ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.
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venerdì 12 settembre 2014

[TERNI] IDROELETTRICO: DECINE DI MILIONI DI CANONI FINITI A PERUGIA. QUANTA RICCHEZZA NE E' TORNATA IN CONCA? ZERO?



Se fosse un film, sarebbe 'La stangata': chi la subisce è naturalmente Terni. Certo, un caso. L'ennesimo, ma pur sempre un caso.
Italia Nostra intende far luce sulle decine e decine di milioni di euro che sappiamo esser stati inviati alla Regione da Endesa ed E.On negli ultimi dieci anni a titolo di canoni di concessione per lo sfruttamento idroelettrico: quanto ne sarebbe tornato su Terni sotto forma di tangibili 'compensazioni ambientali', come di regola accade altrove?
Sono già in molti ad assicurare 'nemmeno un cent'.
Se così realmente fosse -e attendiamo al riguardo una puntuale risposta alla nostra PEC spedita lo scorso sabato notte, 6 settembre- sarebbe una grave vergogna che bisognerebbe spiegare anzitutto ai residenti di Terni.
In questa provincia infatti insistono gli impianti idroelettrici più importanti dell'Umbria e tra i più grandi del Centro Italia, per circa 1 Twh annuo di produzione: cosa ne ricaverebbe Terni?
Sembra che, nel 2001, dopo aver ceduto a stranieri di fatto la stessa Cascata delle Marmore, 'temporizzata' da 85 anni con l'elemosina delle ore (bene capire se sia stata pure diminuita la portata a fronte dell'aumento orario accordato dal concessionario di turno: già partita la PEC alla Provincia), staremmo regalando anche il nostro 'tesoretto' -i proventi delle concessioni- ad altri Ma perché?
Italia Nostra sfida la Regione dell'Umbria a dimostrare il contrario.
Tale tesoretto annuo è pertanto destinato a crescere enormemente in futuro, contribuendo a cambiare in meglio il volto di Terni. Presto spiegheremo perché.
Non solo: un ulteriore progetto di potenziamento della rete idroelettrica è stato presentato quasi tre anni fa, per una potenza installata di circa 200 MW aggiuntivi.
Ora, al di là del merito tecnico, a fronte di altri possibili giganteschi introiti per i concessionari, cosa ne guadagnerebbe concretamente Terni? Si pensa di proseguire con grandi svendite e corrispondenti elemosine?
Qualche amministratore locale è in grado di interpretare correttamente l'espressione 'accordi compensativi'?

Segue copia della prima richiesta di accesso agli atti via PEC, spedita il 6 settembre, ore 23.15, alla Giunta Regionale dell'Umbria e alla Direzione Ambiente regionale (alla Provincia di Terni per conoscenza);
segue copia della seconda e diversa richiesta di accesso agli atti via PEC, spedita il 7 settembre, ore 00.33, alla sola Provincia di Terni.
****
ALLA REGIONE
Con la presente la sottoscritta associazione chiede ai sensi del nuovo D.Lgs. 33/2013, attuativo della legge 190/2012:
1) di ricevere i dati riguardanti l'ammontare economico globale versato alla Regione Umbria negli anni 2003-2013 dalle società pubbliche e private a titolo di canoni di concessione idroelettrica, differenziando tali introiti per provincia di competenza (Perugia-Terni) e per appartenenza o meno a grandi derivazioni idroelettriche;
2) di ricevere i dati riguardanti l'ammontare economico globale versato alla Regione Umbria negli anni 2003-2013 dalle società ENDESA e poi E.ON a titolo di canoni di concessione idroelettrica (provincia di Terni), esplicitando inoltre l'ammontare pagato dalle stesse per la sola concessione 'Galleto' (Terni) negli anni 2003-2013;
3) di sapere se e in quali puntuali termini economici -anno per anno, dal 2003 al 2013- gli importi di cui al punto 1) siano stati successivamente riassegnati sui territori delle province di Perugia e Terni;
4) copia del progetto della società E.ON relativo al potenziale nuovo bacino idroelettrico individuato dalla stessa tra Marmore, Miranda e i Prati di Stroncone (Terni), chiarendo infine lo stato di avanzamento della proposta medesima qualora fosse stato avviato un qualsiasi iter burocratico al riguardo.
Cordialmente

Andrea Liberati
Italia Nostra

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ALLA PROVINCIA
Con la presente la sottoscritta associazione chiede ai sensi del nuovo D.Lgs. 33/2013, attuativo della legge 190/2012:
1) di ricevere i vigenti disciplinari di concessione riguardanti le grandi derivazioni idroelettriche presenti in provincia di Terni, nonché eventuali accordi e/o patti aggiuntivi esistenti tra Provincia di Terni e la società E.On anche con riferimento a c.d. compensazioni ambientali previste su Piediluco e zona di Corbara;
2) di chiarire, dati alla mano, se all'aumento delle ore di apertura della Cascata delle Marmore, avvenuto negli anni 2000-2010, sia corrisposta una diminuzione della portata della medesima da parte di Endesa/E.On, eventualmente conosciuta dalle Autorità locali;
3) se, per Piediluco, le Giunte provinciali di Terni abbiano mai ordinato agli uffici -almeno negli ultimi dieci anni- una propria e puntuale valutazione e ricognizione del danno ambientale/materiale cagionato ai beni immobili dei residenti dalle variazioni di livello idrografico.
(...)
Cordialmente

Andrea Liberati
Italia Nostra

domenica 17 agosto 2014

[AMBIENTE] MENO DI DUE KM TRA LA CASCATA DELLE MARMORE E QUELLA DI SCORIE E VELENI: ECCO LE PRIME IMMAGINI DELLA TERZA DISCARICA PRETESA DA THYSSEN KRUPP, LAVORI IN CORSO CON ALCUNE ANOMALIE

Allargamento verso la Cascata delle Marmore in corso


Dissodato il terreno per la terza discarica

Impermeabilizzazione rattoppata

Scorie tra gli ulivi

Scorie incappucciate
Scarico discarica Valle color verde

Velocissimi a comunicare centinaia di licenziamenti, distruggendo il nostro tessuto sociale, ma persino più rapidi nel devastare l’ambiente. A Thyssen Krupp sembra ben poco importare della Valnerina e del sito naturalistico mondiale della Cascata delle Marmore: parlano da sole le prime immagini dei devastanti lavori in corso per costruire l’ennesima discarica TK, a nemmeno due chilometri dalle magnifiche acque cantate nei Grand Tour.
Sbancamenti pesantissimi, decine e decine di alberi abbattuti –si confronti l’oggi con le foto satellitari di Google Maps- tessuti di capping rammendati, pozzetti ove confluiscono preoccupanti liquidi verdastri, probabile percolato, un piezometro proprio laddove si prepara questa terza velenosa ‘montagna’ di rifiuti siderurgici, un cartello di cantiere senza descrizione alcuna, senza che siano stati fin qui minimamente risolti i gravissimi problemi determinati dalle altre due discariche (Pentima-Valle): in un simile caos si realizza il nuovo immondezzaio, dopo aver già disseminato mezza città con decine di milioni di tonnellate di scorie. Eppure il ciclo dello scarto industriale potrebbe essere chiuso ben diversamente, se solo l’azienda volesse investirci due lire. Invece è facile così, vero Thyssen Krupp?
Ai tedeschi, dunque, il profitto assoluto, possibile grazie al dumping ambientale accordato dalle autorità locali, a partire dalla donabbondesca e connivente presidenza della Provincia di Terni, competente per materia; agli italiani, segnatamente ai ternani, altri 100 anni di scorie al cromo, nichel, etc., riducendo definitivamente in cenere grandissimi appezzamenti, con prevedibili crescenti problemi sanitari, oltre al danno economico che fatalmente registreranno operatori turistici ed enogastronomici.

