ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.
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domenica 9 marzo 2014

TERNI COME POMPEI: IL MEDIOEVO SI SBRICIOLA NEL SILENZIO GENERALE. IERI A TERNI I 'RESTAURATORI SENZA FRONTIERE' PER UN PROGETTO INTEGRATO


I crolli di Pompei sono l'apice di un fenomeno tristemente diffuso nel nostro Paese e, di conseguenza, anche a Terni, città che annovera un territorio ricco di patrimonio storico che attende un piano concreto di valorizzazione. E' ciò di cui si sta occupando Italia Nostra con il progetto "Save identities" che riguarda in particolare testimonianze storiche e torri medievali dislocati sugli speroni di Sant'Erasmo e Cesi, ivi compresa Rocca San Giovanni sopra Piedimonte, che si stanno letteralmente sbriciolando. A tale scopo è stato allacciato un primo contatto con la nuova realtà italiana Restauratori Senza Frontiere. Insieme ad alcuni esperti e a un gruppo di appassionati arrampicatori capeggiato dal ternano Massimiliano Massi, ieri si è constatato unitamente il grave stato conservativo delle fortificazioni e l'urgenza di avviare una serie di interventi provvisori, ma indispensabili per arginare ulteriori danni che rischiano di scalfire il volto di un territorio, come quello ternano, espressivo di un'identità dimenticata composta da una fitta maglia di fattori naturali e antropici. In tal senso le torri e le rocche sono documenti irrinunciabili - come il paesaggio che le circonda - e chiedono interventi concreti e improcrastinabili perché gli sia consentito di continuare a svolgere la loro funzione naturale ossia quella di tramandare la grande storia della "conca" ed essere finalmente fruibili dal pubblico rilanciando l'attività turistica di tipo escursionistico sul territorio. L'atteggiamento scelto si orienta perciò sulla valorizzazione delle strutture difensive medioevali inserite nel contesto paesaggistico naturale così da esportare il piano in altre zone del Paese come condizione essenziale per la protezione prioritaria su cui impostare un processo sostenibile di nuovo valore. Ora, quindi, la messa a punto del progetto che nasce dal basso, si autorganizza, punta dal particolare al generale, si muove dal punto in cui è nato per raggiungere le varie forme di eredità culturale, l'ambiente, il paesaggio intesi come beni comuni. Il progetto persegue scelte ragionate e altamente qualificate, con il saggio uso delle risorse e una piena fiducia nel coinvolgimento delle realtà locali che si facciano protagoniste e mecenati del proprio habitat nella convinzione che tutto si perde con l'indifferenza, tutto si guadagna con la conoscenza. Viste le pesanti condizioni in cui si trova il nostro Paese, non possiamo far altro che rimboccarci le maniche per difendere il nostro patrimonio e l'identità collettiva. L'uso oculato delle risorse disponibili e un programma di conservazione preventiva rallenterà il degrado delle strutture difensive medievali e assicurerà la fruibilità continuativa per lo sviluppo del turismo culturale ed escursionistico. Si propende quindi per un itinerario sentieristico dedicato alle rocche e alle torri che si aggiunga ai percorsi culturali urbani, indispensabili a soddisfare quel latente bisogno di autenticità dei cittadini. Questo perché Terni, che appartiene a quella regione da cui prese avvio nel 1975 il Piano pilota di Giovanni Urbani, non può trascurare il contesto in cui si trovano i beni culturali, ossia il loro ambiente. Una sana abitudine ancora troppo lontana dall'essere praticata specialmente laddove manca una "cultura" della prevenzione che genera situazioni-limite come quelle che interessano, ad esempio, la fontana di piazza Tacito, la cinta muraria urbana, le ville e i parchi storici, cui si aggiunge una serie di testimonianze fondamentali del patrimonio storico della "conca" in condizioni end of pipe. Tutto ciò genera bruttezza e mancato senso di civiltà.

Terni, 9 marzo 2014.

