ENERGIA E TERRITORIO

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venerdì 27 settembre 2013

IL TELAMONE IN COPIA? BENE, SI RESTITUISCA SUBITO L'ORIGINALE A TERNI E VENGANO A RIPRODURLO QUI, AVVIANDO UNA SCUOLA DI SCULTURA


L'idea avanzata dal Soprintendente archeologico, dott. Mario Pagano, di procedere a copia del Telamone, è senz'altro accettabile se coniugata al rispetto che si deve a quella comunità - la nostra - presso la quale esso spuntò oltre 40 anni or sono.
Rispetto vuol dire immediata restituzione del bene. Non c'è alcun compromesso da siglare, perché il Telamone è stato sottratto alla città anni fa, nella dichiarata attesa di individuare qui i locali giusti. Ma quei locali già esistono, così come da circa un secolo esistono mezzi in grado di riconsegnare in totale sicurezza il Telamone a Terni, visto che da Terni era stato portato via su gomma, mentre una statua come il Germanico, ancor più imponente, è rimasta ad Amelia - dopo una grande lotta.
Non intendiamo pori sul piano degli amici amerini, magari recandoci in massa a sollecitare il Soprintendente Pagano, che, peraltro, ha la stima di Italia Nostra anche per la tenacia con cui si muove nel sito archeologico di San Valentino: desideriamo soltanto che il dott. Pagano sia conseguente alla riverente nouvelle vague che egli stesso ha intrapreso nei confronti di Terni. Questi operi dunque per l'immediata resa della statua e inviti studenti e ricercatori ad avviarne la riproduzione presso la nostra città, attivando un percorso di valorizzazione culturale che potrebbe portare inattesi benefici alla comunità, dando vita a una Scuola-laboratorio di scultura. Siamo convinti che il Comune comparteciperebbe delle eventuali spese. A ogni modo resta necessario un respiro più ampio da parte delle amministrazioni locali, così come segnalato mesi or sono dal vicepresidente di Italia Nostra, dott. Giuseppe Cassio:
un simile evento va pianificato nelle sedi giuste, con rigore metodologico e non come episodio occasionale. Il semplice gesto di restituzione non creerebbe esternalità, se fosse isolato nel desertico recito del campanilismo. Non servirebbe a nessuno, qualora appagasse aridi appetiti politici.
In questo senso l'assessore alla Cultura del Comune di Terni, Simone Guerra, dovrebbe anzitutto procedere a incontri più sistematici con Soprintendenti e dirigenti periferici del Ministero dei BB.CC., segnalando l'opportunità di un serio monitoraggio dei reperti giacenti da decenni nei magazzini della Soprintendenza, finiti persino a Roma, pianificandone a ogni livello la ricollocazione a Terni. Né è possibile che Terni non abbia o, meglio, non possa ancora impiegare un magazzino statale, diversamente da località minori della nostra stessa regione. E' essenziale allargare gli sguardi a un patrimonio culturale bistrattato, assurdamente abbandonato da troppo tempo, sepolto sotto la coltre dell'indifferenza rispetto a una ricca e antica identità - la nostra - finora utile soltanto ad arricchire musei, gallerie e città altrui.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 26 settembre 2013.