Il tutto in piena zona SIN, proprio laddove sarebbe dovuta partire la bonifica. Ma qui non si risana alcunché, sebbene i sensori registrino da tempo tassi elevati di metalli pesanti e di altri inquinanti nelle acque superficiali e profonde. E non esiste, nemmeno in sede governativa, uno studio idrogeologico certo e condiviso, mentre la stampa ci informa da anni su numerose indagini e processi relativi, guarda caso, alla malagestione di tali discariche. I campanelli di allarme sono risuonati tutti, ma si persevera nell’incoscienza, fino al naufragio collettivo prossimo venturo: di tutto questo e di altro saranno ancora una volta e senza indugi informati sia la locale Procura della Repubblica che il Ministero dell’Ambiente

 Italia Nostra Terni                        WWF Umbria
                                         Andrea Liberati                      Giuseppe Rinaldi



Terni, 13 agosto 2014

venerdì 15 agosto 2014

[TERNI] PIAZZA DELL'OLMO E UN ASSESSORE (TROPPO) ZELANTE



Nulla di più inedito dell’edito. Caro assessore Bucari, così lei forse avrà pensato, intervenendo nella contesa architettonico-identitaria su piazza dell’Olmo: contributo che sarebbe però stato plausibile se fosse avvenuto usando parole non solo più coerenti con la sua formazione da geometra, ma, soprattutto, citando puntualmente le fonti.
Non è infatti bello scoprire da Internet che brani del suo pezzo sono stati integralmente prelevati (leggasi copiati e incollati) dai siti on line dell’architetto Alessio Patalocco e di Homify.
Lei, tra altri dettagli, attesta che “L’idea centrale è stata infatti di coprire il pavimento con un “cielo stellato” rosa che evoca il culto della notte e le mitologie classiche”: un periodo estratto di sana pianta dai suddetti siti (http://www.alessiopatalocco.eu/architettura/39.html, http://www.homify.it/progetti/1451/piazza-dell-olmo-terni). Aggiunge inoltre che l’illuminazione rappresenta un “luogo di produzione artigianale di giorno e luogo di svago la sera”, ripreso anch’esso in modo pressoché pedissequo. Potremmo proseguire, ma sarebbe sconfortante.

Ecco: noi crediamo che i professionisti non abbiano alcun bisogno di difensori d’ufficio; di un simile patrocinio men che meno. Infatti soltanto il sostenere con parole proprie e originali l’altrui produzione intellettuale può significare comprenderla, rispettarla e persino valorizzarla. O, magari, solo riscattarne i limiti.
Le rammentiamo poi, a margine, considerando il ruolo di governo cittadino da lei ricoperto, che per mancata citazione delle fonti nei propri studi pregressi, più di un ministro, in giro per l’Europa, si è dovuto dimettere in tempi recenti.

Ecco: partiamo da qui, da questo anelito di sincerità, vivissimo in Italia specialmente nei confronti degli amministratori pubblici.
Solo così potremmo poi tornare sulle discrasie tra i rendering e l’effettiva esecuzione dei progetti o, ancora, su un centro storico che ha ormai decine di pavimentazioni diverse, decine di corpi illuminanti diversi, decine di cestini portarifiuti diversi o, ancora, sulla credibilità e l’autorevolezza di alcune Soprintendenze, le stesse che consentono un tale intervento su piazza dell’Olmo, ma lasciano parimenti abbattere le Orsoline solo qualche anno prima –e, talvolta, di peggio fanno in giro per l’Italia- Orsoline che rappresentano l’ultimo eclatante esempio dell’obliterazione storico-architettonico-monumentale invariabilmente in corso da 70 anni nel ternano, vicende su cui certune Soprintendenze hanno pesanti responsabilità, come dimostra pure l’imminente distruzione della passerella Telfer, primo passo di nuovi smantellamenti sul fronte dell’archeologia industriale.

Insomma, caro assessore, fratello ternano, proviamo a recuperare un approccio anzitutto autentico sui più rilevanti argomenti a ricaduta pubblica.
Magari scoprirà che potremmo contrapporci in serenità, arricchendoci tuttavia molto del libero confronto di idee, a prescindere dalle tesi di partenza. Un arricchimento viceversa precluso in casi come questo

                                                                                  Italia Nostra Terni

Terni, 15 agosto 2014

domenica 10 agosto 2014

[TERNI] PIAZZA DELL'OLMO E LA MEMORIA DIMENTICATA: PAVIMENTAZIONI DA RIPENSARE, INTERVENTO CHE CANCELLA LA STORIA. NON SI PROVI A FAR LO STESSO SU PIAZZA SAN FRANCESCO


Cantata da Furio Miselli, piazza dell’Olmo è uno dei pochi spazi ancora intatti della Terni pre-industriale che reca in sé testimonianze ineludibili intrise di memoria storica, a cominciare dalla morfologia di case di età tardo-medievale, per continuare con la palazzina ottocentesca, la fontanella, la pianta che vi attribuisce il nome e infine la chiesa di San Marco, uno degli edifici sacri più antichi della città, luogo caro ai frati Minori.
All’inizio della loro presenza a Terni, correva l’anno 1265, essi ottennero la possibilità di abitare nella canonica della chiesa di San Cassiano – quello che oggi conosciamo come “Cenacolo San Marco” – superando la promiscuità delle capanne arrangiate da san Francesco.
Un luogo storico, ancora intatto nella sua identità, ora non c’è più, violentato da un intervento riprovevole. In nome della destinazione odierna che l’ha battezzata come snodo del circuito ternano della ‘movida’, la riqualificazione non tiene minimamente conto dei valori immateriali racchiusi in quello slargo. Il progetto – dichiarato “esemplare”, ma che, a ben vedere, potrebbe esserlo davvero solo se applicato in altri contesti – ha finito per stravolgere il gusto estetico della piazza di per sé identitaria e ora caricata di significati “altri” assolutamente incompatibili con la storia di quello spazio. Ciò che poi dimostra assoluta inconsapevolezza è la pavimentazione: ci si domanda come sia possibile autorizzare un intervento del genere senza uno studio preliminare sulla morfologia storica che, sappiamo con certezza, era composta da materiali molto più congrui come il cotto e la pietra calcarea di Vascigliano, documentati in un saggio che la stessa Italia Nostra presentò negli anni Ottanta e che altre autorevoli personalità, come gli architetti Leonelli e Struzzi, hanno attestato nei loro studi.
Si dimostri allora l’opportunità di cancellare la memoria storica con lavori discutibili e in taluni casi impropri, come le orribili “vele” che ingombrano terribilmente la piazza e offendono il verticalismo degli alberi, creando una sensazione di disagio e di spiacevole oppressione. Un simbolo dell’identità cittadina – quella che in molti tendono a cancellare, forse perché non la conoscono affatto – ridotto ad un “patchwork lapideo, un nuovo episodio di obliterazione storico-culturale che impone per l’ennesima volta, magari prima che siano distrutte le residue testimonianze del passato, un richiamo forte a una presenza stabile sul nostro territorio da parte della Soprintendenza per i BBAAPP, gendarme di un patrimonio altrimenti destinato a morire nella trascuratezza fino, appunto, alla sua stessa completa rimozione, non di rado cagionata anche da inammissibili dinamiche clientelari.
Quel che preoccupa è che ora si vorrebbe intervenire strutturalmente su un altro luogo chiave della Terni medievale: piazza San Francesco e il sagrato del Santuario, cuore religioso del centro storico, che l’anno prossimo si accinge a celebrare il 750° anniversario dalla fondazione. Non permetteremo alcuno scempio su questa piazza, né interventi dissacranti della storia laica e religiosa della città.
Qualsiasi iniziativa del genere sarà ostacolata con richiesta di vigilanza immediata al Ministero dei Beni Culturali, facendo appello all’art. 45 del Codice dei Beni Culturali che tutela l'integrità della nostra storia, impedendo interventi che danneggino contesto ambientale e decoro. Piazza san Francesco dovrà piuttosto rappresentare il segno della conversione architettonica, un cambio di rotta improntato al rispetto e alla sensibilità nei confronti di valori immateriali e materiali che non possono essere svenduti da alcuno

