ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.
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domenica 10 agosto 2014

[TERNI] PIAZZA DELL'OLMO E LA MEMORIA DIMENTICATA: PAVIMENTAZIONI DA RIPENSARE, INTERVENTO CHE CANCELLA LA STORIA. NON SI PROVI A FAR LO STESSO SU PIAZZA SAN FRANCESCO


Cantata da Furio Miselli, piazza dell’Olmo è uno dei pochi spazi ancora intatti della Terni pre-industriale che reca in sé testimonianze ineludibili intrise di memoria storica, a cominciare dalla morfologia di case di età tardo-medievale, per continuare con la palazzina ottocentesca, la fontanella, la pianta che vi attribuisce il nome e infine la chiesa di San Marco, uno degli edifici sacri più antichi della città, luogo caro ai frati Minori.
All’inizio della loro presenza a Terni, correva l’anno 1265, essi ottennero la possibilità di abitare nella canonica della chiesa di San Cassiano – quello che oggi conosciamo come “Cenacolo San Marco” – superando la promiscuità delle capanne arrangiate da san Francesco.
Un luogo storico, ancora intatto nella sua identità, ora non c’è più, violentato da un intervento riprovevole. In nome della destinazione odierna che l’ha battezzata come snodo del circuito ternano della ‘movida’, la riqualificazione non tiene minimamente conto dei valori immateriali racchiusi in quello slargo. Il progetto – dichiarato “esemplare”, ma che, a ben vedere, potrebbe esserlo davvero solo se applicato in altri contesti – ha finito per stravolgere il gusto estetico della piazza di per sé identitaria e ora caricata di significati “altri” assolutamente incompatibili con la storia di quello spazio. Ciò che poi dimostra assoluta inconsapevolezza è la pavimentazione: ci si domanda come sia possibile autorizzare un intervento del genere senza uno studio preliminare sulla morfologia storica che, sappiamo con certezza, era composta da materiali molto più congrui come il cotto e la pietra calcarea di Vascigliano, documentati in un saggio che la stessa Italia Nostra presentò negli anni Ottanta e che altre autorevoli personalità, come gli architetti Leonelli e Struzzi, hanno attestato nei loro studi.
Si dimostri allora l’opportunità di cancellare la memoria storica con lavori discutibili e in taluni casi impropri, come le orribili “vele” che ingombrano terribilmente la piazza e offendono il verticalismo degli alberi, creando una sensazione di disagio e di spiacevole oppressione. Un simbolo dell’identità cittadina – quella che in molti tendono a cancellare, forse perché non la conoscono affatto – ridotto ad un “patchwork lapideo, un nuovo episodio di obliterazione storico-culturale che impone per l’ennesima volta, magari prima che siano distrutte le residue testimonianze del passato, un richiamo forte a una presenza stabile sul nostro territorio da parte della Soprintendenza per i BBAAPP, gendarme di un patrimonio altrimenti destinato a morire nella trascuratezza fino, appunto, alla sua stessa completa rimozione, non di rado cagionata anche da inammissibili dinamiche clientelari.
Quel che preoccupa è che ora si vorrebbe intervenire strutturalmente su un altro luogo chiave della Terni medievale: piazza San Francesco e il sagrato del Santuario, cuore religioso del centro storico, che l’anno prossimo si accinge a celebrare il 750° anniversario dalla fondazione. Non permetteremo alcuno scempio su questa piazza, né interventi dissacranti della storia laica e religiosa della città.
Qualsiasi iniziativa del genere sarà ostacolata con richiesta di vigilanza immediata al Ministero dei Beni Culturali, facendo appello all’art. 45 del Codice dei Beni Culturali che tutela l'integrità della nostra storia, impedendo interventi che danneggino contesto ambientale e decoro. Piazza san Francesco dovrà piuttosto rappresentare il segno della conversione architettonica, un cambio di rotta improntato al rispetto e alla sensibilità nei confronti di valori immateriali e materiali che non possono essere svenduti da alcuno

