ENERGIA E TERRITORIO

ITALIA NOSTRA PROMUOVE UNA SERIA POLITICA ENERGETICA BASATA SUL RISPARMIO. CONTRARIA AL NUCLEARE, ITALIA NOSTRA RITIENE CHE LE RINNOVABILI SIANO UTILI MA NON DEBBANO DEVASTARE IL PAESAGGIO. Per saperne di più clicca qui.

lunedì 30 dicembre 2013

[TERNI] FONTANA DI PIAZZA TACITO, NULLA PIU' DA RESTAURARE, MOSAICI IRRECUPERABILI: NELL'INDIFFERENZA DI ANNI IL PECCATO ORIGINALE DELL'OPERAZIONE ODIERNA. BLOCCARE SUBITO I LAVORI, ACCERTARE LE RESPONSABILITA' E RIFLETTERE SULL'INTERO PROGETTO



Nel panorama di smarrimento e di profonda crisi in cui versa la città di Terni, la Fontana viene integrata alla precarietà del presente: mitizzata o desacralizzata, è lì a rappresentare lo stato di salute della città odierna. A livello storico-artistico non è la fontana realizzata nel 1933-1936 da Mario Ridolfi e Mario Fagiolo e semidistrutta dal bombardamento del 14 ottobre 1943, rifacimento d'autore, poiché coinvolse gli stessi artisti, opera che andava conservata con opportuna dovizia. Non è successo. La società cambia e, con lei, l'urbanistica; la Fontana, pensata per essere un punto di aggregazione, divenne rotonda stradale e vasca privilegiata per festeggiare impropriamente eventi sportivi.
Nel 1995 comunque si eseguì un lodevole restauro e, a proposito del mosaico, la ditta Arte e Lavoro sottolineò come "lo stato di degrado della decorazione musiva, realizzata in pietre naturali, è da collegarsi all'errato metodo di pulitura adottato nel corso degli anni: i ripetuti passaggi sulla superficie di soluzioni acide, hanno infatti, causato una corrosione differenziata del materiale lapideo, in relazione alla natura mineralogica, sciogliendo la parte costituita in carbonato di calcio".
Oggi veniamo ufficialmente a sapere che i mosaici sono irrecuperabili, poiché, dopo il restauro del '95, l'approccio manutentivo è stato esattamente lo stesso ed è questo il peccato originale della bislacca operazione cui si è dato il via: come abbiamo già scritto lo scorso agosto, la Fondazione, che tanto aveva contribuito al restauro del '95, non ha mai denunciato pubblicamente lo stato delle cose, non ha mai levato nemmeno grida di manzoniana memoria verso Istituzioni totalmente disinteressate, nonostante la devastazione in atto, né ha mai richiesto un protocollo scritto per la manutenzione. Eppure già una volta furono investiti soldi di tutti i ternani, che però, non a caso, hanno vivacemente protestato. Sarebbe poi paradossale se la Fondazione Carit intervenisse con altre risorse senza aver considerato l'inesistente stato conservativo delle decorazioni, il che autorizzerebbe a pensare che sia mancato anche un adeguato studio preventivo rispetto alla grancassa che ne è seguita.
Come detto mesi fa, la Fondazione Carit non è un bancomat; e il Comune, per parte sua, risponderà alle Autorità preposte di uno scempio scientemente continuato per troppo tempo, gravissimo degrado non così diverso da quello odierno di Colle dell'Oro, del teatro Verdi e di numerosi altri beni pubblici.
Non sarebbe stato saggio, come ricordava, inascoltato, Giovanni Urbani, avviare un processo di manutenzione programmata, da noi impraticabile non tanto per mancanza di fondi, ma per l'assenza di una simile cultura? Era necessario ricordarsi della fontana solo oggi? E cosa fare ora?
Anzitutto affermare la verità sul passato, accertando le relative responsabilità pubbliche, chiarendo chi debba accollarsi i costi di questa distruzione. Si proceda intanto all'immediato blocco dei lavori, riflettendo sull'intero progetto con le istituzioni preposte alla tutela, aprendo alla discussione anche le associazioni locali che si occupano di coadiuvare lo Stato nello svolgimento della propria funzione.
Una cosa è chiara: se il rifacimento del 1961 non rende più l'unità artistica della fontana e quindi ci ritrovassimo davvero di fronte a una soluzione dolorosa, come quella di un mosaico da ricostruire - una copia o, peggio ancora, un dispendiosissimo falso - sarà il momento di chiedersi senza polemiche se la fontana in sé rappresenti ancora un "simbolo" della città o vada annoverata come un'opera desueta. Se la risposta pende sulla prima soluzione, allora dovremmo fare di tutto per restituire la forma ideale al monumento che però dovrà godere di maggior rispetto a cominciare dallo spazio che lo circonda, piazza Tacito, talmente deprimente da costringere qualsiasi amministrazione a un pronto ripensamento in seno alla valorizzazione delle testimonianze architettoniche che lo compongono. 