                                                                                              Italia Nostra Terni


Terni, 10 agosto 2014

martedì 11 marzo 2014

FONDAZIONE CARIT E RICERCA SCIENTIFICA: DOPO IL CASO CELLULE STAMINALI, RESTITUZIONE DENARI E PASSO INDIETRO DEL CDA. RICHIESTA ALLA VIGILANZA LA VERIFICA DI TUTTE LE USCITE DEGLI ULTIMI ESERCIZI FINANZIARI


Come emerge da notizie di stampa, il prof. Angelo Vescovi non avrebbe compreso le ragioni delle recenti dimissioni del vicepresidente della Fondazione cellule staminali. Questi, vicepresidente anche della Fondazione Carit, secondo Vescovi garantiva 'l'operatività' dell'ente.
Sarebbe utile un'estesa disamina degli esiti degli investimenti di Fondazione Carit nella ricerca scientifica, ma non è questa la sede. Possiamo qui dire, quali soci dell'ente, di aver ritenuto meritevole di approfondimento ministeriale - Ufficio Vigilanza - alcune fattispecie, tra cui la relazione finanziaria della Fondazione Carit quale ente fondatore della Fondazione cellule staminali.
E' così risultato che, di € 100.000 che, annualmente, secondo i bilanci, la Carit indirizzava alle 'attività istituzionali' della Fondazione cellule staminali, almeno il 24/25% veniva assorbito dai suoi stessi 'organi istituzionali': ipoteticamente circa € 100.000 in quattro anni.
Considerando che in Italia i denari per la ricerca scientifica non ci sono o sono pochi, per quale ragione Fondazione Carit, in qualità di ente promotore della Fondazione cellule staminali, non si è opposta alla remunerazione di questo ulteriore CdA? Sono soldi sottratti alle speranze dei malati: a prescindere dall'eventuale norma positiva e dalla legge morale, ne risentono anche la missione filantropica e l'autorevolezza della Fondazione Carit, a fortiori considerando la sistematicità di simili erogazioni. 
Ecco perché adesso occorrono gesti riparatori dinanzi alla città e agli organi delle due fondazioni:
a) il vicepresidente della Fondazione Carit, unico titolare di significativi compensi in seno all'organizzazione cellule staminali, restituisce tutto alla ricerca scientifica;
b) quella parte del CdA che non ha verificato questi costi, si assume fino in fondo le proprie responsabilità, con un doveroso passo indietro.

Italia Nostra proseguirà nel fare comunque la sua parte e, a seguito di tale episodio e dopo aver attivato il Ministero dell'Economia, ora scriverà nuovamente agli organi di Vigilanza onde esaminare in profondità la ratio delle singole voci di uscita degli ultimi esercizi finanziari, appurando l'estraneità del CdA rispetto a eventuali conflitti di interesse e a favoritismi, individuando eventuali spazi per azioni di responsabilità.
La sensazione che ne ricava il cittadino resta quella del circolo chiuso, autoreferenziale e talvolta vagamente familistico: e fin quando la Fondazione non adotterà principi altrove comuni, a partire da 'trasparenza' dei percorsi decisionali in rapporto a un congruo 'monitoraggio e valutazione dei progetti sostenuti'; 'comparazione attraverso bandi', tuttora non effettuati; non avanzeremo di un centimetro.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni

Terni, 11 marzo 2014

Compensi e gettoni della Fondazione cellule staminali 2012 (fonte: CCIAA di Terni)
- Enrico Geraci (presidente): € 150,00 (gettoni)
- Francesco Quadraccia (vice presidente): € 23.606,97 (compenso + gettoni)
- Vincenzo Paglia (consigliere): € 150,00 (gettoni)
- Albano Agabiti (consigliere): € 30,00 (gettoni)
- Giovanni Bonanni (consigliere): € 120,00 (gettoni)
- Sandro Piermatti (consigliere)

domenica 2 marzo 2014

GALLERIA TESCINO, BENE CHE SIA TECNIS A PAGARE, MA ORA GUARDIAMO ALLA DISCARICA: SE NE FISSI LA DATA DI CHIUSURA E POI VIA ALLA BONIFICA


Le carte della Conferenza dei Servizi decisoria del 2000 parlano chiaramente: una pluralità di soggetti politico-istituzionali approvò all'unanimità (!) il tracciato dell'attuale Terni-Rieti. Nessuno di costoro può tirarsene fuori.
Per spendere il meno possibile, per far presto, si ricercò il percorso più corto, nonostante ci fosse in mezzo la discarica. Quei progetti - preliminare, definitivo ed esecutivo - furono dunque conosciuti e accettati da tutti, una sfilza di ingegneri e di amministratori, da quelli del Comune di Terni a quelli della Regione fino al Ministero dell'Ambiente.

La galleria 'Tescino' doveva d'altra parte essere un 'tubo chiuso', ma, se è vero che Tecnis ha effettuato un'impermeabilizzazione non a regola d'arte, diversamente da quanto richiesto nel contratto della stazione appaltante Anas, è altrettanto vero che la stessa discarica AST-TK non sembra del tutto impermeabilizzata: ora concentreremo le nostre attenzioni proprio su quest'area, considerando che, mentre sul pur non facile ripristino funzionale della galleria Tescino non ci saranno oneri a carico dello Stato, ma pagherà il costruttore Tecnis, doverosamente diffidato da Anas, sul destino di questa bomba ecologica, rappresentata dalla discarica, fonte di tutte le nostre preoccupazioni, prosegue un fragoroso silenzio, nè si capisce a carico di chi saranno le relative spese - quando mai la bonifica partirà: Regione, Provincia, Comune e AST dovrebbero invece fissarne la data di chiusura per poi procedere al doveroso risanamento, di concerto col Ministero dell'Ambiente. La pazienza di cittadini e associazioni è al limite.

Certamente risuonano come una presa in giro alcune parole pronunciate allora, in sede di Conferenza dei Servizi. Giustamente si sollecitava un rapido collegamento tra Terni Est e il piazzale merci AST: ebbene, 14 (quattordici) anni dopo non c'è niente! Non si sono nemmeno conclusi gli espropri, come emerso pochi giorni fa, mentre 500 TIR al giorno ingolfano la città e mettono in pericolo pedoni e automobilisti.

In conclusione, ex malo bonum, citando S. Agostino: il caso 'Tescino' fornisce il destro per aggredire finalmente alcune grosse criticità della Conca. Ne torneremo presto a parlare.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 1 marzo 2014.

giovedì 13 febbraio 2014

DEPOSIZIONI PRISCIANO: RICHIESTA AMPLIAMENTO DELLA RETE DI MONITORAGGIO INDUSTRIALE

ARPA UMBRIA
Dipartimento Provinciale di Terni
DIREZIONE
Dott. Ing. Adriano Rossi
SEDE

Oggetto: deposizioni Prisciamo e alto livello di concentrazione di nichel, cromo, arsenico nei suoli. Necessario ampliamento della rete di monitoraggio industriale. Richiesta di copertura di alcuni siti sensibili.

