ENERGIA E TERRITORIO

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venerdì 13 dicembre 2013

SUPERSTRADA RATO, DAL 2008 LUCI SPENTE ALL'INGRESSO CITTA': TROVATE LE COLPE IN PREFETTURA, ORA VERSO UN NUOVO IMPIANTO. "L'ACCENDIAMO" A PRIMAVERA 2014: GRAZIE ANAS


Non capita tutti i giorni che un'associazione come Italia Nostra sia riconoscente ad Anas.
Eppure si deve dare atto a questa importante società stradale che, sulla vexata quaestio delle luci spente all'ingresso della città via superstrada, aveva ragione. L'ing. Raffaele Spota, capo compartimento Umbria, e l'ing. Mario Liberatore, dirigente Anas, hanno non solo documentatamente provato di chi fossero le reali responsabilità dell'attuale situazione - sconsolante, però doveroso dirlo: del Comune di Terni - ma si sono anche impegnati a finanziare lavori di ripristino che viceversa spetterebbero ordinariamente al solo Comune.
Non a caso, Italia Nostra, aveva recentemente inviato una diffida formale a Palazzo Spada che, però, aveva per l'ennesima volta rimpallato la questione su Anas. Che non c'entrava niente.
Occorre anche ringraziare la Prefettura per l'ottimo lavoro avviato in queste settimane; se si riuscità a risolvere questa piccola controversia, gravida tuttavia di potenziali pericoli per gli automobilisti, lo si deve all'intervento straordinario del Prefetto, dott. Bellesini, e del vice Prefetto, dott. Romano, da noi facilmente richiesti un mese or sono di esercitare i poteri sostituvi.
Nel corso dell'incontro avvenuto dunque ieri in Prefettura alla presenza di Anas, Asm, Comune di Terni e Italia Nostra, è stato anzitutto segnalato dai tecnici come l'impianto luminoso, saltato da cinque anni e comunque, secondo i rilievi di Anas, non smentiti dall'Asm. MAI manutentato dal Comune, oggi sia pressoché inutilizzabile.
L'Asm ha pertanto già approntato una bozza di nuovo e moderno progetto in collaborazione con Anas, assicurando minori consumi elettrici, accresciuta intensità luminosa e miglioramento della sicurezza stradale anche sotto il profilo degli strumenti di contenimento di veicoli fuori controllo.
Poiché Anas Umbria ha ancora una volta ribadito la disponibilità a supportare finanziariamente pro quota tale progetto, a valere sul bilandio 201, è probabile che, tra fine inverno e inizio primavera, le luci possano essere di nuovo accese a beneficio, restituendo quel minimo di decoro che dovrebbe contraddistinguere la porta principale di accesso alla città.
Il Comune, ora che si è stabilito definitivamente di chi siano gli obblighi, oltre a un necessario mea culpa, dovrebbe stanziare urgentemente le risorse necessarie. E speriamo che stavolta effettui correttamente la necessaria manutenzione periodica degli impianti.
Resta l'amarezza dell'aver dovuto scomodare il Prefetto e di aver accusato Anas per colpe assolutamente non sue, quando anni fa - e con minori aggravi, anche in termini di tempo perduto da dirigenti dello Stato e semplici cittadini - si poteva risolvere un problema tanto banale.

Terni, 13 dicembre 2013.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

sabato 9 marzo 2013

[TERNI] PIANTE SENZA TERRA E FACCIATE DA BOMBARDAMENTO: E' ACCETTABILE TANTO DEGRADO? IL SINDACO IMPONGA PIU' DECORO





"...E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno un rosa rossa..." ('Emozioni', Battisti-Mogol, 1970)

Basterebbe ascoltare Battisti per avere una città meno grigia: occorre infatti restituire alle essenze arboree la terra loro necessaria. E' urgente 'ossigenare' alberi e piante, da via Battisti a viale della Stazione, da piazza Tacito a via Fratti a via Mazzini - solo per soffermarsi su parte del centro città.
Tacendo degli osceni vasi di piazza Tacito, da tempo divenuti gettacarta, in tutti i riquadri ricavati tra asfalto e cemento, e destinati alle piante, si sono anche formate fosse profonde, pericolose per i pedoni.
Possibile che l'amministrazione non affronti un fenomeno ormai esteso a macchia d'olio a Terni, tanto diffuso da sembrare persino normale?