Giuseppe Cassio
Vice-presidente Italia Nostra Terni





domenica 15 dicembre 2013

[TERNI] SUL TEATRO VERDI: IL PENSIERO DI ITALIA NOSTRA


La querelle sul teatro Verdi a nostro avviso ha fatto emergere ancora una volta un problema più complesso e cioè quello che riflette oggettivamente e in modo lampante la crisi culturale che investe il Paese e in modo particolare la nostra città.
La vicenda del Verdi è un'occasione imperdibile per avviare un percorso nuovo, fatto di ragionevole pluralità e di confronto critico sui valori culturali della nostra terra al di sopra di ogni dimensione politica. Dico questo perché il progetto per il nuovo Verdi, in nuce la "cattedrale" laica della cultura, non può essere trattato con superficialità perché coinvolge i secoli a venire: pertanto oggi siamo chiamati a fare qualcosa di più grande di un progetto di riqualificazione.
La progettazione del nuovo Verdi deve spronarci a conoscere la nostra terra, deve invitarci a scavare più a fondo in modo da trovare le radici del grande albero da cui siamo nati. Dobbiamo fuggire dalla tentazione di trattare con superficialità quanto ci è stato affidato solo perché - apparentemente - crediamo che l'albero - ossia la città culturale - non dia più buoni frutti. I nostri nonni ci insegnano che prima di raccogliere è necessario coltivare, prendersi cura, aspettare. Ora penso che la stessa cosa valga per il grande albero chiamato "città" i cui frutti sono ponderati alla qualità del lavoro; su questo aspetto penso che il Verdi giochi un ruolo fondamentale.
Luigi Poletti venne chiamato anche nella nostra città per costruire un "tempio" della cultura e la città lo volle sufficientemente adatto ad esprimere l'ambizione di un fermento sociale lungimirante e prestigioso. Oggi come allora la scommessa è stimolante e da sola ci fa capire che non occorre "un" teatro per Terni ma è indispensabile ri-progettare "il" teatro della città che possa legittimamente ascriversi alla lista dei beni culturali futuri.
E allora, come immaginiamo la morfologia del nuovo teatro? Sicuramente all'italiana. Ce lo impone la monumentale facciata che rappresenta tipologicamente l'ingresso tradizionale di un tempio classico. Chi entrerà nel nuovo Verdi allora dovrà immediatamente percepire di trovarsi in un teatro e solo così non proverà disagio se lo spazio che lo avvolge corrisponde all'idea che si era fatta entrando (cosa che avverrebbe invece se pensassimo ad uno spazio improprio come quello odierno che non ha nulla a che fare con un teatro). Certo, se non avessimo avuto la facciata questo criterio sarebbe stato meno vincolante. Chiarita dunque l'esigenza di ri-costruire "il" teatro come luogo di forte identità cittadina non possiamo che porci come punto di riferimento il teatro all'italiana. Tale non può che essere la nostra linea in virtù del fatto che il teatro all'italiana nasce come recupero delle piante dei teatri greci e romani e, quindi si allaccia perfettamente alla facciata superstite. C'è pertanto una forte connotazione simbolica nel ripristino di un monumento come il Verdi distrutto da una sfortunata serie di "errori" umani molto più dannosi di quelli provocati dalla bomba. Ma non dobbiamo nemmeno ripeterli.
Il progetto pertanto deve partire da quanto conservato, che esige un'unica direzione tipologica. 
Un suggerimento: la definizione di un tavolo di regia per il Teatro Verdi con la presenza di membri delle forze di maggioranza e di minoranza del Consiglio comunale, provinciale, Regionale e del Parlamento, nonché un delegato della direzione generale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero Beni e Attività culturali, con una commissione che studi le vicende storiche dell'edificio e individui le linee tecniche e artistiche utili per la scelta del soggetto vincitore del necessario bando di gara da esperire attorno a proposte calate nell'hodie, rappresentando una porta alla creatività contemporanea nel rispetto del passato e della cultura teatrale a Terni.
Qui si deve giocare l'ambizione dei ternani: cominciare dal teatro per ripartire dalla cultura.

Giuseppe Cassio
vicepresidente Italia Nostra Terni

Terni, 15 dicembre 2013.

