELL'ORO



VIA PEC/RACCOMANDATA

Corpo Nazionale Vigili del Fuoco - Comando di Terni Città

Procura della Repubblica di Terni - città

e, p.c.
Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici dell'Umbria - Perugia
Soprintendenza ai Beni Storico-Artistici-Antropologici dell'Umbria - Perugia
Comune di Terni - Città
Parrocchia di Santa Maria dell'Oro - Città

Oggetto: ex convento di Santa Maria dell'Oro in Terni. Urgente accertamento dello stato dello stabile conformemente ai compiti di istituto VV.FF., con verifica di fatti concreti costituenti presumibili illeciti, tra cui: omissione di lavori in edifici che minacciano rovina; rovina di edificio; crollo di costruzione.

Con la presente la sottoscritta associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione, segnala alla S.V. la gravissima situazione in oggetto, relativa all'ex convento di Santa Maria dell'Oro in Terni. Si chiede al riguardo l'urgente intervento del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nella propria qualifica di ufficiale o agente di Polizia giudiziaria, nell'esercizio delle funzioni, compiti e servizi a esso devoluti dalle leggi e dai regolamenti.

Il complesso di cui all'oggetto, proprietà del Comune di Terni, è carente di una minima ed efficace manutenzione, tanto che continue infiltrazioni di umidità in questi anni hanno danneggiato la contigua chiesa di Santa Maria dell'Oro, nonché gli affreschi, gli arredi, le suppellettili, i fregi, più volte oggetto di restauro, senza dimenticare i pericoli per la pubblica incolumità.

Il tetto dell'ex convento è oltretutto parzialmente crollato, mentre gli affreschi dell'ex refettorio, salvo altri, sono pressoché perduti. Vandalismi si susseguono nel complesso così abbandonato.
Si chiede pertanto un accertamento immediato della situazione coerentemente ai compiti di istituto dei Servizi tecnici del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, possibilmente anche ponendo in sicurezza i due serbatoi gpl interrati nel giardino, collocati sotto le finestre della canonica ove si trova pure un pozzo incustodito. Nei suddetti depositi sarebbero stoccate quantità indefinite di gpl, ma nulla è noto in merito alla necessaria manutenzione di tali impianti. Si chiede anche di verificare la disponibilità di quattro estintori a polvere chimica da 6 kg cadauno presso i pozzetti di carico dei serbatoi, adatti per fuochi di classe 89 B-C, semestralmente manutentati, come imposto dalle norme vigenti. Si prega di controllare poi l'arieggiamento di suddetti pozzetti, liberando infine l'area dalla vegetazione che la ricopre, verificando altresì la protezione del serbatoio e delle sue componenti dall'azione meccanica degli apparati radicali di alberi ad alto fusto ivi presenti.

Cordialmente.

Terni. 26 ottobre 2013.

Andrea Liberati
presidente Italia Nostra Terni

giovedì 17 ottobre 2013

[TERNI] SVINCOLO TERNI OVEST ANGUSTO E POCO PROTETTO: RIPROGETTARLO.

SPORCIZIA OVUNQUE, PESSIMO BIGLIETTO DA VISITA: DOV'E' L'ANAS?
SULLE TORRI FARO, ULTIMI DIECI GIORNI; POI PASSIAMO ALLE DENUNCE



Questo è l'ultimo comunicato di Italia Nostra sull'assenza di illuminazione dello svincolo di Terni Ovest-Nord del Raccordo Terni-Orte (RATO).
Attenderemo ancora dieci giorni e poi passeremo alle vie legali, presentando formale denuncia in Procura contro ignori per tale grottesca vicenda che perdura da quasi cinque (5!) anni e di cui anzitutto l'Anas dovrebbe assumersi più di una responsabilità.