Allo stesso modo potrebbero apparire come normali altre situazioni.
Che dire ad esempio, tra le tante facciate orribili del centro cittadino, di quell'edificio fatiscente di via Mazzini, sito a un passo da piazza Tacito, peraltro collocato proprio davanti alla sede del PD? E' almeno un anno che da quelle parti (ma non solo) Terni ricorda Grozny (Cecenia).
Anche qui: possibile che nessuno veda e dica alcunché?
Il sindaco emetta un'ordinanza per il rifacimento della facciata su via Mazzini, ripristinando un livello minimo di decoro e di senso civico.
Terni ha infatti un regolamento edilizio molto preciso al riguardo. Recita l'art. 40:
  1. I proprietari degli edifici che prospettano o sono comunque visibili da vie e spazi pubblici o di uso pubblico, sono tenuti a conservare in condizioni di integrità, decoro ed efficienza i paramenti murari, i rivestimenti, le decorazioni architettoniche, nonché gli infissi, i serramenti, i manti di copertura, le gronde, e in generale tutti gli elementi accessori e di finitura che concorrono a definire l'aspetto esteriore degli edifici medesimi nonché le aree pertinenziali, provvedendo ai necessari interventi di manutenzione e restauro.
  2. L'Amministrazione comunale può ingiungere ai proprietari degli edifici e, in caso di inottemperanza, provvedere d'ufficio ponendo le spese a carico degli stessi, l'esecuzione delle opere necessarie ad eliminare soluzioni esteticamente deturpanti e condizioni di degrado tali da recare grave pregiudizio al decoro, alla sicurezza e alla pubblica incolumità.
Città diletta è una Terni più curata: tu chiamale, se vuoi, emozioni

Terni, 9 marzo 2013

Andrea Liberati
Italia Nostra

giovedì 26 novembre 2009

MAGGIOR RISPETTO PER LA STORIA DELLA CITTA': RECUPERI CONSERVATIVI O SPECULAZIONI EDILIZIE? LA SOPRINTENDENZA AI BENI MONUMENTALI BATTA UN COLPO

Passeggiando in centro, si notano cantieri che, fra i pochi palazzi antichi e di pregio scampati ai bombardamenti, affrontano con singolare fantasia, il tema del recupero conservativo. E’ indubbio che la molla che spinge ad investire sia il ritorno economico, pur tuttavia è indispensabile che le autorità preposte facciano il loro dovere tempestivamente, in modo da contemperare l’interesse privato e quello pubblico. Accade con una certa frequenza che prevalga solo il primo. Siamo convinti che non si possa snaturare quel poco di antico che è rimasto e che costituisce, dal punto di vista architettonico, la storia della città, ben prima che l’acciaio ne determinasse lo sviluppo dell’ultimo secolo e mezzo.
Italia Nostra anche negli anni passati ha criticato interventi alquanto singolari d’incremento di cubature e fortemente dissonanti con il contesto storico ed architettonico esistente. Oggi ci vediamo costretti a richiamare alle proprie responsabilità ed alle proprie funzioni Enti Locali ed Amministrazioni, di fronte a situazioni che appaiono obiettivamente inaccettabili.
In Via Paolo Garofoli, proprio sul retro di una facciata liberty realizzata a fine Ottocento con la costruzione di Corso Tacito, accanto al rigore settecentesco di Palazzo Espa, il cui ingresso è ancora ben preservato dall’avvenuto restauro conservativo, un cantiere rielabora nello stile Disneyland la vecchia facciata di Palazzo Bartocci.
Mentre il regolamento edilizio impedisce qualsiasi nuovo aggetto, improvvisamente spuntano come funghi otto nuovi leziosi balconi. Ricordano i calli di Venezia, nella versione americana di Las Vegas, ed appaiono obiettivamente fuori luogo in quel vicolo in cui gli abitanti dei due palazzi contrapposti, se vogliono salutarsi, possono quasi darsi la mano l’un l’altro.
Chiediamo al Sindaco: ma il regolamento edilizio e le distanze che impone esiste solo per i fessi? Se tutti i proprietari che abitano in centro storico realizzassero centinaia, migliaia di nuovo balconi, in Via Roma, in Corso tacito, in Corso Vecchio, mettendo il Comune di fronte al fatto compiuto cosa accadrebbe?
Un cantiere aperto, in pieno centro storico, può fare da mesi di tutto? Ed il primo controllo avviene solo dopo che tutto è già stato realizzato? La sensibilità culturale è di tutti e prescinde dal colore delle amministrazioni.
Italia Nostra impegna il Sindaco ad un esame attento della ennesima situazione di irregolarità fiduciosa che gli interessi generali prevalgano sulle furbizie di pochi.
Anche perché non è possibile chiudere impunemente terrazzi per fare nuove cubature, rialzare tetti ben oltre il consentito per realizzare nuovi appartamenti, aprire finestre dove il progetto non lo prevede, costruire, sopra i vecchi tetti, mausolei ingombranti che cambiano completamente il profilo e le vedute preesistenti.
Ci chiediamo e chiediamo al Sindaco, augurandoci che non spunti la solita sanatoria che, con quattro soldi, sistemi il tutto: è possibile a Terni con una semplice D.I.A. fare abusi, in pieno centro, in zona AAa che il PRG classifica “residenziale di conservazione assoluta”?