                                                                                              Italia Nostra Terni


Terni, 10 agosto 2014

venerdì 27 settembre 2013

IL TELAMONE IN COPIA? BENE, SI RESTITUISCA SUBITO L'ORIGINALE A TERNI E VENGANO A RIPRODURLO QUI, AVVIANDO UNA SCUOLA DI SCULTURA


L'idea avanzata dal Soprintendente archeologico, dott. Mario Pagano, di procedere a copia del Telamone, è senz'altro accettabile se coniugata al rispetto che si deve a quella comunità - la nostra - presso la quale esso spuntò oltre 40 anni or sono.
Rispetto vuol dire immediata restituzione del bene. Non c'è alcun compromesso da siglare, perché il Telamone è stato sottratto alla città anni fa, nella dichiarata attesa di individuare qui i locali giusti. Ma quei locali già esistono, così come da circa un secolo esistono mezzi in grado di riconsegnare in totale sicurezza il Telamone a Terni, visto che da Terni era stato portato via su gomma, mentre una statua come il Germanico, ancor più imponente, è rimasta ad Amelia - dopo una grande lotta.
Non intendiamo pori sul piano degli amici amerini, magari recandoci in massa a sollecitare il Soprintendente Pagano, che, peraltro, ha la stima di Italia Nostra anche per la tenacia con cui si muove nel sito archeologico di San Valentino: desideriamo soltanto che il dott. Pagano sia conseguente alla riverente nouvelle vague che egli stesso ha intrapreso nei confronti di Terni. Questi operi dunque per l'immediata resa della statua e inviti studenti e ricercatori ad avviarne la riproduzione presso la nostra città, attivando un percorso di valorizzazione culturale che potrebbe portare inattesi benefici alla comunità, dando vita a una Scuola-laboratorio di scultura. Siamo convinti che il Comune comparteciperebbe delle eventuali spese. A ogni modo resta necessario un respiro più ampio da parte delle amministrazioni locali, così come segnalato mesi or sono dal vicepresidente di Italia Nostra, dott. Giuseppe Cassio:
un simile evento va pianificato nelle sedi giuste, con rigore metodologico e non come episodio occasionale. Il semplice gesto di restituzione non creerebbe esternalità, se fosse isolato nel desertico recito del campanilismo. Non servirebbe a nessuno, qualora appagasse aridi appetiti politici.
In questo senso l'assessore alla Cultura del Comune di Terni, Simone Guerra, dovrebbe anzitutto procedere a incontri più sistematici con Soprintendenti e dirigenti periferici del Ministero dei BB.CC., segnalando l'opportunità di un serio monitoraggio dei reperti giacenti da decenni nei magazzini della Soprintendenza, finiti persino a Roma, pianificandone a ogni livello la ricollocazione a Terni. Né è possibile che Terni non abbia o, meglio, non possa ancora impiegare un magazzino statale, diversamente da località minori della nostra stessa regione. E' essenziale allargare gli sguardi a un patrimonio culturale bistrattato, assurdamente abbandonato da troppo tempo, sepolto sotto la coltre dell'indifferenza rispetto a una ricca e antica identità - la nostra - finora utile soltanto ad arricchire musei, gallerie e città altrui.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 26 settembre 2013.

giovedì 22 agosto 2013

[TERNI] PASSEGGIATA, GRAVI PROBLEMI DI SICUREZZA, OLTRE AL RESTO. NO A CENSURE DI PARTITO ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE DI LAICI ED ECCLESIASTICI

Veduta aerea del Parco della Passeggiata [foto tratta dal sito istituzionale della Provincia di Terni]