Molto infatti sarebbe da aggiungere al riguardo: non soltanto le torri-faro sono spente, ma non c'è nemmeno una protezione idonea a contenere in sicurezza eventuali veicoli fuori controllo: una di esse, la più grande, è infatti priva di qualsiasi barriera,come testimoniano le immagini.
Lo stesso accade presso lo svincolo di Narni-Capitone, con i pali della luce posizionati in modo non protetto sulla piazzola tra la rampa e il curvone della superstrada.
Non solo. Lo svincolo di Terni Ovest è impresentabile per sporcizia e verde non curato - il Compartimento di Perugia dell'Anas ritiene che Terni meriti un simile biglietto da visita? Quante volte bisogna segnalarlo, prima, di provvedere?

I potenziali pericoli di tale brano del RATO restano elevati.
Gli svincoli di Terni Ovest sono oltretutto privi di corsie di accelerazione e di uscita dalla larghezza non appropriata; ciò anche a causa del fatto che tali corsie furono parzialmente realizzate su un ponte, quello che scavalca Viale Eroi dell'Aria. E questo ponte è inoltre protetto da una misera e obsoleta barriera metallica, certamente inadatta a contenere molti veicoli, rischiosa pure per i motociclisti e del tutto inutile se fosse colpita da eventuali TIR col loro pesante carico, con incognite notevolissime per chi transitasse sulla sottostante strada.
Sono 30 anni che nessuno mette mano a questa situazione, inadeguata ab origine, mentre anche la ruggine inizia ad affacciarsi, corrodendo pian piano la rete anticaduta del ponte, quella dove usualmente appaiono messaggi beneauguranti ai neosposi.
Occorre riprogettare seriamente lo svincolo di Terni Ovest, a partire dalla messa in sicurezza del ponte su Viale Eroi dell'Aria.
Nell'attesa che ciò accada, almeno sia effettuata la pulizia ordinaria, si sostituiscano i guard rail e, subito, venga accesa la luce.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 17 ottobre 2013.

domenica 6 ottobre 2013

I° CONGRESSO NAZIONALE MOBILITA' DOLCE: TERNI-MARMORE, RISORSA IGNORATA

LEGHIAMOLA ALLA CASCATA PER RICHIAMARE FLUSSI TURISTICI AGGIUNTIVI E SPECIALI.
Altrimenti sempre più faticoso sarà risalire verso L'Aquila, fino al prossimo 'ramo secco' da tagliare


Rappresentata in foto l'uscita del tunnel ferroviario di Monte Sant'Angelo, ultima delle sei gallerie - brevi e meno brevi - che uniscono Terni e Marmore. Facile predisporre un collegamento accessibile e pedonale, totalmente nel verde, da lì al vicino Belvedere superiore, incentivando la mobilità dolce anche per richiamare nuovi flussi turistici, valorizzando una ferrovia altrimenti scollegata dal circuito della Cascata. Intanto la Terni-L'Aquila-Sulmona, proprio nell'anno corrente, ha festeggiato i 130 anni dal suo completamento.
Il respiro affannoso e romantico di un trenino che sferraglia da Terni a Marmore: Lord Byron non ebbe il tempo di catturarlo. E se neanche noi riuscissimo a declamare in ottava rima la grande bellezza di certe immagini, saremo almeno in grado di salvare quel poco di mobilità dolce residua nel nostro territorio?
Dopo quanto accaduto due anni or sono, con la soppressione della Sulmona-Roccaraso-Carpinone e il mesto avvio del servizio sostitutivo su gomma, è il momento che le Istituzioni locali aggiungano nuovi significati e risorse ignorate come la Terni-L'Aquila. Lo facciano ognuna per quanto di propria competenza, senza indugi, prima della prossima devastante spending review. La fine dell'indimenticata Spoleto-Norcia, che ben poteva rappresentare l'autentica vocazione sostenibile della nostra regione, è tuttora un monito a ogni amministratore che si avvicini con dozzinalità a certi temi.
Al riguardo, non sfugge a nessuno come il tracciato della Terni-Marmore costituisca un potenziale attrattivo finora viceversa trascurato: come non vedere l'utilità di tale tratta sul fronte turistico, viste anche le superbe peculiarità paesaggistiche e architettoniche che essa offre?
Sarebbe sufficiente soltanto un collegamento accessibile e pedonale dal salto superiore della Cascata a una nuova, piccola fermata ferroviaria da realizzare subito dopo l'uscita del tunnel di Marmore, all'altezza di Vocabolo La Fossa. Suddetta fermata, in sé dai costi irrisori, è soluzione obbligata, non essendo infatti granché decoroso lo spettacolo urbanistico offerto a viaggiatori che scendessero presso la stazione storica del paese: l'irresponsabile cementificazione d'intorno la rende del tutto inadeguata.
Terni ha un'inservibile metropolitana di superficie, fatta bruciando milioni su milioni.
Abbiamo visto centinaia di progetti, talora veri sprechi di denaro europeo, statale e regionale; talaltra accattivanti e coerenti, e tuttavia ancora solo su carta, come il necessario collegamento ciclopedonale da Terni al Belvedere inferiore e poi magari fino ad Arrone e Ferentillo. Italia Nostra propone di unire funzionalmente questa ferrovia - dalle rare caratteristiche di ingegneria alpina - al Belvedere superiore della Cascata delle Marmore e, dunque, alla splendida terrazza sulla Valnerina cui dista meno di 200 metri. Possibile che, in tale direzione, non si riesca a sviluppare un'efficace sinergia tra gestori della Cascata, gestori degli snodi logistici, produttori, mondo turistico-ricettivo e politica - che tutto dovrebbe coordinare? Visionario pensare di richiamare flussi aggiuntivi, fatti di raffinate sensibilità, a beneficio del nostro comprensorio, valorizzando così una linea che, nonostante i recenti investimenti, rischia di finire comunque sotto la mannaia di futuri governanti, considerando l'inesistenza di una seria programmazione di medio-lungo termine nel nostro Paese? Perché, oltre alla severe lezioni del passato, sulla gestione di una strada ferrata davvero unica non impariamo umilmente, se non dagli svizzeri, almeno dalle eccellenze altoatesine?