Terni, 26 novembre 2009

Il Presidente, Daniele Pica

martedì 18 agosto 2009

LE NUBI ACRI CONTINUANO AD INQUINARE. PROSEGUE L'INDIFFERENZA DI CHI DOVREBBE DIFENDERE LA SALUTE DEI CITTADINI

Chiunque volesse controllare può farlo benissimo. La nube biancastra che sale dall’AST, come una sorta dilungo dirigibile, nelle notti afose d’estate, non si disperde come quando c’è vento, ma si dirige lentamente verso il centro città. Alle 23,30 circa giunge su Corso Vecchio e Corso Tacito per il piacere di chi cerca di riposare ed è costretto a chiudersi in casa o andarsene in fretta e furia se non vuol riempire i polmoni di emissioni acri, che, fuoriuscite dai forni fusori, non sono di certo un toccasana per la salute dei ternani. Il tutto nell’indifferenza di chi governa e di chi dovrebbe controllare.
Chi dovrebbe indagare da dove vengono non scoprirebbe neanche un elefante scappato da un giardino zoologico, altrimenti dopo anni di denunce non continuerebbe ad imporsi il silenzio.
Chi dovrebbe porsi il problema della salute da difendere come bene primario fa finta di nulla perché il problema è scomodo ed è meglio occuparsi di chi sarà il prossimo direttore sanitario della ASL o di quale partito, di quelli ecologisti, ben s’intende, riuscirà a piazzare il prossimo Direttore Generale.
A Bettona la Procura della Repubblica ha accertato violazioni gravi delle normative sull’inquinamento ed ha emesso numerose ordinanze di arresto. Lì si trattava di liquami di allevamenti sversati nei corsi d’acqua e nei campi qui di aria da respirare, nulla di meno importante.
A Terni siamo figli di un Dio minore? Non chiediamo catastofi ma almeno il rispetto minimo dovuto.
E’ mai possibile che tutti quei cittadini che non si sono arresi e non intendono arrendersi debbano essere trattai come idioti?
Dobbiamo inalare per forza tutto ciò che l’Università di Perugia ha già accertato essere presente nelle polveri dell’unica centralina messa sotto monitoraggio, quella delle Grazie? Nichel ed altri metalli pesanti cancerogeni?
Italia Nostra ascolta la propria coscienza e ritiene che ormai non possano esistere eccezioni: occorre lavoro, occorre sviluppo, ma debbono essere compatibili con l’ambiente e con la difesa del bene primario della salute di tutti.
Ben vengano gli utili aziendali ma non facendo sconti sulla tutela della salute.
Prevenire è meglio che ampliare il Reparto di Oncologia dell’Ospedale.
Il nuovo sindaco che è anche medico nulla dice in proposito?
Ci auguriamo di ascoltare sull’argomento frasi sensate e diverse da quelle del suo predecessore.
Se non otterremo alla svelta risposte intendiamo andare avanti per strada maestra, con tutti coloro che lo vorranno.

lunedì 9 marzo 2009

SEQUESTRO DEL CANILE: E' COLPA DEL DISINTERESSE E DELL'IPOCRISIA DEL COMUNE. UN DOVEROSO RINGRAZIAMENTO AGLI OPERAI E I VOLONTARI...