venerdì 1 febbraio 2013

ITALIA NOSTRA E' DI PARTE CONTRO L'IGNAVIA


Un bel tacere non fu mai scritto da Fabrini, assessore da anni agli 'eventi' valentiniani e non ai semi salati, certo più digeribili e facili da gestire.
Eppure nessuno lo ha mai visto in visita presso l'ex convento di San Valentino.
Tutto quel che è stato avviato da fine 2011 - di cui lui sembra finalmente interessarsi a seguito delle nostre critiche - si deve ad organi dello Stato, alla direzione culturale della Diocesi, agli accademici, ai volontari, a dirigenti del Comune. Non a lui, né purtroppo al sindaco il quale ha gravemente contraddetto con i fatti le rassicurazioni espresse in aprile sulla futura destinazione dell'ex convento.
Né è vero che il comune ha "dato spazio" lo scorso anno all'archeologia, perché quel presunto spazio se l'è guadagnato la scoperta in sé, tanto che Fabrini non c'era, ma una troupe da Roma della CBS sì. E il tutto è avvenuto senza contributi economici di alcun genere da parte dell'Amministrazione, peraltro mai richiesti! (quindi i tagli del Governo non c'entrano alcunché con questa storia).
Quanto allo "scarso interesse di pubblico", l'affermazione è apodittica tanto quanto la famigerata "non c'è niente". Anzitutto non esistono locali aperti al pubblico; gli accessi agli ipogei sono stati subito sigillati, tanto che la forte umidità risalente in superficie non è stata canalizzata, col rischio di futuri crolli in stile Pompei. E lo stesso Comune di Terni non ha certo operato alcuna operazione di marketing per far conoscere i suoi antichi gioielli. Del resto, "non c'è niente", no? Non c'è niente, è veto, ma nella volontà delle persone.
Fabrini, sia cortese: scenda li sotto, vada a conoscere il geofisico con esperienze mondiali venuto a lavorare qui anche per lei, si faccia prestare un telefono per chiamare la Soprintendenza archeologica. L'unico assessore presente è stato Ricci.
Assessore, per favore: si informi. Studi. Si appassioni all'argomento, come forse con queste reazioni sta freudianamente manifestando. Nell'anno e mezzo che le resta da governare, può e deve lasciare un segno indelebile del suo servizio in favore della nostra comunità.
Italia Nostra è infatti di parte: di parte contro l'indifferenza, l'ignavia, l'abulia, la vacua prosopopea, contro chi dice "non c'è niente" senza essersi mai applicato.
Magari un giorno avrà il piacere di ricostruire insieme a noi la ricca trama storica e culturale della città, con la riemersione del colonnato dell'antica chiesa che tuttora giace sotto l'odierna basilica - come testimoniato dal Soprintendente ai B.A. umbri, dottor Mario Pagano - e con il recupero dell'immensa necropoli romana e protocristiana lì attorno.
L'aspettiamo. Non lo faccia per noi. Lo faccia per San Valentino. Per amore. Anche perché i semi salati, dopo qualche tempo, diventano rancidi mentre l'archeologia, col tempo, fiorisce, producendo molto frutto per l'intera comunità.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 31 gennaio 2013

giovedì 31 gennaio 2013

SAN VALENTINO 2013: MENO ARCHEOLOGIA, PIU' SEMI SALATI PER TUTTI


SAN VALENTINO, IL SINDACO DI TERNI E L'ASSESSORE FABRINI:
MENO ARCHEOLOGIA, MA PIU' SEMI SALATI PER TUTTI

Ormai bisogna prenderla con filosofia. Ridiamoci su. Che dire altrimenti delle parole pronunciate dall'assessore Fabrini ieri, nel corso della conferenza stampa sugli "eventi" valentiniani 2013?
Infatti, in merito ai ritrovamenti archeologici del novembre 2011 presso la basilica di San Valentino, Fabrini avrebbe dichiarato "No, magari si scopre che non è vero niente. Noi ci teniamo il santo così come l'abbiamo sempre conosciuto...". Cioè? Due etti di semi salati?
Il sindaco, accanto all'assessore, è rimasto in silenzio, assecondando in tal modo questa grandiosa proposta. Entrambi sembrano come assopiti, rassegnati a un'esistenza senza passione. Priva di slanci. Ma si può davvero vivere in attesa del prossimo seme salato? E se poi non fosse più nemmeno salato, ma insipido e grigio?
I due non sono MAI capitati, nemmeno per sbaglio, nell'area archeologica di San Valentino, ma dovrebbero almeno sapere e rispettare il lavoro della Soprintendenza Archeologica dell'Umbria, delle associazioni culturali, dei volontari come il sottoscritto, della direzione Beni Culturali della Diocesi, della Fondazione Carit, che hanno fortemente collaborato tra loro, con ricognizioni portate avanti da un geofisico di fama internazionale. Dovrebbero almeno sapere che tanto importanti furono i risultati delle prospezioni georadar da spingere qualche mese fa la Fondazione Carit a un primo finanziamento ufficiale dell'attività di scavo, 45 anni dopo la campagna precedente; risorse che ora consentiranno l'avvio della ricerca vera e propria, prevista in primavera sia all'esterno che all'interno della Basilica: altroché "non è vero niente", assessore!
Su San Valentino, dopo anni di effimeri lustrini, un progetto più solido era appunto ripartito con il rinvenimento di ipogei - una stanza con archi e cunicoli - sotto l'ex convento. Era novembre 2011.
La stanza, conformemente a quanto riscontrato dalla Soprintendenza, sarebbe di età protocristiana, mentre i cunicoli attigui sarebbero pre-romani.
Tanto fu l'entusiasmo per quelle prime scoperte che, il 18 aprile 2012 nel corso di un convegno del Rotary Club, il sindaco stesso - oggi immemore - dette il suo benestare all'idea portata avanti dall'archeologa prof. Claudia Giontella, accademica di assoluto rango poi tragicamente scomparsa. Qual era il progetto? Insediare proprio nell'ex convento di San Valentino un maxi museo archeologico a valenza nazionale, anche considerando che quello del Caos è unanimamente ritenuto inadeguato per esiguità di spazi rispetto alla quantità di antiche e pregevoli testimonianze territoriali allocate - da decenni! - nei depositi della Soprintendenza tra Perugia e Colfiorito.
E così siamo ai nostri giorni, all'acme della schizofrenia: l'Amministrazione comunale impone lo sbaraccamento della Facoltà di Economia da Collescipoli all'ex convento di San Valentino, con gravi conseguenze.
  1. Muore il villaggio di Collescipoli, con danni evidenti alla comunità, alle famiglie che vi avevano investito magari il TFR delle Acciaierie per piccoli alloggi e attività;
  2. muore, ancor prima di nascere, il museo archeologico a San Valentino, pubblicamente garantito pochi mesi prima dal sindaco;
  3. muore comunque Scienze Politiche.
E allora, con le parole dell'assessore Fabrini, "Teniamoci il santo così come l'abbiamo sempre conosciuto...". Evviva! Meno archeologia, meno cultura, ma più 'nocchie', pistacchi e semi salati per tutti.