Intanto, ogni domenica, sbuffando sempre più faticosamente, un trenino, dalla Conca, si inerpica tra ponti e tunnel in vista dell'Agro reatino. Solo due euro (!) per un viaggio fortemente evocativo, ricco di incanto, in contemplazione dell'armonia tra tecnica ferroviaria e creato. Eppure quel trenino resta miseramente vuoto: ancora per quanto? Nuovi segni di progresso attende la memoria di Curio Dentato, di Lord Byron e di tutti coloro che qui son nati, son passati, hanno vissuto. Hanno amato.

Terni, 4 ottobre 2013.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

venerdì 27 settembre 2013

IL TELAMONE IN COPIA? BENE, SI RESTITUISCA SUBITO L'ORIGINALE A TERNI E VENGANO A RIPRODURLO QUI, AVVIANDO UNA SCUOLA DI SCULTURA


L'idea avanzata dal Soprintendente archeologico, dott. Mario Pagano, di procedere a copia del Telamone, è senz'altro accettabile se coniugata al rispetto che si deve a quella comunità - la nostra - presso la quale esso spuntò oltre 40 anni or sono.
Rispetto vuol dire immediata restituzione del bene. Non c'è alcun compromesso da siglare, perché il Telamone è stato sottratto alla città anni fa, nella dichiarata attesa di individuare qui i locali giusti. Ma quei locali già esistono, così come da circa un secolo esistono mezzi in grado di riconsegnare in totale sicurezza il Telamone a Terni, visto che da Terni era stato portato via su gomma, mentre una statua come il Germanico, ancor più imponente, è rimasta ad Amelia - dopo una grande lotta.
Non intendiamo pori sul piano degli amici amerini, magari recandoci in massa a sollecitare il Soprintendente Pagano, che, peraltro, ha la stima di Italia Nostra anche per la tenacia con cui si muove nel sito archeologico di San Valentino: desideriamo soltanto che il dott. Pagano sia conseguente alla riverente nouvelle vague che egli stesso ha intrapreso nei confronti di Terni. Questi operi dunque per l'immediata resa della statua e inviti studenti e ricercatori ad avviarne la riproduzione presso la nostra città, attivando un percorso di valorizzazione culturale che potrebbe portare inattesi benefici alla comunità, dando vita a una Scuola-laboratorio di scultura. Siamo convinti che il Comune comparteciperebbe delle eventuali spese. A ogni modo resta necessario un respiro più ampio da parte delle amministrazioni locali, così come segnalato mesi or sono dal vicepresidente di Italia Nostra, dott. Giuseppe Cassio:
un simile evento va pianificato nelle sedi giuste, con rigore metodologico e non come episodio occasionale. Il semplice gesto di restituzione non creerebbe esternalità, se fosse isolato nel desertico recito del campanilismo. Non servirebbe a nessuno, qualora appagasse aridi appetiti politici.
In questo senso l'assessore alla Cultura del Comune di Terni, Simone Guerra, dovrebbe anzitutto procedere a incontri più sistematici con Soprintendenti e dirigenti periferici del Ministero dei BB.CC., segnalando l'opportunità di un serio monitoraggio dei reperti giacenti da decenni nei magazzini della Soprintendenza, finiti persino a Roma, pianificandone a ogni livello la ricollocazione a Terni. Né è possibile che Terni non abbia o, meglio, non possa ancora impiegare un magazzino statale, diversamente da località minori della nostra stessa regione. E' essenziale allargare gli sguardi a un patrimonio culturale bistrattato, assurdamente abbandonato da troppo tempo, sepolto sotto la coltre dell'indifferenza rispetto a una ricca e antica identità - la nostra - finora utile soltanto ad arricchire musei, gallerie e città altrui.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 26 settembre 2013.