Con la presente le sottoscritte associazioni rappresentano alla S.V. la necessità dell'ampliamento della rete di monitoraggio industriale in Terni, con particolare riferimento alle c.d. deposizioni.
In particolare, alla luce dell'alto livello di concentrazione di metalli pesanti registratosi presso il quartiere di Prisciano, gli scriventi richiedono la copertura di zone particolarmente sensibili quali:
  1. l'Istituto Comprensivo di Scuola Statale dell'Infanzia primaria e secondaria di I° grado "G. Oberdan";
  2. il parco Rosselli;
  3. il Polo Didattico-Scientifico universitario di Pentima;
  4. sul tetto delle Acciaierie AST-TK, onde misurare l'impatto ambientale delle c.d. emissioni diffuse, sul modello di quanto già effettuato dall'ARPA della Val d'Aosta, eventualmente anche calibrando la collocazione a fini di valutazione del grado di esposizione dei dipendenti dello stabilimento.
Si chiede altresì di videosorvegliare le aree di collocazione dei deposimetri, onde assicurare massima certezza nella raccolta dati.

Ringraziando per i servizi sinora svolti, si invita nondimeno ARPA Umbria a moltiplicare gli sforzi - anche in termini di risorse impiegate sul territorio - a beneficio della più attenta analisi della situazione ambientale della città di Terni, notoriamente bisognosa di massima attenzione su tale fronte.
Gli scriventi segnalano infine l'opportunità che un simile monitoraggio venga infine reso obbligatorio in sede di rilascio AIA, a totale o parziale carico dell'istante, evitando accuratamente possibili conflitti di interesse e ferme restando supervisione e gestione da parte di ARPA Umbria.
Nell'attesa di un concreto riscontro, si inviano cordiali saluti.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Amos Macinanti, WWF Umbria

Terni, 13 febbraio 2014.

dott. Andrea Liberati 348.360.11.35
dott. Amos Macinanti 338.86.48.712

martedì 4 febbraio 2014

[TERNI] QUARTIERE DI PRISCIANO, PARCO GIOCHI IN ZONA FORTEMENTE CONTAMINATA DA NICHEL E CROMO: IL SINDACO INTERVENGA SUBITO

Dintorni area parco giochi di Prisciano - razzolio di avicoli
Dintorni area parco giochi di Prisciano - razzolio di avicoli
Centralina di Prisciano (deposimetri in basso)
Parco giochi di Prisciano
Parco giochi di Prisciano
Salute in polvere
Nell'attesa che il primo cittadino di Terni assuma le iniziative necessarie per porre in sicurezza i suoli contaminati da nichel, cromo e arsenico, sottoponiamo all'Amministrazione comunale il caso del parco giochi per bambini collocato in area contigua (quindici metri c.a) a quella di rilevamento ufficiale ove ARPA Umbria ha constatato la presenza di livelli altissimi di metalli pesanti nelle deposizioni.
E' purtroppo prevedibile che i nostri piccoli, in buona parte del quartiere di Prisciano - e non solo - siano sottoposti da anni a concentrazioni elevatissime di elementi di natura altamente pericolosa. I più piccini oltretutto usano non di rado toccare e raccogliere la terra: ebbene sappiamo che tale comportamento, in un luogo simile, può trasformarsi in una rischiosa abitudine.
Ecco perché oggi chiediamo ufficialmente al sindaco di provvedere con urgenza, coinvolgendo però in subordine anche il prefetto: qualora il Comune non adottasse in tempo rapidi le misure più adatte, rimuovendo da subito il summenzionato spazio attrezzato per bambini, delimitando l'area di contaminazione dei metalli pesanti e vietando le relative coltivazioni e allevamenti su terreni e orti urbani interessati da tali fenomeni, incalzeremo direttamente il rappresentante del Governo perché, nell'ambito delle ampie prerogative che la legge gli attribuisce, sia questi a surrogare l'eventuale imprudente inerzia degli Enti locali.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

lunedì 27 gennaio 2014

BOZZA DI NUOVO STATUTO FONDAZIONE CARIT: DA UNA BREVE ANALISI COMPARATA EMERGONO NUMEROSE DEBOLEZZE. RISCHIO 'COMPITINO'


La bozza di nuovo statuto della Fondazione Carit appare debolissima. Aleggia il rischio del 'compitino'. Lo comprova un'analisi comparata degli statuti di altre prestigiose e ricche fondazioni bancarie italiane: Compagnia di San Paolo; Fondazione Cariplo; Fondazione Roma; e poi, a livello locale, anche le fondazioni della Cassa di Risparmio di Perugia e di Orvieto. Alcuni punti:

  1. L’articolo 1 del nuovo statuto postula coerenza coi principi contenuti nella Carta delle Fondazioni 2012 ACRI (Associazione delle Casse di Risparmio italiane). Tale Carta è un accordo vincolante tra tutte le fondazioni bancarie del nostro Paese: tuttavia a Terni la Carta resta disapplicata su numerosi e rilevanti temi. Non un accenno infatti alla ‘trasparenza’ dei percorsi decisionali, alla ‘comparazione attraverso bandi’ –tuttora non effettuati, diversamente da quanto accade presso le fondazioni suddette, che li hanno attivati molti anni fa. Nulla su ‘monitoraggio e valutazione dei progetti sostenuti’, a voler tacere delle carenze relative a ‘incompatibilità e ineleggibilità’, su cui poi ci diffonderemo al punto 3). Interessante notare che altrove gli statuti e, in subordine, i regolamenti, includono una formula, ripresa dalle linee guida Acri, in merito al dover assicurare la motivazione nella selezione delle iniziative da finanziare.
  2. Il numero dei membri dell’assemblea dei soci: la Compagnia di San Paolo ne ammette appena 21; la Cariplo 40; Fondazione Roma può accoglierne da 58 a 115; Perugia e Orvieto ne consentono fino a 100. Il problema è anche nel metodo scelto a Terni: negli esiti non sembra aderire appieno alle tendenze contenitive delle fondazioni ‘virtuose’ –i 130 qui previsti in luogo degli attuali 170 restano esorbitanti. Ci si affretta poi a tagliare alcuni, salvando altri. Perché allora non ridurre in modo più significativo, salvaguardando la rappresentanza, ma cancellando possibili consorterie?
  3. Ruolo della politica: mentre l’ACRI la tiene fuori, evitando ab origine intrecci che altrove hanno già condotto a situazioni di inaudita gravità, la bozza del nostro statuto sembra al contrario assai morbida sul punto. In tal modo, però, finisce per confliggere coi principi di quella stessa Carta ACRI cui dichiara di ispirarsi all’art. 1. Se infatti l’ACRI parla di incompatibilità con “qualsiasi incarico o candidatura politica (elettiva o amministrativa)”, il nostro nuovo statuto si limita tartufescamente a dichiarare incompatibili solo coloro che ricoprano un ruolo esecutivo/direttivo “dei partiti politici a livello nazionale”, con un’ulteriore declinazione di tale concetto che finisce solo per rendere più indecifrabile l’asserto. Via libera a eletti che non abbiano ruoli esecutivi nel partito, così come a eletti facenti parte dei gruppi misti? Porte aperte anche a semplici candidati e a consulenti politici? Sembra di sì: un articolo così redatto si trasforma in un cavallo di troia per politici e mestieranti vari.
  4. Metodologicamente superato il richiamo nello statuto, Comune per Comune, dei singoli territori interessati da eventuali interventi della Fondazione. Nota di colore: ci si è accorti che Alviano e Attigliano sono ‘priorità’ anche per la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto?
  5. La bozza, ai fini del limite del doppio incarico degli amministratori, finisce per autorizzare di fatto un terzo mandato, sia pure di due anni al massimo, in seno al Comitato di indirizzo e al CdA, in spregio alle disposizioni di cui al D. Lgs. 153/99. L’Autorità di Vigilanza sarà d’accordo?
Sarebbero anche altri i punti critici. Ci limitiamo a segnalarne alcuni: non un rinvio a eventuali regolamenti per la gestione del patrimonio, così come altre esperienze insegnano. Non un rinvio ad approcci socialmente responsabili negli investimenti, evitando incoerenze tra strumento finanziario scelto e missione filantropica della Fondazione. Non una parola su principi ormai altrove da tempo consolidati quali ‘obbligo di compartecipazione della spesa’, ‘non sostitutività’, ‘comunicazione’, ‘rendicontazione’, ‘innovatività’ e ‘non ripetitività’ delle proposte, ‘efficienza’ e ‘sostenibilità’.
Ebbene, senza una reale presa di coscienza dello iato esistente tra questo statuto e quelli di fondazioni bancarie anche a noi vicine, la Fondazione Carit presterà il fianco a critiche crescenti.
L’unica via praticabile è una rassegna delle buone e più diffuse pratiche, recependo principi altrove da tempo inverati con successo: forse sarebbe un po’ seccante, rompendo prassi consolidate. Ma almeno funzionerebbe, garantendo pienamente i soci, così come i destinatari degli interventi della Fondazione