Andrea Liberati
Italia Nostra

Terni, 30 gennaio 2013.

venerdì 6 luglio 2012

[SABATO DEL VILLAGGIO] ALTEROCCA, CENTURINI E LE MURA DELLA CITTA': IL LAVORO DEGLI AVI E LA CRISI DI IDENTITA' DI TERNI

Il Sabato del Villaggio rappresenta l'intervento settimanale di Italia Nostra di Terni.
Esso intende stimolare una riflessione attenta sul profilo ambientale, storico e artistico della città.


brandello di muro...

Quando molti anni fa venne abbattuto l'antistadio, qualche crepa si produsse anche nel rapporto tra Terni e una parte importante del suo tessuto culturale. Era una crepa che si aggiungeva a vere e proprie fratture della nostra storia contemporanea.
Un sottile filo rosso lega l'episodio di allora rispetto a quanto avvenuto di recente con le tristi vicende del prezioso materiale Alterocca - l'impresa che diffuse nel mondo la cartolina illustrata - abbandonato da tempo in un grigio capannone unitamente alle spoglie ampiamente cannibalizzate dai macchinari dell'ottocentesco jutificio Centurini.
Questi fatti squarciano il velo su un tema fondamentale per capire il senso e anche il futuro di una comunità: qual è l'identità culturale di Terni? Come questa comunità, come i suoi dirigenti apicali, ne difendono il patrimonio storico, ambientale, monumentale e artistico?
Partiamo da un apparente dettaglio. I locali pubblici sarebbero già sufficienti per accogliere in sicurezza beni di interesse generale come quelli di cui si parla: una ricerca catastale indica che le proprietà del Comune sono circa 5.000 (cinquemila!) tra edifici e terreni.
Il problema non è che manchino gli spazi, ma che talora manchi la passione, l'amore per la città, l'interesse per la sua storia, anche perché, a furia di demolire il nostro passato, non si capisce più dove siano le nostre radici culturali, quale ne sia il cuore. Dopo le mutilazioni della guerra, non fu ricostruita l'antica città come pure altrove avvenne: qui, in modo pilatesco, abbiamo lasciato smarrire la memoria del bello, obliterando l'anima di Terni.
Cade perciò la tensione etica - che è anche vigilanza: ma su cosa vigilare, se poi distruggiamo tutto? Largheggia la rassegnazione al brutto e all'incongruo: se già nel lontano 1430 un bando sanzionava l'asportazione delle pietre, perché quasi 600 anni dopo si consente in via della Rinascita l'annichilimento di parte delle vestigia medievali, salvo tentarne un'agghiacciante ricostruzione in cemento, per far posto a un palazzo completamente fuori contesto e la cui sagoma non entra nelle mura? Trattandosi di manufatti pubblici molto risalenti nel tempo, sono sottoposti a tutela monumentale ope legis (artt. 10, 12, D.Lgs. 42/2004): perché allora sono stati abbattuti?

dalle pietre al cemento
L'esito degli atti di autoflagellazione compiuti dalle classi dirigenti è una crisi di identità, senza fine sciolta in una ternitudine che è l'atteggiamento malinconico di chi sa di essere né carne, né pesce.
La perdita del materiale Alterocca e Centurini, e potenzialmente altro, allo stesso modo della mancata riparazione del tessuto urbanistico originario, sono la risultante di una tendenza autodistruttiva che occorre respingere insieme con forza. Come si può ripartire e parlare di futuro, di lavoro per i giovani, se si persevera nel non rispettare l'opera di chi ci ha preceduto, in fin dei conti la nostra stessa storia?

Andrea Liberati
Presidente Italia Nostra - Terni

Terni, 6 luglio 2012.

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