martedì 27 agosto 2013

IL SINDACO DI GIROLAMO ANTEPONE IL PARTITO ALLA CULTURA E ATTACCA OGGI UNA CHIESA IMPROVVISAMENTE 'SCOMODA': PERCHE' NON UNA PAROLA SUGLI INTRECCI AFFARISTICI DI IERI?

Caro sindaco Di Girolamo,
mi sarei atteso che, nel mio cv, lei avesse menzionato la mia manifesta militanza americana a favore di un campione della sinistra mondiale, quel Barack Obama evidentemente lontanissimo da lei, al quale però il sottoscritto dedicò un brano di vita e un libro. Lei, nei miei riguardi, si è invece fermato a una sorta di primo amore, Melasecche, trascurando però il fatto che io non sono un soldatino di nessuno e di nessun partito, mentre lei, con queste parole sguaiate, rivela di esserlo ancora, pur nell'età matura.
La politica di Obama è stata un sogno che tanto prometteva al mondo. Non importa che poco sia cambiato: importa averci provato, volando da quelle parti per vivere un'esperienza unica. Lei ha mai provato a cambiare qualcosa della sua esperienza?
Per parte mia, rinunciai volentieri al mio bello - e unico - stipendio in Regione, mentre tanti vi si attaccavano, alcuni forzando concorsi, altri accedendo al privilegio della quota riservata, altri ancora elemosinando qua e là qualcosa dalla politica. Lei ha mai rinunciato al suo eccellente stipendio da dirigente medico, a qualche ricca pensione parlamentare?
Il trapianto in terra 'americana' - per lei forse lunare - in poco tempo mi ha restituito tutta la libertà di cui, probabilmente, la sua intera vita non ha mai goduto. Oggi sono una persona libera, sindaco. Libera di giudicare. Libera di dire che la Festa Democratica mi piace, la frequento 'da sinistra', ma aggiungendo anche che quel posto è sbagliato. E lo dicono in tanti, sebbene poi si ritrovino là.
E' la mia libertà, che si nutre di verità cristiana e dunque di valori universali, di ideali transnazionali, ma anche del Liceo Classico cui tanto devo, come tanto devo alla città e alla stessa sinistra che l'ha saggiamente amministrata per molto tempo dopo la guerra.
Lei, invece, non ha colpe, sindaco, per aver frequentato sempre le stesse abitudini, gli stessi percorsi, gli stessi vestiti, gli stessi tavoli, come direbbe il poeta. E' la sua vita. Ma non la imponga.
L'unica sua vera colpa, sindaco, è nel constatare come ella non abbia afferrato l'essenza profonda dell'impegno a servizio della città, della ricchissima storia di Terni che lei non sembra sentire, né vedere: se a lei non interessano le residue mura antiche - ad esempio banalmente sbrecciate dopo la distruzione delle Orsoline - se non la toccano i reperti archeologici di S. Valentino - mai visto negli ipogei, nemmeno per sbaglio - se a lei sembra nulla che sulla Passeggiata esista 'solo' il vincolo monumentale (ex lege n. 364/1909), ci spiace un po' per la sua persona, ma soprattutto per Terni.
Sulla Passeggiata lei interviene a gamba tesa anteponendo ragioni di partito a quelle culturali; eppure dovrebbe essere anche il sindaco di chi ha ottimi motivi, anzitutto di legge, per ritenere che certe aree della città, delicatissime, vadano preservate e non sottoposte a indebite pressioni.