UN DOVEROSO RINGRAZIAMENTO AGLI OPERAI E I VOLONTARI CHE, FINORA, SONO STATI COSTRETTI A LAVORARE IN CONDIZIONI PERICOLOSISSIME

Da anni la nostra Associazione, come molte altre a Terni, ha denunciato lo stato di degrado ed abbandono in cui versano le strutture di ricovero degli animali. Per anni siamo stati ignorati e derisi.

Locali fatiscenti, gabbie piccolissime, fogne rotte, mancanza di fondi anche per l'acquisto dei beni di primaria necessità come crocchette e medicinali, carenza di veterinari, diffusione di malattie pericolose anche per l'uomo come la leishmaniosi e leptospirosi trasmessa dall'orina dei ratti liberi di passeggiare tra le gabbie.

In questi anni, ripeto, il Comune ci ha soltanto preso in giro alternando totale disinteresse a promesse ipocrite e sensazionali e mai mantenute.

Oggi finalmente la notizia del sequestro del canile da parte dei Nas.

Voglio concludere ringraziando gli operai e i volontari che, per anni, sono stati costretti a lavorare in condizioni pericolosissime e senza i quali la situazione sarebbe peggiorata ancora di più.

Terni, 9 marzo 2009.

Daniele Pica


giovedì 15 gennaio 2009

ABBATTIMENTO DEI PINI. QUALCHE NECESSARIA PRECISAZIONE



Gradirei sapere in che modo l’assessore Rozzi mi abbia contattato. In ogni mio comunicato, sul blog della Sezione ed in ogni altra mia comunicazione, non è presente alcun recapito telefonico ma la mia mail, quella istituzionale e l’indirizzo del blog. Non mi pare sia arrivata alcuna richiesta. Sarà cosa gradita all’assessore sapere che non ero in vacanza e che il verde cittadino non è soltanto un “elemento di qualità della vita, di sicurezza, di gestione ecologicamente corretta anche del tessuto urbanoma soprattutto un patrimonio che deve essere salvaguardato in quanto tale.
E’ evidente che nel caso in questione (come nei moltissimi altri di questi anni) sono stato abbattuti e non potati alberi quasi centenari che non potranno in alcun modo essere rimpiazzati.
Vero è, invece, che qualche giorno fa sono caduti due alberi su automobilisti ma è anche vero che tali piante sarebbero dovute essere mantenute. Non si possono usare i “tecnici” o specialisti esterni (tra cui i nostri che non sono stati minimamente presi in considerazione) solo per decidere quali piante segare e soltanto dopo che si è sfiorato un disastro, ma sarebbe opportuno consultarli periodicamente per evitare tali insensatezze.
E’ troppo facile, caro assessore, usare la motosega!!! E’ una cultura, questa della motosega, lontana anni luce da quella anglosassone o d’oltralpe dove gli alberi centenari o quelli solitari vengono trattati con estremo riguardo in quanto considerati parte integrante della memoria storica di un luogo. Tali alberi andrebbero ‘targhettati’ come si fa, ad esempio, sui castelli della Loira o gli orti botanici di numerosissime città.

martedì 13 gennaio 2009

GESTIONE DEL VERDE O POLITICA DELLA MOTOSEGA? ALLA CULTURA DELLA SALVAGUARDIA E DELLA SICUREZZA PREVALE BUROCRAZIE E DERESPONSABILIZZAZIONE