Suscitano diffuso sconcerto gli attacchi del segretario del Pd di Terni contro un sacerdote, colpevole soltanto di aver segnalato alla Soprintendenza - come suo dovere e il suo Ufficio impongono - i danni cagionati lo scorso anno ad alcuni beni culturali, durante la Festa del partito.
Anzitutto una nota personale: il sottoscritto ritiene che la Festa democratica rappresenti un evento non solo di richiamo, ma soprattutto di alta civiltà politica.
Per la città un momento bello sotto tanti aspetti, con alcune criticità evidenti. Una di queste è l'ubicazione: occorre serenamente riconoscere che il problema c'è, altrimenti percorriamo strade tortuose e disagevoli, lontane dal vero.
A Terni è venuto il momento - su questo come su altri temi - di smettere di nascondere tutto sotto il tappeto. Basta con gli eufemismi. Basta edulcorare la realtà: sarebbe come parlare di 'saldo finanziario negativo' (op. cit.), quando, invece, emerge un incomprensibile 'buco' economico-finanziario.
Anche a Terni siamo dunque nel 2013: recuperiamo con un click su Internet leggi e normative locali. Magari le abbiamo ignorate per molto tempo, senza alcuna malizia.
La Festa perciò c'è e deve esserci, come sempre; è parte della storia d'Italia e di Terni, racconta un brano significativo di democrazia: va solo spostata altrove, nei luoghi individuati dalla legge e dal Prg, senza mettere in imbarazzo gli Organi periferici dello Stato. Senza ricercare deroghe. Senza specie di 'salvacondotti', per utilizzare un termine in voga.
Aver organizzato la manifestazione per decine di anni in un ambiente delicatissimo, vincolato, spesso senza essersi consultati con la Soprintendenza, non esenta da una nuova e doverosa presa di coscienza, né muta lo status legale del bene. Vincolato rimane.
Si fanno feste nei musei? No. E la Passeggiata rappresenta un bene equiparabile a un museo.
Inoltre, chi si assume poi la responsabilità di tenere la Festa in un luogo che non dispone delle necessarie uscite d'emergenza - gli accessi sono inadeguati e lontani tra loro - tra alte cancellate e mura, con dieci metri di 'salto in basso'?
Si possono concentrare 10/20.000 persone in uno spazio così, mentre il Duomo, cinquecentesco, corre lungo un intero confine del parco? Dov'è la sicurezza? E dov'è il rispetto della sacralità dei luoghi?
Quanto ai danni, si tratta di una realtà incontrovertibile. O, con un camioncino, dovremmo prendere e mostrare pedissequamente al segretario Pd i frammenti della lapide coriandolizzata o il busto della statua decapitata?
L'elenco, sia chiaro, è per difetto; né dovremmo nemmeno essere noi a redigerlo, ma gli organi a ciò deputati.
In più, la nemmeno tanto vaga intimidazione di mettere in campo un avvocato nei confronti della Chiesa - che da qualche tempo pretende un più stringente rispetto delle regole - suona vagamente grottesca e ha il sapore della censura e della beffa, oltre ai danni subiti.
Tanto sollecito zelo pseudo-legalitario dal Pd sarebbe stato auspicabile quando si abbattevano le Orsoline, solo per citare un episodio speculativo imbarazzante tra tanti, contestato con forza dalla gente comune, ma totalmente ignorato a Palazzo da una parte non marginale dei c.d. 'soldatini di Partito' - e Delli Guanti non lo è di certo, vero?
Il segretario Pd chiede infine perché le notizie di danni emergano soltanto oggi, almeno pubblicamente. Domanda corretta, indirizzo sbagliato.
Credo pertanto che egli dovrebbe rivolgerla non a noi, ma al precedente dirigente tecnico della Diocesi, il quale, visto il ruolo, presumibilmente è stato per lunghi anni interlocutore privilegiato di molteplici istituzioni e amministrazioni, a iniziare da Terni. Lo interpelli.
Il segretario Pd estenda poi la sua curiosità anche nei confronti di alcuni dirigenti politici, partitici, tecnico-amministrativi, associativi, delle professioni e financo del credito, i quali si confrontavano spesso con suddetto manager.
Delli Guanti volga il suo sguardo a vicende tuttora non di facile lettura, almeno per noi. Ecco: qui sì che un tecnico del diritto - avvocato e no - potrebbe servire a capirne di più.