Italia Nostra Terni

Terni, 30 dicembre 2013.

giovedì 26 dicembre 2013

AMBIENTE. ECCO I DATI ARPA MAI EMERSI. TERNI, CASO NAZIONALE: NICHEL SOPRA ANCHE DI 23 VOLTE RISPETTO A NORMATIVE EUROPEE, ARSENICO IN CRESCITA A PRISCIANO, CROMO ALLE STELLE. L'ACCIAIERIA METTA IN SICUREZZA GLI IMPIANTI O INTERVENGA IL GOVERNO,


Italia Nostra e WWF chiedono l'intervento immediato delle Acciaierie e, in subordine, del Governo a seguito dell'emergere di nuovi clamorosi dati sull'inquinamento da nichel, arsenico e cromo.
A seguito di una nostra inchiesta, da ARPA Umbria spuntano infatti informazioni di eccezionale gravità sulle cosiddette deposizioni atmosferiche. Terni è purtroppo una città da risanare pesantemente e non sarà alcuna temeraria retorica negazionista dei politici locali a smentirlo.
Le deposizioni sono rilevamenti effettuati a pochi cm dal suolo. Diversamente dal monitoraggio atmosferico, usualmente realizzato a circa mt. 3 di altezza, riguardano anzitutto gli effetti dei microinquinanti sui bambini, ma anche su flora e fauna, con effetti decisivi sull'ecosistema.
Si tratta di dati mai emersi: ebbene, il nichel totalmente è fuori controllo. Picchi anche 23 volte superiori rispetto a quanto previsto da normative europee, come accade a Prischiano; fino a 6 volte a Borgo Rivo; fino a 5 volte in centro, nella vecchia stazione di Via Verga, ora dismessa.
Non solo: le concentrazioni del nichel sono aumentate dal 2011 al 2013, arco temporale in cui sono stati effettuati i rilievi, specie a Prisciano, che nel maggio dell'anno corrente ha registrato oltre 350 µg/m2 contro i 15 µg/m2 imposti dalla normativa benchmark in Europa, quella tedesca (TA Luft, 2002), ripresa da altri Stati anche confinanti, dagli studi ARPA delle Regioni italiane (Veneto, http://www.arpa.veneto.it/arpav/chi-e-arpav/file-e-allegati/dap-treviso/cementi-rossi/modellistica_qa_adms.pdf p. 22, nota nichel, Val d'Aosta, etc.), parametrata a studi euro-americani e a ricerche OMS.
Siamo probabilmente la prima città d'Italia per concentrazioni di nichel nelle deposizioni. L'intera Terni, Borgo Rivo inclusa, secondo questi clamorosi dati, è interessata da un fenomeno pressocché sempre sopra il limite di precauzione, con differenze presuntivamente dovute solo alla distanza dagli impianti: c'è da chiedersi se la classe dirigente regionale, politica, industriale e sindacale, fosse già a conoscenza di queste informazioni. Ne comprenderà adesso la gravità?
Occorre ora riflettere su come difendere i cittadini ternani, i bambini, ma, non dimentichiamolo, in primis, i dipendenti delle Acciaierie, esposti presumibilmente più di altri a inquinanti di nocività '1' secondo l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).
C'è purtroppo altro: in crescita anche l'arsenico. OMS e Germania impongono un limite non superiore a 4 µg/m2. A Prisciano si è passati da una media 0,7 nel 2011(periodo ago-dic) all'1,6 del 2012 per finire con 4,9 µg/mnel 2013 (parziale).
E il cromo? Siamo 450 volte sopra il dato di Perugia e 150 volte Gubbio, ma da noi il cromo è utilizzato nella produzione dell'inox, con picchi a Prischiano oltre i 2500 µg/m2 (http://www.arpa.umbria.it/resources/docs/Qualita%20aria%20in%20Umbria%20anno%202012.pdf, p.61). E' presumibile che i lavoratori e quella parte della città siano stati sottoposti a un'esposizione acuta e prolungata.
Ovunque in Europa, e tanto più in Germania, la tutela dell'ambiente è un dovere irrinunciabile.
Alle Acciaierie si ascrive pertanto la responsabilità di mettere subito in sicurezza gli impianti. Qualora non emergesse una chiara volontà e un cronoprogramma certo in merito, bene che il Governo prenda atto e agisca, magari prima che sia l'Unione Europea a intervenire. La politica ha il dovere di affrontare con la massima urgenza un tema drammatico e cruciale per il nostro futuro.
(ALLEGATO, AL LINK SUCCESSIVO, TUTTI I SUPERAMENTI DEL NICHEL OLTRE LA NOSRMATIVA BENCHMARK: https://drive.google.com/file/d/0B5m1YJovWuKZWUhqd09XdW1Wck5WaE9KeWY4R21mOF9JYlpZ/edit?usp=sharing).