venerdì 29 novembre 2013

CULTURA DEL PAESAGGIO E COLTURE: CONTRO L'ABBATTIMENTO SELVAGGIO, PIU' TUTELA NELLA DIFESA DELL'OLIVO DI TERNI



Un tassello del variopinto patrimonio culturale della conca ternana è senza dubbio quello paesaggistico, spesso bistrattato e declassato con scelte urbanistiche a dir poco discutibili. Eppure in passato il paesaggio che incornicia la città era talmente ammirato da essere segnalato non solo come luogo di villeggiatura ma anche - e forse, soprattutto - per la generosità della sua terra particolarmente assolata e ricca di acque. La più importante produzione agricola del territorio conosciuta sin dall'età romana era rappresentata dalla coltura dell'olivo, primaria e fondamentale per l'economia della cittadina a tal punto da essere tassato e conteso tra le popolazioni affacciate sulla conca ternana. E' singolare il fatto che la città descritta da Francesco Angeloni (1647) fosse disseminata di molini da grano e da olio - specialmente nella zona della dei Camporeali tra piazza San Francesco e la Stazione ferroviaria - e che i raffinati viaggiatori del grand tour segnalassero che la principale attività commerciale di Terni ruotasse intorno all'olio.
Siamo ancora convinti che i promotori assolati, poggiati sulle ultimi propagini dei Monti Martani dalla Val di Serra a Cesi, coperti da innumerevoli piante di olivo, potrebbero diventare, oggi come allora, una risorsa per la valorizzazione del territorio dell'"Umbria Interamna" sia dal punto di vista economico che paesaggistico ed ambientale. Ciò è possibile solo attraverso la conoscenza del paesaggio, il monitoraggio del patrimonio olivicolo e la tutela della tradizione agricola legata alla raccolta delle olive sino alla valorizzazione del prodotto. Ecco perché, al riguardo, non è più rinviabile un'azione ferma da parte delle autorità tesa a scongiurare definitivamente l'estirpazione selvaggia delle piante di ulivo della Conca - che purtroppo si registra con facilità per i motivi più diversi, spesso irragionevoli - restituendo, al contempo, la giusta dignità a un patrimonio che annovera migliaia di ettari di superficie olivetata, ma un numero purtroppo ancora sconosciuto di piante.
Occorre una superiore tutela del patrimonio olivicolo dell'Umbria, magari attraverso un'integrazione della legge regionale 13/2009, volta alla conoscenza e al monitoraggio dello stato di salute delle piante, con controllo più severo sulle autorizzazioni - troppo spesso improprie - all'abbattimento degli olivi, che di norma dovrebbero essere concesse dal comune territorialmente competente in caso di morte fisiologica o permanente improduttività della pianta, per l'eccessiva fittezza dell'impianto, per l'esecuzione di opere pubbliche o per la realizzazione di edifici. In questi ultimi casi si dovrebbe valutare l'ipotesi di un controllo più accurato da parte degli enti preposti alla tutela sull'attività urbanistica degli enti territoriali e una maggiore collaborazione con le comunità montane. La formazione di consorzi e la messa in rete dei piccoli agricoltori sarebbe la garanzia del miglior rilancio di tale antico valore culturale del nostro territorio, teso perfino a rigenerare le piante con l'adozione delle opportune pratiche colturali, così come già fanno altre regioni italiane.

Giuseppe Cassio
Italia Nostra - Terni

Terni, 27 novembre 2013.

venerdì 13 luglio 2012

[SABATO DEL VILLAGGIO] IDEE CONTRO L'AUTODISTRUZIONE CULTURALE: A TERNI IL PRIMO MUSEO NAZIONALE DELLA CARTOLINA

Il Sabato del Villaggio rappresenta l'intervento settimanale di Italia Nostra di Terni. 
Esso intende stimolare una riflessione attenta sul profilo ambientale, storico e artistico della città.

UNA VIVA MEMORIA STORICA CONTRO L'AUTODISTRUZIONE CULTURALE:
A TERNI IL PRIMO MUSEO NAZIONALE DELLA CARTOLINA,
DA IMPLEMENTARE IN UNA RETE DI MICROMUSEI



Di fronte al crescente degrado dei beni culturali di Terni non si può perdere altro tempo, ma occorre concepire idee nuove e appropriate per salvare la memoria storica di una città che sembra destinata ad un’inesorabile “autodistruzione” identitaria.
Si tratta di rimettersi in gioco con umiltà ripartendo dai grandi ideali, cercando di integrare le competenze dei giovani specialisti, convincendosi che la memoria collettiva è un valore fondante: la civiltà di un popolo si riconosce dall’approccio con il proprio passato.

Prendiamo spunto dalla fertile attività del Poligrafico Alterocca tramite cui abbiamo imparato a conoscere ed amare il nostro Paese, a stringere contatti, condividere desideri, trasmettere messaggi, sogni e sentimenti; abbiamo iniziato a socializzare a distanza e a provare, perché no, un pizzico d’orgoglio anche per la nostra città. Sì, perché la produzione dell’Alterocca ha rivelato i più importanti monumenti e raccontato le trasformazioni e le ferite di Terni, prima e dopo il conflitto mondiale. Tutto questo oggi non può essere commemorato, con l’elevato rischio di smarrire testimonianze tecniche e meccaniche che, nel duro e nobile sacrificio di centinaia di lavoratrici e lavoratori di allora, nostri avi, permisero a Terni di essere conosciuta in tutto il mondo.
Si può allora pensare ad un Museo nazionale della Cartolina a Terni da dedicare al genio di Virgilio Alterocca? La mission di un museo tematico come questo dovrebbe consistere nel presentare un’eccellenza artistica e imprenditoriale che ha fatto della carta e della fotografia uno strumento da mettere sulle mani di tutti per narrare il paesaggio, la storia, gli usi e i costumi, la devozione e le pratiche religiose degli italiani con l’ausilio di speciali applicazioni informatiche.
Il museo dovrebbe essere insediato entro uno spazio importante, spartito in ambienti correlati nei quali si mostri la tecnica di stampa fino all’esposizione dei più significativi esemplari di cartoline, che varieranno ciclicamente così da renderlo sempre attrattivo. L’istituto ambirà ad essere punto di riferimento per i collezionisti di tutto il mondo, che potranno donare le proprie collezioni, affinché siano catalogate e messe a disposizione dei visitatori. Un istituto capace di dialogare con la città e con il mondo, distinguendosi come strumento di conservazione di tracce ormai perdute non solo del nostro territorio, spazio privilegiato di crescita culturale ed economica.