Italia Nostra Terni
Andrea Liberati

venerdì 1 febbraio 2013

ITALIA NOSTRA E' DI PARTE CONTRO L'IGNAVIA


Un bel tacere non fu mai scritto da Fabrini, assessore da anni agli 'eventi' valentiniani e non ai semi salati, certo più digeribili e facili da gestire.
Eppure nessuno lo ha mai visto in visita presso l'ex convento di San Valentino.
Tutto quel che è stato avviato da fine 2011 - di cui lui sembra finalmente interessarsi a seguito delle nostre critiche - si deve ad organi dello Stato, alla direzione culturale della Diocesi, agli accademici, ai volontari, a dirigenti del Comune. Non a lui, né purtroppo al sindaco il quale ha gravemente contraddetto con i fatti le rassicurazioni espresse in aprile sulla futura destinazione dell'ex convento.
Né è vero che il comune ha "dato spazio" lo scorso anno all'archeologia, perché quel presunto spazio se l'è guadagnato la scoperta in sé, tanto che Fabrini non c'era, ma una troupe da Roma della CBS sì. E il tutto è avvenuto senza contributi economici di alcun genere da parte dell'Amministrazione, peraltro mai richiesti! (quindi i tagli del Governo non c'entrano alcunché con questa storia).
Quanto allo "scarso interesse di pubblico", l'affermazione è apodittica tanto quanto la famigerata "non c'è niente". Anzitutto non esistono locali aperti al pubblico; gli accessi agli ipogei sono stati subito sigillati, tanto che la forte umidità risalente in superficie non è stata canalizzata, col rischio di futuri crolli in stile Pompei. E lo stesso Comune di Terni non ha certo operato alcuna operazione di marketing per far conoscere i suoi antichi gioielli. Del resto, "non c'è niente", no? Non c'è niente, è veto, ma nella volontà delle persone.
Fabrini, sia cortese: scenda li sotto, vada a conoscere il geofisico con esperienze mondiali venuto a lavorare qui anche per lei, si faccia prestare un telefono per chiamare la Soprintendenza archeologica. L'unico assessore presente è stato Ricci.
Assessore, per favore: si informi. Studi. Si appassioni all'argomento, come forse con queste reazioni sta freudianamente manifestando. Nell'anno e mezzo che le resta da governare, può e deve lasciare un segno indelebile del suo servizio in favore della nostra comunità.
Italia Nostra è infatti di parte: di parte contro l'indifferenza, l'ignavia, l'abulia, la vacua prosopopea, contro chi dice "non c'è niente" senza essersi mai applicato.
Magari un giorno avrà il piacere di ricostruire insieme a noi la ricca trama storica e culturale della città, con la riemersione del colonnato dell'antica chiesa che tuttora giace sotto l'odierna basilica - come testimoniato dal Soprintendente ai B.A. umbri, dottor Mario Pagano - e con il recupero dell'immensa necropoli romana e protocristiana lì attorno.
L'aspettiamo. Non lo faccia per noi. Lo faccia per San Valentino. Per amore. Anche perché i semi salati, dopo qualche tempo, diventano rancidi mentre l'archeologia, col tempo, fiorisce, producendo molto frutto per l'intera comunità.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 31 gennaio 2013

lunedì 31 gennaio 2011

NUOVO MERCATO COPERTO DI PLASTICA ARANCIONE: UN MOSTRO CHE ROMPE L'ARMONIA DEL CENTRO STORICO MENTRE IL SINDACO E' ASSENTE E LA SOPRINTENDENZA TACE