Mai andarsene in vacanza una sola settimana per le Festività di fine anno: può accadere di tutto! Può anche accadere di non ritrovare più il Lungonera celebrato da composizioni in vernacolo dei molti poeti ternani, il viale alberato per eccellenza, stravolto dalla “Politica della Motosega” con uno spettacolo deprimente. E’ stato distrutto per sempre un paesaggio urbano che costituiva parte integrante del nostro vivere quotidiano, un patrimonio arboreo unico.
Signor Sindaco, Signori Assessore Salvati e Rozzi, potevate almeno avvertirci! Italia Nostra avrebbe almeno celebrato un de profundis facendo qualche foto di quei luoghi per rinnovare almeno l’immagine delle ormai sbiadite cartoline Alterocca che, per quanto datate, riprendevano per la storia, quel verde superbo che non era nella disponibilità di un sindaco di passaggio o di un assessore che forse non distingue una carota da una rapa, un corbezzolo da un lillà o da un melograno.
Ogni volta che gli esemplari più belli, ormai quasi secolari, del parco cittadino sono interessati a fenomeni di indebolimento li si verifica uno ad uno, li si cura con tecniche ormai note persino al più umile perito agrario, li si mette in tiraggio evitando il pericolo di cadute rovinose. Perché, sia chiaro, se prevale come ormai abbiamo constatato da anni la mania distruttiva dell’Assessore di turno allora il quadro è segnato. Se si preferisce molto comodamente segare nobilissimi tronchi che, lo abbiamo noi constatato non erano per nulla malati o erano curabilissimi, allora si taglino tutti i pini di Terni dopo i tigli di Via Fratti e le robinie di Via Battisti. Se ogni albero di alto fusto che supera i trent’anni di vita può diventare un potenziale pericolo in caso di vento, pioggia o neve, allora rendiamo piatta la città, con buona pace dei nostri amministratori che meriterebbero altro che l’Attila d’oro che conferì loro anni fa il WWF. Ormai non c’è angolo di Terni che non sia stato interessato dalla motosega da Via Battisti, a Via Fratti alla rotonda di Via Carrara. Non vorremmo trovarci durante la prossima Pasqua con la motosega che elimina i bellissimi pini del Villaggio Matteotti o i pioppi cipressini di Piediluco ormai ridotti a pochi esemplari.
Dispiace che alcune associazioni ambientaliste protestino non per questa politica dissennata ma per il solo fatto di non essere state coinvolte. Al di là poi degli aspetti paesaggistici e culturali, dal punto di vista ambientale non esiste il rapporto di 1 a 1, un virgulto nuovo piantato per un esemplare adulto tagliato, perché la massa delle chiome distrutte è cento volte superiore a quella di un albero che esce dal vivaio. Immaginiamo gli anziani che passeggiano sul Lungonera sotto il solleone che piacere avranno durante le prossime estati senza più ombra per qualche decennio.
Consigliamo ai nostri Assessori di viaggiare un po’ ed osservare come vengono trattati esemplari secolari in altre città ed i altri Paesi. Si vada in Francia sui castelli della Loira, ma anche in Grecia, in Inghilterra. Si mettono targhe esplicative, si indicano ai turisti, si curano. E’ mai possibile che solo a Terni si ammalino a decine tutti insieme, in ogni viale? Forse la cura migliore sarebbe sostituire gli assessori, senza tagliare per carità loro la testa, ma almeno renderli innocui e farli tornare alle attività che sanno fare.