Terni, 22 gennaio 2014 Andrea Liberati – Italia Nostra Terni

[TERNI] NICHEL E CROMO A TERRA, VALORI ABNORMI: INTERDIRE LA COLTIVAZIONE ALIMENTARE DEI TERRENI DI PRISCIANO E ATTORNO ALLA DISCARICA.


NICHEL E CROMO A TERRA, VALORI ABNORMI:
INTERDIRE LA COLTIVAZIONE ALIMENTARE DEI TERRENI DI PRISCIANO E ATTORNO ALLA DISCARICA. INDIVIDUARE UN SITO ALTERNATIVO A 'VALLE' INTERNAMENTE AL SITO DELLE ACCIAIERIE

Gli abnormi valori di nichel e cromo a terra, registrati in alcune zone del ternano grazie alle deposizioni certificate dall'ARPA e diffuse a fine dicembre 2013, vanno valutati molto attentamente dalle Autorità locali. Nichel e cromo rappresentano tipici marker dell'inquinamento da produzione siderurgica.
Abbiamo segnalato come, in particolare su Prisciano, nel corso dell'anno 2013 siano state rilevate concentrazioni di nichel mediamente circa dieci volte superiori a quelle previste dalla legge tedesca, riferimento internazionale rilevante anche per le ARPA italiana, con picchi mensili anche di 23 volte eccedenti la soglia della normativa benchmark.
E' trascorso un mese, ma la nostra denuncia non pare aver sortito effetto alcuno. Il sindaco, nella sua qualità di ufficiale sanitario, sta riflettendo su come mettere in sicurezza i cittadini?
Un primo strumento, dopo l'immediata perimetrazione dell'area di potenziale pericolo da parte di ARPA, potrebbe essere l'emanazione di un'ordinanza con cui interdire la coltivazione alimentare presso tutti i terreni, gli orti circostanti le Acciaierie, a iniziare da Prisciano. Non solo. Occorrerebbe provvedere del pari anche sui lotti prossimi alla discarica di Valle, la cui necessaria bonifica, dopo ben 15 anni, incomprensibilmente non riesce a partire.
Al riguardo è bene che le Acciaierie di Terni, all'interno del proprio sito produttivo, individuino con urgenza nuovi spazi per lo smaltimento dei rifiuti di lavorazione (c.a. 500.000 t/anno), vista la plateale nocività e costipazione dell'area attualmente utilizzata. Una nuova area, invece, da realizzare senza indugi e nel più rigoroso rispetto delle normative vigenti, prevedendo doverosamente il recupero industriale delle scorie, trasformandole in fattori in grado di conseguire importanti economie per l'azienda, ma anche utili benefici per l'ambiente e il paesaggio, coniugando in un meccanismo fortemente virtuoso le ragioni della salute e del lavoro nella Conca ternana.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni
Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria

Terni, 27 gennaio 2014.

lunedì 30 dicembre 2013

[TERNI] FONTANA DI PIAZZA TACITO, NULLA PIU' DA RESTAURARE, MOSAICI IRRECUPERABILI: NELL'INDIFFERENZA DI ANNI IL PECCATO ORIGINALE DELL'OPERAZIONE ODIERNA. BLOCCARE SUBITO I LAVORI, ACCERTARE LE RESPONSABILITA' E RIFLETTERE SULL'INTERO PROGETTO



Nel panorama di smarrimento e di profonda crisi in cui versa la città di Terni, la Fontana viene integrata alla precarietà del presente: mitizzata o desacralizzata, è lì a rappresentare lo stato di salute della città odierna. A livello storico-artistico non è la fontana realizzata nel 1933-1936 da Mario Ridolfi e Mario Fagiolo e semidistrutta dal bombardamento del 14 ottobre 1943, rifacimento d'autore, poiché coinvolse gli stessi artisti, opera che andava conservata con opportuna dovizia. Non è successo. La società cambia e, con lei, l'urbanistica; la Fontana, pensata per essere un punto di aggregazione, divenne rotonda stradale e vasca privilegiata per festeggiare impropriamente eventi sportivi.
Nel 1995 comunque si eseguì un lodevole restauro e, a proposito del mosaico, la ditta Arte e Lavoro sottolineò come "lo stato di degrado della decorazione musiva, realizzata in pietre naturali, è da collegarsi all'errato metodo di pulitura adottato nel corso degli anni: i ripetuti passaggi sulla superficie di soluzioni acide, hanno infatti, causato una corrosione differenziata del materiale lapideo, in relazione alla natura mineralogica, sciogliendo la parte costituita in carbonato di calcio".
Oggi veniamo ufficialmente a sapere che i mosaici sono irrecuperabili, poiché, dopo il restauro del '95, l'approccio manutentivo è stato esattamente lo stesso ed è questo il peccato originale della bislacca operazione cui si è dato il via: come abbiamo già scritto lo scorso agosto, la Fondazione, che tanto aveva contribuito al restauro del '95, non ha mai denunciato pubblicamente lo stato delle cose, non ha mai levato nemmeno grida di manzoniana memoria verso Istituzioni totalmente disinteressate, nonostante la devastazione in atto, né ha mai richiesto un protocollo scritto per la manutenzione. Eppure già una volta furono investiti soldi di tutti i ternani, che però, non a caso, hanno vivacemente protestato. Sarebbe poi paradossale se la Fondazione Carit intervenisse con altre risorse senza aver considerato l'inesistente stato conservativo delle decorazioni, il che autorizzerebbe a pensare che sia mancato anche un adeguato studio preventivo rispetto alla grancassa che ne è seguita.
Come detto mesi fa, la Fondazione Carit non è un bancomat; e il Comune, per parte sua, risponderà alle Autorità preposte di uno scempio scientemente continuato per troppo tempo, gravissimo degrado non così diverso da quello odierno di Colle dell'Oro, del teatro Verdi e di numerosi altri beni pubblici.
Non sarebbe stato saggio, come ricordava, inascoltato, Giovanni Urbani, avviare un processo di manutenzione programmata, da noi impraticabile non tanto per mancanza di fondi, ma per l'assenza di una simile cultura? Era necessario ricordarsi della fontana solo oggi? E cosa fare ora?
Anzitutto affermare la verità sul passato, accertando le relative responsabilità pubbliche, chiarendo chi debba accollarsi i costi di questa distruzione. Si proceda intanto all'immediato blocco dei lavori, riflettendo sull'intero progetto con le istituzioni preposte alla tutela, aprendo alla discussione anche le associazioni locali che si occupano di coadiuvare lo Stato nello svolgimento della propria funzione.
Una cosa è chiara: se il rifacimento del 1961 non rende più l'unità artistica della fontana e quindi ci ritrovassimo davvero di fronte a una soluzione dolorosa, come quella di un mosaico da ricostruire - una copia o, peggio ancora, un dispendiosissimo falso - sarà il momento di chiedersi senza polemiche se la fontana in sé rappresenti ancora un "simbolo" della città o vada annoverata come un'opera desueta. Se la risposta pende sulla prima soluzione, allora dovremmo fare di tutto per restituire la forma ideale al monumento che però dovrà godere di maggior rispetto a cominciare dallo spazio che lo circonda, piazza Tacito, talmente deprimente da costringere qualsiasi amministrazione a un pronto ripensamento in seno alla valorizzazione delle testimonianze architettoniche che lo compongono. 