Vedere come nel centro storico di Terni si possa fare di tutto fa male a coloro che hanno il gusto del bello ed il senso della storia. A Largo Manni sembra abbia operato la stessa mano che fa svettare il transatlantico bianco rosso delle Orsoline. Una struttura industriale che potrebbe andar bene in un centro fieristico in periferia o in area a ciò vocata non di certo in uno dei Quartieri più antichi di Terni, celebrato dai quadri di Orneore Metelli e dalle poesie di Furio Miselli.
A Perugia sono anni ed anni che si discute di come ristrutturare il Mercato Coperto, qui a Terni in un baleno il primo dirigente comunale che capita si permette, nell’assenza totale di senso critico della giunta comunale, di collocare un capannone di colore arancio, quasi fluorescente, accanto a chiese antiche e a strutture medievali.
La torre della Bibliomediateca fu oggetto di un confronto cittadino anche duro ma, vivaddio, almeno se ne parlava. Oggi prevale nella politica la sciatteria e basta.
Tutti i cultori dei Carri di Maggio, della tradizione locale, della storia, dei capitani di ventura, hanno perso la voce o forse la coscienza?
Gli amanti dell’arte, le associazioni culturali si sono addormentate, oppure preferiscono barattare la libertà di giudizio con qualche elemosina di contributo? I docenti delle nostre scuole hanno perduto anche loro la favella, si sentono solo per manifestare per i contratti e gli scatti di anzianità?
Oggi prevale a Terni una certa sottile prepotenza che ritiene di fare e disfare ciò che vuole.
E’ anche grave che in questo Consiglio Comunale siano pochissime le voci che hanno il coraggio di dire la loro. Il resto, da destra a sinistra un appiattimento totale.
Chiediamo allora alla Soprintendenza ai Beni Monumentali dell’Umbria: possibile che non si impongano nei centri storici un minimo di regole? Un minimo di controlli? Se non altro, se non per passione, almeno per dovere d’ufficio!

ITALIA NOSTRA, Sezione di Terni

lunedì 27 dicembre 2010

UN TRANSATLANTICO BIANCOROSSO ACCANTO AL SANTUARIO DI SAN FRANCESCO


Non c'è bisogno di essere innamorati delle antiche vestigia di Terni per non rimanere allibiti di fronte alla mole costruita a ridosso del Chiostro e del Santuario di San Francesco. Un vero e proprio transatlantico, colorato in bianco e rosso, tanto per non farsi notare. Un pugno nell'occhio di una città che meriterebbe maggiore rispetto per i luoghi del proprio passato rimasti indenni dopo gli oltre cento bombardamenti, da quelli risalenti al secolo scorso a quelli plurisecolari.
Avevamo sollevato a suo tempo il problema ma oggi di fronte a questa montagna di cemento che sovrasta l'intero quartiere, che annulla i luoghi della conoscenza (Liceo Classico, Liceo Scientifico e Scuola Media Leonardo da Vinci), che irride quelli della storia e della fede (Santuario di San Francesco e Chiostro, vincolati) chiediamo a tutti i cittadini, agli uomini di scuola, agli studenti, se è giusto assistere in silenzio a quella che appare una inaudita prepotenza, una vera e propria speculazione edilizia in piena regola.
C'è chi si sbraccia, giurando magari sulla propria madre, che tutto è regolare e che quindi tutti debbono credergli sulla parola. Le leggi che conosciamo noi sono diverse. Forse ci illudiamo di vivere in una Repubblica seria dove il rispetto per gli altri è la regola. Conoscendo le normative di settore, avanziamo dubbi pesanti sulla possibilità che siano state piegate ad interessi di parte.
A Terni "l'urbanistica contrattata" e "l'urbanistica creativa" hanno segnato periodi delicati del recente passato e ne abbiamo viste di tutti i colori.
E' per questo che chiediamo alla Commissione di Vigilanza e Controllo che vigili e controlli, né si faccia intimorire da alcuno.
Siamo indignati che sia stato demolito l'Ex Convento, memoria storica di quattro generazioni di ternani, che si siano superate ampiamente le altezze rispetto al Chiostro ed al Santuario di San Francesco, ma anche che il muro medievale, facente parte sembra dell'antica cinta muraria cittadina sia stato demolito per far luogo al cemento armato.
Possibile che Comune e Soprintendenza abbiano tutto autorizzato a cuor leggero?
Il Dirigente della Soprintendenza allora incaricato, dopo pesanti vicende giudiziarie non è più in servizio. Ci sono state sviste?
I dubbi vanno chiariti nell'interesse di tutti, da quelli dell'impresa a quelli soprattutti dell'intera città.