Da qui l’idea più ampia di una rete di micro-musei atti ad affiancarsi e integrarsi vicendevolmente, creando un itinerario culturale fatto di spazi prestigiosi affacciati sulle principali piazze e vie di Terni. Un’area tale da andare oltre il recinto di un museo del CAOS da tempo angusto. Ecco perché è necessario implementare una “rete cittadina della cultura”, al di fuori della quale gli esistenti monumenti collettivi e identitari –anche di tipo archeologico/industriale- finiscono solo per diventare anonimo arredo urbano, se non peggio, come purtroppo è quotidianamente dimostrato.

Terni, 13 luglio 2012.

Giuseppe Cassio
Vice Presidente Italia Nostra - Terni

lunedì 2 luglio 2012

RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI: ANDREA LIBERATI ELETTO PRESIDENTE, CASSIO VICE E SANSONI SEGRETARO




Dopo quattro anni, l'assemblea di Italia Nostra di Terni ha proceduto stamane al rinnovo delle cariche sociali.
Gli iscritti della storica organizzazione nazionale hanno dunque individuato - all'unanimità - i nomi con cui portare avanti idee e progetti volti a salvaguardare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico anche a Terni.
Succede a Daniele Pica nel ruolo di Presidente il dottor Andrea Liberati, giornalista e animatore a Terni del progetti di recupero degli ipogei della basilica di San Valentino, con promettenti ritrovamenti e crescente interesse.
La vicepresidenza è assunta dal dottor Giuseppe Cassio, funzionario della Diocesi di Terni, storico dell'arte, autore di numerose pubblicazioni a carattere eminentemente culturale.
Segretario di Italia Nostra è l'avvocato civilista Marco Sansoni, attivo sul fronte anche legale relativamente ai delicati equilibri tra ambiente e produzione.
Liberati è netto: "Porteremo avanti un serrato dialogo con le Amministrazioni locali onde evitare il ripetersi di scelte improbabili nel centro storico così come nelle periferie, a iniziare dal c.d. cubo arancione del nuovo mercato - con il suo gigantesco scarrabile per rifiuti in bella vista sul Nera. Abbiamo poi già contestato la nave da crociera vicina al santuario di San Francesco, così come altre strutture del genere, irrispettose del contesto artistico-monumentale di una città - la nostra - i cui natali precedono quelli di Roma".
Come difendere l'ambiente? "Occorre tornare alle basi: facciamo di più per rendere presentabile la città, che è anzitutto sporca. Pensiamo dunque a un piano straordinario di recupero che veda anche la cittadinanza più attenta e partecipe. Gruppi di residenti potrebbero adottare brani di quartiere, così come si fa nelle più avanzate realtà dell'Occidente".
Secondo Liberati, occorrono da un lato interventi amministrativi più incisivi; dall'altro è necessario lottare per l'affermazione collettiva di sensibilità portatrici di futuro: "Purtroppo basta un rapido giro presso municipalità contigue per accorgersi che solo qui impera una certa sciatteria - da una cartellonistica sgraziata e penzolante a marciapiedi e strade emmenthal, da piste ciclabili ferme a 20 anni fa a un'attenzione non ancora sufficiente in tema di concentrazione di metalli pesanti nell'aria, senza tacere della pervicace volontà di insediare ancora una volta qui impianti di incenerimento a caratura regionaleNo, grazie, questo è il passato! I pascoli erbosi grazie a cui Terni può crescere sono rappresentati dalle attività green: attendiamo perciò che la svolta verde prospettata oggi dal Comune diventi realtà e si arricchisca con interventi concreti e decisivi. Affianchiamo dunque alle peculiarità anche artistiche della storia di Terni, grande ma ingiustamente marginalizzata, le nuove sensibilità: ne trarremo spunto per un'esistenza feconda e recupereremo il senso di meraviglia per un paesaggio di cui siamo figli e che rappresenta la nostra memoria. E' l'univo paesaggio che abbiamo: quello che resterà dentro ai nostri occhi per tutta la vita".

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