venerdì 7 novembre 2008

COPPI DI SAN FRANCESCO: QUALCHE NECESSARIA PRECISAZIONE

I recentissimi provvedimenti adottati dall'autorità giudiziaria confermano, evidentemente, la fondatezza dei nostri innumerevoli rilievi.
Sul tema degli interventi sulle opere monumentali si annidano, da troppo tempo, una serie di abusi che hanno avuto come risultato il deturpamento di tante opere che costituiscono parte integrante del nostro patrimonio culturale.
Occorre necessariamente ritornare, a nostro malgrado, sulla vicenda dei coppi della chiesa di San Francesco: le dichiarazioni, agl organi di stampa, del direttore dei lavori non sono aderenti alla realtà dei fatti. Il provvedimento di sospensione della Soprintendenza ai Beni Architettonici è fondato sulla totale assenza d'ogni autorizzazione. Solo in data 28 ottobre, dopo le tante segnalazioni, il Soprintendente ha disposto uno specifico sopralluogo, a cui è seguita l'adozione dell'autorizzazione, prima mancante, con rigide prescrizioni riguardanti i materiali da utilizzare per il rifacimento del tetto.
Del tutto inconsistente l'allarmismo inerente, il pericolo di infiltrazioni che danneggerebbero gli affreschi interni, in quanto il tetto della chiesa è dotato di una specifica bitumazione impermeabile che impedisce ogni tipo di infiltrazione.

martedì 4 novembre 2008

SAN FRANCESCO: TEGOLE & BUFALE, UN GIALLO DIETRO IL "PARTITO MODERNISTA". CHI VUOLE A TUTTI I COSTI UN TETTO DI MACCHERONI APPENA TRAFILATI?

La vicenda delle ridicole tegole di fornace messe come un cappello stonato sulla antichissima Chiesa di S, Francesco si tinge adesso di giallo. Esperti d’arte, professionisti del settore, associazioni culturali e moltissimi cittadini, dimostrando uno spiccato amore per la propria città, hanno avuto il coraggio di alzare la voce per denunciare una vera a propria violenza che si stava perpetrando a danno del comune senso estetico e della coscienza collettiva. Sembrava che un redivivo Marinetti, avesse coperto a bella posta il tetto della chiesa come una sorta di provocatorio manifesto futurista: tanti maccheroni, appena trafilati, dalla forma palesemente perfetta e dal colore altrettanto sgargiante. Il Soprintendente Regionale ai Beni Monumentali, Capo dell’Ufficio, Arch. Anna di Bene, informata del fatto, ha effettuato un sopralluogo e non ha potuto far altro che condividere le ragioni della protesta, bloccando quel tipo di lavoro, iniziato senza specifica autorizzazione, ma consentendo l’immediata ripresa con materiale più rispettoso del contesto storico ed artistico. Perché, allora, continuano le polemiche? Perché si tenta di difendere l’indifendibile?
- Si è detto che coppi e tegole vecchi non fossero del 1200 e quindi coevi alla Chiesa. Osservazione ovvia quanto banale, ancor più sciocca però la soluzione imposta: fra le due è migliore quella che preferisce utilizzare, per quanto possibile, il materiale esistente (in gran parte fatto a mano) ben armonizzato con il contesto oppure una partita sgargiante di fornace?
- Si è aggiunto che le prime valessero quindi poco in quanto in pratica inutilizzabili. Quante bugie! Come mai allora invece di essere gettate fra il materiale di risulta da portare in discarica sono state gelosamente confezionate e numerate in contenitori pronti a cederle al miglior offerente? Tutti sanno che ormai materiale del genere non si trova facilmente e che ogni pezzo costa almeno il doppio di quelle esposte nei cataloghi delle industrie produttrici.
- E’ stato osservato che le tegole epurate si sarebbero spostate ad ogni stormir di ali dei diabolici piccioni. Solo qualche incompetente che non le ha mai sollevate in mano può affermare che un manufatto che pesa il doppio di quello fresco di fornace può essere spostato con facilità da volatili che pesano un quarto. Inoltre basta osservare in città su quanti tetti fatti da pochi anni con il materiale moderno sia già da effettuare una manutenzione. Un direttore di cantiere che ha esperienza sa che va comunque utilizzata un minimo di malta di collegamento nei punti nevralgici in modo da bloccare qualsiasi futuro movimento.
- Qualcuno ha poi suggerito che entro pochi anni anche coppi e tegole trafilati si sarebbero coperte di muschi assumendo il colore caratteristico dei secoli. Basta verificare di persona se le case popolari costruite 50 anni fa hanno tetti somiglianti a quelli antichi o, come sostengono le persone in buona fede, occorro invece ben oltre mezzo secolo, avendo i manufatti odierni caratteristiche tali di levigatezza, assenza di porosità, uniformità di impasto e di colore, caratteristiche vantate dalle industrie che li garantiscono inattaccabili dagli agenti esterni. Soltanto le marsigliesi di Papigno sono grigie, ma sappiamo bene che lì il fenomeno è dovuto ad un inquinamento industriale fuori da ogni immaginazione. E’ normale allora sostenere che ternani e turisti fino al 2100, per altre quattro generazioni, ammirando la Chiesa, debbano osservare simile prodigio? A meno che l’inquinamento in città non arrivi a livelli tali da depositare smog colorante come negli alveoli dei polmoni!
- Il cantiere bloccato dalla Soprintendenza consente all’acqua di infiltrarsi danneggiando gli affreschi. Solo chi è incompetente o in mala fede può sostenere che un tetto appena impermeabilizzato con guaina bituminosa rafforzata con rete di poliestere possa essere penetrata dall’acqua. Sarebbe gravissimo e vorrebbe dire che il lavoro di posa in opera a caldo con bombole in modo da farla aderire al sottostante massetto non è stato fatto a regola d’arte. Non vogliamo neanche lontanamente pensarlo.
Allora chi ha interesse a spargere notizie fuorvianti? Chi fabbrica o vende tegole? Chi è interessato a prendersi le vecchie? Comunque chi non ha occhi per vedere e crede di poter manipolare la pubblica opinione a proprio piacimento? Non converrebbe a tutti, smetterla con le sciocchezze, rimontare il tetto come si deve, alla svelta, e celebrare insieme il Natale con i lavori finalmente conclusi?
Forse Terni non ha altri problemi di cui occuparsi?