Terni, 27 dicembre 2010.

ITALIA NOSTRA onlus
Sezione di Terni

giovedì 26 novembre 2009

MAGGIOR RISPETTO PER LA STORIA DELLA CITTA': RECUPERI CONSERVATIVI O SPECULAZIONI EDILIZIE? LA SOPRINTENDENZA AI BENI MONUMENTALI BATTA UN COLPO

Passeggiando in centro, si notano cantieri che, fra i pochi palazzi antichi e di pregio scampati ai bombardamenti, affrontano con singolare fantasia, il tema del recupero conservativo. E’ indubbio che la molla che spinge ad investire sia il ritorno economico, pur tuttavia è indispensabile che le autorità preposte facciano il loro dovere tempestivamente, in modo da contemperare l’interesse privato e quello pubblico. Accade con una certa frequenza che prevalga solo il primo. Siamo convinti che non si possa snaturare quel poco di antico che è rimasto e che costituisce, dal punto di vista architettonico, la storia della città, ben prima che l’acciaio ne determinasse lo sviluppo dell’ultimo secolo e mezzo.
Italia Nostra anche negli anni passati ha criticato interventi alquanto singolari d’incremento di cubature e fortemente dissonanti con il contesto storico ed architettonico esistente. Oggi ci vediamo costretti a richiamare alle proprie responsabilità ed alle proprie funzioni Enti Locali ed Amministrazioni, di fronte a situazioni che appaiono obiettivamente inaccettabili.
In Via Paolo Garofoli, proprio sul retro di una facciata liberty realizzata a fine Ottocento con la costruzione di Corso Tacito, accanto al rigore settecentesco di Palazzo Espa, il cui ingresso è ancora ben preservato dall’avvenuto restauro conservativo, un cantiere rielabora nello stile Disneyland la vecchia facciata di Palazzo Bartocci.
Mentre il regolamento edilizio impedisce qualsiasi nuovo aggetto, improvvisamente spuntano come funghi otto nuovi leziosi balconi. Ricordano i calli di Venezia, nella versione americana di Las Vegas, ed appaiono obiettivamente fuori luogo in quel vicolo in cui gli abitanti dei due palazzi contrapposti, se vogliono salutarsi, possono quasi darsi la mano l’un l’altro.
Chiediamo al Sindaco: ma il regolamento edilizio e le distanze che impone esiste solo per i fessi? Se tutti i proprietari che abitano in centro storico realizzassero centinaia, migliaia di nuovo balconi, in Via Roma, in Corso tacito, in Corso Vecchio, mettendo il Comune di fronte al fatto compiuto cosa accadrebbe?
Un cantiere aperto, in pieno centro storico, può fare da mesi di tutto? Ed il primo controllo avviene solo dopo che tutto è già stato realizzato? La sensibilità culturale è di tutti e prescinde dal colore delle amministrazioni.
Italia Nostra impegna il Sindaco ad un esame attento della ennesima situazione di irregolarità fiduciosa che gli interessi generali prevalgano sulle furbizie di pochi.
Anche perché non è possibile chiudere impunemente terrazzi per fare nuove cubature, rialzare tetti ben oltre il consentito per realizzare nuovi appartamenti, aprire finestre dove il progetto non lo prevede, costruire, sopra i vecchi tetti, mausolei ingombranti che cambiano completamente il profilo e le vedute preesistenti.
Ci chiediamo e chiediamo al Sindaco, augurandoci che non spunti la solita sanatoria che, con quattro soldi, sistemi il tutto: è possibile a Terni con una semplice D.I.A. fare abusi, in pieno centro, in zona AAa che il PRG classifica “residenziale di conservazione assoluta”?

Terni, 26 novembre 2009

Il Presidente, Daniele Pica

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