Italia Nostra Terni

Terni, 30 dicembre 2013.

venerdì 18 ottobre 2013

[TERNI] OPERAZIONE 'PIAZZA PULITA', L'AMMINISTRAZIONE COLLABORA: UN VIVO PLAUSO!

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Da Italia Nostra un vivo plauso all'Amministrazione comunale e alla Comunità dei Salesiani di don Bosco per l'intervento su piazza San Francesco, nuova 'piazza pulita' da auto e veicoli vari, ora finalmente fruibile ai pedoni.
Si tratta di un iter concluso a seguito di alcuni incontri con l'assessore Bencivenga e i suoi funzionari, dopo aver loro segnalato numerosi elementi di decoro urbano giacenti presso il Centro Multimediale. Al riguardo sarebbe bene avviare una approfondita ricognizione di beni consimili, anche presso i magazzini comunali, così da poter soddisfare - a costo zero - le richieste di quei cittadini desiderosi di avere una città più bella e funzionale.
Da anni lo slargo di San Francesco era oppresso da innumerevoli mezzi, con ruote spesso affondate fin sopra il sagrato della chiesa, riqualificato con ingenti risorse solo poco tempo fa.
Una forma di ossequio all'antica sacralità del luogo e ai suoi attrattivi fattori artistici e architettonici, ma anche la risoluzione di un problema concreto: la Polizia Municipale - sovente qui chiamata a dirimere inutili controversie - potrà svolgere altrove i propri compiti d'ufficio.

Da parte nostra l'auspicio acché il Comune continui ad ascoltare le nostre istanze: Italia Nostra è pronta a fornire originali quanto economiche idee anche per lo spiazzo pubblico/privato Paul Harris, sin qui tenuto in modo disdicevole, e per l'area Duomo, costipata da decine di auto, sebbene si tratti di zona pedonale.
Siamo certi che, nel superiore interesse di Terni e di rinnovata estetica del bello, l'Amministrazione proseguirà in questa collaborazione per il miglior esito dell''operazione piazza pulita'.

Italia Nostra, Terni

Terni, 18 ottobre 2013.

sabato 24 agosto 2013

IL PARCO DELLA PASSEGGIATA TRA EROS E AGAPE: NECESSARIA UNA SUPERIORE PRESA DI COSCIENZA DAL PD

Veduta aerea del Parco della Passeggiata [foto tratta dal sito istituzionale della Provincia di Terni]

La vicenda della difesa del parco della Passeggiata è uno dei sintomi del necessario avanzamento culturale di cui la città ha tremendamente bisogno.
Tutto - associazioni, partiti, Chiesa, singoli - dovrebbero essere concordi sulla tutela di questo bene, che significa tutela vera e concreta del creato e delle opere dell'uomo. 
Perché questo non sembra possibile a Terni?
Eppure la difesa collettiva della Passeggiata è rafforzata dal vincolo monumentale, apposto ormai 100 anni fa, grazie alla prima legge sulle tutele, del 1909; vincolo apposto non a caso, ma alla luce dell'importanza anche storica di quelli che erano un tempo 'i giardini del vescovo'.
Tanti, a prescindere dal credo politico, hanno frequentato la Festa dell'Unità prima e Democratica poi, allocata proprio presso il nostro bellissimo parco. Nell'incanto di questo splendido giardino, ricco di opere preziose, il PCI di Terni individuò infatti, ormai molti decenni or sono, il luogo della celebrazione di sé e della sua idea del mondo, con una convivialità accattivante.
Forse - e potrebbe non essere un paradosso affermarlo, nella carenza di eventi alternativi in loco - alcun Passeggiata anche grazie a quella scelta. to La Passeggiata anche grazie a quella scelta. Aver conosciuto La Passeggiata non significa tuttavia comprendernae l'essenza più profonda e antica: gli antichi greci sapevano che c'era una differenza sostanziale tra Eros e Agape.
Sulla Passeggiata il PD sembra turbato da Eros e il parco è divenuto oggi un fatto carnale, con vaghi, egotistici desideri di appropriazione. Noi siamo invece agitati da Agape, mossi da un sentimenti di amore universale. Disinteressato. E abbiamo capito che il Parco è un bene indisponibile dell'intera città.
La comunità ternana, tutta, è cresciuta: la stessa più giovane base PD riconosce i rischi ambientali e architettonici connessi alla trasformazione - pur temporanea - di questo luogo a sagra, area per concerti, conferenze, fiera, occasione di finanziamento del partito, etc.
Italia Nostra e la città chiedono dunque oggi ad Andrea Delli Guanti e al suo partito uno sforzo di comprensione di ragioni che, al netto dei toni, restano comunque di buon senso, rivelatrici di una sensibilità culturale incomprimibile. Ragioni che, comunque, vanno a braccetto con il rispetto di normative cogenti per tutti, anche per coloro che sono schiavi di Eros.
Un filo sottile unisce molti episodi.
Così, qualche settimana or sono, sulla scorta di un'altra vicenda non esaltante, quella del telamone, indice di una consapevolezza identitaria cittadina quanto meno incerta, la nostra associazioni, con Giuseppe Cassio, ha invocato per Terni un nuovo manifesto culturale.
Italia Nostra - occorre precisarlo - non si occupa soltanto della Passeggiata, come qualcuno ha lamentato: in silenzio, ad esempio, stiamo portando avanti con una grande industria un progetto di contenimento degli inquinanti, su cui altri - gli amministratori pubblici - avrebbero dovuto lavorare da tempo.
Invece, avvinto da viete gabbie e affarismi su cui sarebbe bene aprire gli occhi, a Terni l'ambiente è divenuto un argomento intoccabile o, peggio, ignorato o scientemente sminuito.
Se il PD intendesse svolgere un servizio nuovo alla città, ben oltre i recinti del consenso e delle clientele, dovrebbe anzitutto riconoscere i propri errori di governo, così da provare a superarli per aprire autenticamente alla dialettica democratica, che è confronto di pensiero e non quell'asfittico priapismo che, solo, può condurre a sortite legalitarie quanto mai bizzarre: in una Terni in sé già sofferente, tali iniziative favoriscono esclusivamente l'espansione della gramigna in mezzo al grano.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 24 agosto 2013.