martedì 28 ottobre 2008

IL 19 OTTOBRE SI E' TENUTO A MANTOVA IL CONGRASSO SOCI 2008 DI ITALIA NOSTRA

Mantova, 19 ottobre 2008Congresso nazionale di Italia Nostra.IL PRIMATO DELLA TUTELANell’anno in cui si celebrano i sessant’anni della Costituzione (con l’innovativo articolo 9) e ha preso forma definitiva (conclusa la seconda revisione) il Codice dei beni culturali e del paesaggio, Italia Nostra dedica il proprio congresso nazionale a “Il primato della tutela”, per avviare (non certo per esaurire) una necessaria verifica: se e come, da un lato, quel principio fondamentale abbia trovato adeguata attuazione nella produzione legislativa ordinaria (il “Codice” innanzitutto e le altre norme che hanno definito le competenze e regolato l’esercizio della funzione di tutela); e, dall’altro, se nella prassi quel primato (sancito dalla Costituzione e sempre ribadito dalla Corte Costituzionale) sia stato fatto valere e sia osservato nei rapporti con l’esercizio di diverse attribuzioni pubbliche e nel confronto con altri interessi ai quali pur si riconosca pubblica rilevanza.Perché il nostro congresso a Mantova. Prendemmo l’impegno oltre un anno fa quando la giunta di Italia Nostra si convocò in questa città per esprimere il suo sostegno alla Amministrazione comunale e alla Sindaco che avevano con determinazione preso atto di un errore urbanistico del recente passato e avvertivano il dovere di porvi rimedio. Un nuovo insediamento residenziale avrebbe infatti irrimediabilmente alterato il mirabile...

sabato 25 ottobre 2008

ALLA RICERCA DEL THYRUS SCOMPARSO






ALLA RICERCA DEL THYRUS SCOMPARSO
IL SIMBOLO DI TERNI STA CADENDO A PEZZI, ABBANDONATO IN MEZZO A QUELLI CHE UN TEMPO ERANO DEI GIARDINI E CHE OGGI SEMBRANO UNA FORESTA