D'altronde, così ragionando, perché non tenere una fiera permanente alla Passeggiata? Perché non trasferirvi il mercatino del mercoledì o quello di Natale? Perché non lasciarvi stand tutto l'anno? Semplicemente perché non si possono fare. Perché ad altri non sarebbe consentito. Ecco perché è venuto il momento di rinunciare alla sagra-festa in Passeggiata, che resta bella in sé e non per la location.
Se intende valorizzare il parco, per cominciare, renda attrattivo l'anfiteatro romano, lo inondi di eventi lungo l'intero anno: gli ingressi sarebbero controllati e di Terni si parlerebbe in modo nuovo.
In merito alle prese di posizione di alcuni sacerdoti sul tema della Passeggiata (il Duomo vi è contiguo), certamente la parola dei chierici infastidisce chi era abituato a trattare la Diocesi come propria appendice - lei non sarebbe tra questi - con le conseguenze che ormai tutt'Italia purtroppo conosce. A maggior ragione oggi è dunque indecente il suo attacco alla Chiesa, ma anche alle associazioni, alle persone, a chi ha solo il proprio dovere, laico o ecclesiastico che sia. Quanto alle 'oscure' ragioni per le quali i danni si denunciano solo oggi, credo che lei dovrebbe prendere contatti con il precedente direttore tecnico della Diocesi.
Eccoci dunque al vero punto ineludibile della storia odierna di Terni, che è un pezzo tristemente simbolico di quest'Italia in declino: troppa corruzione, troppe falsità, troppi assordanti silenzi, troppi appeasement, con ricadute pesantissime su ogni fronte. Nessun progresso. Un degrado morale che danneggia tutto, stato dei beni culturali inclusi.
Italia Nostra chiede pertanto al sindaco di Terni un'operazione verità, ormai non più rinviabile: visto quanto sta emergendo sulla stampa dagli intrecci tra alcuni ex dirigenti diocesani, alcuni consulenti, alcuni imprenditori, alcuni politici, connessi a vario titolo con la passata e presente amministrazione, visti i vari fronti aperti in Procura, non crede che la città retroceda ulteriormente se la sigilliamo nell'omertà, nella collusione, nella menzogna, nell'illegalità?
Non crede che, come primo cittadino di una comunità toccata così tanto dalla degenerazione, la giustizia abbia bisogno della sua personale testimonianza, eliminando così il rischio di possibili coperture anche politiche su questo disastro?
Ciò renderebbe ragione della sua intelligenza, della sua formazione, delle lotte nobilissime dei padri della nostra sinistra che mai avrebbero voluto un affarismo così dilagante, tanto in città quanto in Italia.
Non sente pulsare forte l'istinto primigenio dell'onestà intellettuale?
Non pensa che sia meritorio anche a vantaggio dei tanti giovani che se ne sono andati da Terni e dall'Italia, stanche di tante vergognose manfrine per l'interesse di pochissimi?
Inutile che alcuni proseguano nello stendere le menzogne sul letto di Procuste: di certe vicende parla ormai apertamente l'intera nazione.
Parliamo finalmente di questi temi in uno dei prossimi eventi programmati per la Festa.
Sindaco, abbatta quest'ultimo taboo, anche se comprensibilmente sarà tutt'altro che una... Passeggiata.

Andrea Liberati
Italia Nostra - Terni

Terni, 26 agosto 2013.

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