venerdì 19 luglio 2013

FONTANA DI PIAZZA TACITO, TERZO RESTAURO IN 50 ANNI: LA FONDAZIONE NON SIA UN BANCOMAT MA ACCERTI LO STATO DEI BENI RESTAURATI

FONTANA DI PIAZZA TACITO, TERZO RESTAURO IN 50 ANNI:
LA FONDAZIONE CARIT NON SIA UN BANCOMAT,
MA ACCERTI SISTEMATICAMENTE LO STATO DEI BENI RESTAURATI,
DENUNCIANDO SENZA INDUGI GLI ATTACCHI AL PATRIMONIO CULTURALE



Il restauro della Fontana - il terzo in 50 anni - non può non essere accolto con soddisfazione da parte di ogni cittadino ternano. Occorre tuttavia che alcuni dei protagonisti del futuro recupero si fermino un attimo a riflettere bene su quanto accaduto.
L'ultimo restauro sostenuto dalla Fondazione risale infatti al 1996.
Mentre l'intervento degli anni '50 è durato quasi un quarantennio, quello del '96 risultava compromesso già poco dopo il 2005. Al riguardo, in molti hanno sottolineato la totale assenza di una manutenzione corretta: negli ultimi anni non si ricordano, però, pubbliche quanto necessarie prese di posizione da parte della Fondazione Carit medesima che tanto aveva contribuito a quel ripristino.
E' bene pro futuro che, a seguito di operazioni di restauro, le risorse stanziate dalla Fondazione costituiscano il presupposto della più ampia responsabilità del board: che significa? Significa denunciare senza indugi alle competenti Autorità ogni iniziativa volta a danneggiare un bene risanato con i denari di tutti, dei nostri padri e di chi verrà dopo di noi. E' successo? Non pochi iniziano a interrogarsi su come venda selezionata la classe dirigente di una fondazione bancaria. E' mera emanazione della politica locale? Quali requisiti sono richiesti per far parte di un organismo così delicato?
Non è tollerabile che la Fondazione sia chiamata a stanziare dopo 10/15 anni risorse ingenti per un patrimonio che essa stessa è deputata a difendere con modalità ovviamente anche diverse da quelle di una generosa dazione di danaro, ad esempio segnalando doverosamente alle Soprintendenze dell'Umbria, con cui da sempre collabora, tutti gli eventi che squalificano e annullano le eseguite azioni di conservazione. 
Forse, così facendo, la Fontana sarebbe stata ancora integra e la Fondazione avrebbe potuto perciò destinare importanti risorse ad altro nobile fine.
Analogo ragionamento si può estendere: se la Fondazione avesse fatto valere in ogni sede la propria forza e il proprio antico carisma, diversamente forse sarebbe finita anche la storia di certe facoltà universitarie del cosiddetto Polo di Terni, per anni profumatamente mantenute in assenza di un convincente disegno strutturale, tanto che sono state presto cancellate senza che si levasse almeno un'accorata protesta da parte di coloro che le avevano finanziate.
Non siamo dinanzi a 'incombenze' da cui ci si possa sottrarre, sostenendo magari che lo statuto non le preveda; si tratta di qualcosa che infatti risale alle nostre radici culturali, a quel che gli antichi greci chiamavano 'agrapta nomina', le leggi non scritte, come il sentirsi massimamente responsabili a ogni livello - morale, civile, professionale - di beni pubblici dei quali si è istituzionalmente preposti alla difesa non tanto in quanto soci di una pur stimabile Fondazione bancaria, ma anzitutto come membri e dirigenti della comunità locale. Come donne (non ve ne sono nel board!) e uomini liberi.
Interventi come quelli sulla Fontana oggi, come sull'Università ieri, sarebbero encomiabili soltanto se accompagnati da quotidiane attenzioni verso quei beni, in tal modo concretamente protetti per gli anni a venire. Altrimenti si precipita nella beneficienza spicciola, col rischio di gettare soldi al vento.

Andrea Liberati
Italia Nostra onlus, Sezione di Terni

Giuseppe Rinaldi 
Segretario WWF Umbria

Terni, 17 luglio 2013.

venerdì 12 aprile 2013

MISTERO ANAS SU TERNI


MISTERO ANAS SU TERNI:
1) SVINCOLO DI TERNI NON ILLIMITATO DA BEN QUATTRO ANNI;
2) INESEGUITA LA BRETELLA STRADALE RATO-PIAZZALE AST.
IL SINDACO CONVOCHI ANAS ROMA E IL COMPARTIMENTO DI PERUGIA

Il sindaco si faccia sentire dall'ANAS: com'è possibile che Terni sia l'unica città dell'Umbria dove le torri di illuminazione degli svincoli della superstrada sono spente? E' trascorso quasi un lustro da quando l'impianto elettrico è saltato: un pessimo biglietto da visita per chi giunge nella Conca, senza dimenticare i pericoli per la sicurezza stradale.

E cosa intende fare ANAS sulla bretella tra Terni Est e il piazzale merci AST, lasciata inspiegabilmente ineseguita? Eppure quest'opera sarebbe tecnicamente semplice e poco costosa. Si eviterebbe così il quotidiano caos di Via Vulcano-Via Tre Venezie, i cui residenti, dopo decenni, tornerebbero a una qualità della vita finalmente decente.
Intanto l'asse vicario Via Bramante-Ponte d'Oro sta letteralmente esplodendo.
Un collegamento che serviva a collegare in modo rapido e sicuro i quartieri settentrionali della città si sta trasformando in un'impossibile camionabile, con rischi elevati per tutti i fruitori -a iniziare da pedoni e ciclisti- col prevedibile accelerato logoramento delle relative infrastrutture viarie e con alti livelli di inquinamento ambientale.

Prima che sia troppo tardi, prima che ci scappi il morto -una sera di qualche settimana fa un camion perse pesantissime bramme, cadute sulla pista ciclabile di Via Bramante a quell'ora deserta- chiediamo dunque al sindaco di intervenire subito, imponendo ai TIR l'attraversamento esterno della città via superstrada e, per il resto, inchiodando l'ANAS alle sue responsabilità.
Al riguardo Italia Nostra e Wwf sono pronti ad appoggiare in ogni sede le legittime rivendicazioni di Terni

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Giuseppe Rinaldi
WWF Umbria

Terni, 12 aprile 2013

martedì 5 febbraio 2013

ITALIA NOSTRA CONTRO L'INUTILE "TANGENZIALE" DI ACQUASPARTA: RISCHIO DISASTRO AMBIENTALE


Italia Nostra intende denunciare con forza il rischio di un disastro ambientale e paesaggistico nelle immediate vicinanze di Acquasparta.
L'amministrazione locale, con il consenso di quella regionale, ha infatti deciso di portare avanti il progetto di un'immancabile nuova strada che, a partire dalla realizzazione di una sovradimensionata rotonda sulla Tiberina, sfiorerebbe la chiesa romanica di San Giovanni de Brutis per poi distruggere brani significativi del fosso di Martorelli, nonché parte della tratta medievale detta della Casella, già segnata nei registri catastali delle mappe gregoriane (1820).
L'arteria resterebbe peraltro una cattedrale nel deserto, servendo solo un gruppuscolo minimale di case, conseguendo però un danno ingente sotto il profilo naturalistico e paesistico in un'area incontaminata. Strada inutile anche sotto il profilo del traffico, visto che non libererebbe affatto Acquasparta dalla schiavitù di mezzi pesanti da e per Montecastrilli.