Numerose segnalazioni di cittadini indignati ci hanno denunciato lo stato pietoso in cui versa la statua del Thyrus (foto A). Il simbolo di Terni, che ritroviamo anche nello stemma della città, il drago, giace dimenticato al centro di quelli che un tempo potevano essere chiamati giardini e che oggi assomigliano più ad una “foresta vergine” (foto B, C, D).
La statua del Thyrus, alla cui base è riportata la famosa incisione “THYRUS ET AMNIS DEDERUNT SIGNA TERAMNIS” tanto celebrata sia dal Lanzi che dal Tocchi, avrebbe bisogno di essere ristrutturata e, ancor più, di trovare una nuova collocazione più confacente ad un reperto di così grande valore simbolico per la città.
Una leggenda vuole che molti secoli fa, nei dintorni di Terni, un orribile essere dall’alito mefitico si aggirasse tra le paludi vicine alle campagne ternane seminando terrore e morte, aggredendo i viandanti, spingendosi addirittura ed un passo dal centro cittadino. Un giorno un giovane della famiglia dei Cittadini, raccolse l’invito lanciato più volte dal Consiglio degli anziani a tutti i cavalieri ed affrontò il Thyrus in una terribile e sanguinosa lotta in cui, il coraggioso ragazzo, ebbe la meglio. Terni era finalmente salva.
Questa leggenda ci mostra il Thyrus come il simbolo della grave e malsana situazione ambientale in cui versava la conca. La presenza di paludi ed acquitrini causava il nascere e diffondersi della malattia. Il Thyrus era la malattia che uccideva esalando dalle proprie fauci un alito fetido e mortale.
Dalla fotografia “E” notiamo che la statua risulta già gravemente danneggiata in vari parti (in modo particolare, il muso e la coda), dalle fotografie “B, C, D” vediamo lo stato di completo abbandono dei giardini di Viale Campofregoso che rendono ormai irraggiungibile il luogo in cui quello che un tempo era il ‘glorioso’ Thyrus è stato abbandonato. Dalla foto E, notiamo addirittura che il tronco di un albero ormai secco sta minacciando l’importante reperto.
Chiediamo, dunque, l’immediato intervento del Comune per trovare un degna collocazione, possibilmente al chiuso, alla statua del Thyrus che dovrà, al più presto, essere anche ristrutturata. Chiediamo, inoltre, la sistemazione dei giardini di Viale Campofregoso oggi inutilizzabili.

sabato 11 ottobre 2008

ETERNIT E NEON ABBANDONATI NELL’EX DEPOSITO ASM













PROTESTE IN VIA BATTISTI PER IL DEGRADO IN CUI VERSA LA STRUTTURA
RESPONSABILITA’ DELLA REGIONE?

Dopo numerose segnalazioni di cittadini preoccupati, siamo andati a controllare la vasta area dell’ex deposito e officina riparazioni dell’ASM nella zona centralissima di Viale Cesare Battisti che risulta essere di proprietà della Regione dell’Umbria.
Questa la situazione:
- il cancello d’ingresso (foto A)non è chiuso né con lucchetto, né con catene, un semplice fil di ferro arrugginito lo tiene accostato permettendo a chiunque, anche ai bambini, di entrare;
- all’interno, decine di cassonetti (foto B) sono stati abbandonati rovesciati a terra;
- in alcuni di questi cassonetti (foto c), centinaia di neon abbandonati;
- ondulati di eternit (foto D) sono lasciati all’aperto;
- nella struttura, ormai fatiscente (foto E,F), è visibile qualche giaciglio approntato alla buona da qualche cittadino extracomunitario;
- piante ed erbacce (foto G e I) crescono spontaneamente dappertutto;

Lo stato di totale degrado è evidente, la struttura è in completo abbandono almeno dal 1999 senza che nessuno si sia mai preoccupato di mettere in sicurezza nemmeno l’ingresso, con grave pericolo per l’incolumità di tutti i residenti, specialmente i più piccoli, che potrebbero entrare facilmente anche per giocare.
In questa situazione, tra la sporcizia, diventa facile immaginare di quanti e quali animali la struttura sia piena. Essendo poi abbastanza nascosta (foto H) è diventata un luogo ideale di attrazione per extracomunitari e delinquenti, arrecando disagi ed alimentando i timori per la sicurezza nella popolazione residente.
Di chi è la responsabilità? Della Regione dell’Umbria, proprietaria dell’area? Dell’ASM che è stata l’ultima ad averla utilizzata? Sarebbe opportuno che l’A.R.P.A. e la Guardia Forestale effettuassero gli opportuni controlli.

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