Nonostante le risorse siano modestissime, il Comune di Acquasparta, anziché sistemare al meglio la rete stradale comunale esistente, i marciapiedi, prevedere una pista ciclabile almeno sulla Tuderte, decide dunque di farsi la sua piccola quanto inservibile "tangenziale sud", costruendo un'inutile lingua d'asfalto, totalmente antieconomica anche considerando il momento particolarmente delicato che sta vivendo il Paese.

La "tangenziale", assai ardita dal punto di vista ingegneristico, scavalcherebbe corsi d'acqua, ma anche pendenze ragguardevoli, dovendosi forzatamente allungare per quasi km 1,700, cancellando persino un bosco costituito di essenze d'alto fusto, con querce secolari, evenienza contro cui il proprietario ha già esperito ricorso al TAR.

Una ferita dalle conseguenze rovinose, considerando che quella valle è percorsa da un corso d'acqua il cui regime è irregolare tanto da aver già prodotto inondazioni che la Protezione Civile da sempre senza  mezzi, non può compiutamente definire. Come che sia, le Amministrazioni locali, davvero poco lungimiranti, costruiranno comunque una strada sul fosso, cioè un tappo di cemento. 
Una vera e propria sfida alla natura di cui nessuno sente il bisono

Terni, 5 febbraio 2013

Italia Nostra - Terni

giovedì 31 gennaio 2013

SAN VALENTINO 2013: MENO ARCHEOLOGIA, PIU' SEMI SALATI PER TUTTI


SAN VALENTINO, IL SINDACO DI TERNI E L'ASSESSORE FABRINI:
MENO ARCHEOLOGIA, MA PIU' SEMI SALATI PER TUTTI

Ormai bisogna prenderla con filosofia. Ridiamoci su. Che dire altrimenti delle parole pronunciate dall'assessore Fabrini ieri, nel corso della conferenza stampa sugli "eventi" valentiniani 2013?
Infatti, in merito ai ritrovamenti archeologici del novembre 2011 presso la basilica di San Valentino, Fabrini avrebbe dichiarato "No, magari si scopre che non è vero niente. Noi ci teniamo il santo così come l'abbiamo sempre conosciuto...". Cioè? Due etti di semi salati?
Il sindaco, accanto all'assessore, è rimasto in silenzio, assecondando in tal modo questa grandiosa proposta. Entrambi sembrano come assopiti, rassegnati a un'esistenza senza passione. Priva di slanci. Ma si può davvero vivere in attesa del prossimo seme salato? E se poi non fosse più nemmeno salato, ma insipido e grigio?
I due non sono MAI capitati, nemmeno per sbaglio, nell'area archeologica di San Valentino, ma dovrebbero almeno sapere e rispettare il lavoro della Soprintendenza Archeologica dell'Umbria, delle associazioni culturali, dei volontari come il sottoscritto, della direzione Beni Culturali della Diocesi, della Fondazione Carit, che hanno fortemente collaborato tra loro, con ricognizioni portate avanti da un geofisico di fama internazionale. Dovrebbero almeno sapere che tanto importanti furono i risultati delle prospezioni georadar da spingere qualche mese fa la Fondazione Carit a un primo finanziamento ufficiale dell'attività di scavo, 45 anni dopo la campagna precedente; risorse che ora consentiranno l'avvio della ricerca vera e propria, prevista in primavera sia all'esterno che all'interno della Basilica: altroché "non è vero niente", assessore!
Su San Valentino, dopo anni di effimeri lustrini, un progetto più solido era appunto ripartito con il rinvenimento di ipogei - una stanza con archi e cunicoli - sotto l'ex convento. Era novembre 2011.
La stanza, conformemente a quanto riscontrato dalla Soprintendenza, sarebbe di età protocristiana, mentre i cunicoli attigui sarebbero pre-romani.
Tanto fu l'entusiasmo per quelle prime scoperte che, il 18 aprile 2012 nel corso di un convegno del Rotary Club, il sindaco stesso - oggi immemore - dette il suo benestare all'idea portata avanti dall'archeologa prof. Claudia Giontella, accademica di assoluto rango poi tragicamente scomparsa. Qual era il progetto? Insediare proprio nell'ex convento di San Valentino un maxi museo archeologico a valenza nazionale, anche considerando che quello del Caos è unanimamente ritenuto inadeguato per esiguità di spazi rispetto alla quantità di antiche e pregevoli testimonianze territoriali allocate - da decenni! - nei depositi della Soprintendenza tra Perugia e Colfiorito.
E così siamo ai nostri giorni, all'acme della schizofrenia: l'Amministrazione comunale impone lo sbaraccamento della Facoltà di Economia da Collescipoli all'ex convento di San Valentino, con gravi conseguenze.
  1. Muore il villaggio di Collescipoli, con danni evidenti alla comunità, alle famiglie che vi avevano investito magari il TFR delle Acciaierie per piccoli alloggi e attività;
  2. muore, ancor prima di nascere, il museo archeologico a San Valentino, pubblicamente garantito pochi mesi prima dal sindaco;
  3. muore comunque Scienze Politiche.
E allora, con le parole dell'assessore Fabrini, "Teniamoci il santo così come l'abbiamo sempre conosciuto...". Evviva! Meno archeologia, meno cultura, ma più 'nocchie', pistacchi e semi salati per tutti.

Andrea Liberati
Italia Nostra

Terni, 30 gennaio 2013.

venerdì 23 novembre 2012

TERNI PARTECIPA ALLA SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI


Terni - Domenica 25 novembre, dalle ore 16.30, vi aspettiamo alla sala "Nicola Marrone" del Centro Sociale Guglielmi per festeggiare insieme la conclusione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti
Questa iniziativa si aggiunge a quelle già realizzate nell'ambito di un progetto più ampio che abbiamo denominato "It's time to make a change! Cultura della Sostenibilità" e che ha come obiettivi e finalità quelli di: a) promuovere la consapevolezza nell'acquisto di prodotti in conseguenza delle caratteristiche degli imballaggi e della loro possibile riciclabilità o riuso; b) presentare le possibili opzioni di smaltimento e gestione della raccolta differenziata e valutare il loro rispettivo impatto ambientale, con l'idea che il cittadino possa divenire conscio della possibilità di promuovere nel proprio piccolo i comportamenti virtuosi e più in generale possa formulare proposte e suggerire modifiche atte a migliorare la situazione ambientale nel contesto in cui vive; c) fornire indicazioni, anche quantitative e pratiche, sull'impatto ambientale generato da scelte non corrette (buttare il cibo, non riusare imballaggi ove possibile, ricomprare invece che riparare...); d) attraverso mini-laboratori avviare delle esperienze di conoscenza dei materiali e delle loro problematiche d'uso e di smaltimento tali da portare alla formulazione di idee applicabili al contesto locale che portino ad un'efficace e praticabile risparmio di risorse.
L'iniziativa è stata ideata e sarà realizzata dalla sezione di Terni di Italia Nostra onlus in collaborazione con il Centro Sociale Guglielmi di Terni (A.S.C.R. Guglielmi onlus & A.P.S. "Rete Sociale Guglielmi") e con il contributo del CeSVol - Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Terni.
Fin d'ora, un ringraziamento particolare va al Prof. Carlo Santulli, al quali va anche la nostra infinita riconoscenza per l'aiuto, la cortesia, la competenza e la sempre paziente disponibilità.

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