Terni, 24 dicembre 2013.

EMISSIONI IN ATMOSFERA DI NICHEL A TERNI: +36% RISPETTO AL 2012, A OTTOBRE GIA' SOPRA IL LIMITE INFERIORE ANNUALE. A breve altri dati, ben più clamorosi


Dentro l'ennesimo sforamento delle PM 10, sarebbe bene che Terni guardasse con maggiore profondità, analizzando anche il problema dei metalli pesanti: è tempo di contenere fermamente l'immissione del nichel nell'aria, prodotto in larghissima prevalenza dalle Acciaierie.
Soltanto dal 2007 le autorità di controllo umbre hanno avviato ufficialmente l'esame di alcuni metalli pesanti in atmosfera; tra questi il nichel, i cui composti per l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, sono cancerogeni di 'classe 1', oltre a comportare il rischio di altre patologie quali l'embolia polmonare, asma, bronchite cronica, specie per i più giovani.
Da sette anni i freddi numeri ARPA dicono che il nichel nell'aria di Terni è frequentemente attorno o sopra la prima soglia stabilita per la protezione della salute umana, quella di c.d. valutazione inferiore, pari a 10 µg/m3; sovente attorno alla soglia di valutazione superiore, pari a 14 µg/m3; talvolta superiore persino al limite di tollerabilità, corrispondente a 20 µg/m3.
Certo, da noi si fa acciaio, ma in assoluto si tratta di valori da 10 a 30 volte superiori a quelli che si registrano in altre località umbre oggetto di analoghi rilievi (Perugia, Foligno, Gubbio, Castello).
La centralina de Le Grazie è poi l'univo sito cittadino a disporre di strumentazione in grado di rilevare i metalli pesanti. Le Grazie unico sito - chissà perché.
Tale location, distante quasi 3.000 metri dagli impianti di produzione dell'acciaio, registra quest'anno una concentrazione di nichel pari a +36% rispetto allo stesso periodo 2012 (http://www.arpa.umbria.it/monitoraggi/aria/metalli.aspx), con una media gennaio-ottobre già oltre la soglia di valutazione inferiore: come si intende intervenire? Le Acciaierie stanno facendo la propria parte al riguardo? Quali investimenti hanno effettuato e stanno effettuando per il nichel, se da anni si continua a sforare? Quali controlli stanno eseguendo le pubbliche autorità al riguardo? Perché non implementare una rete di rilevamento tutt'attorno alle Acciaierie, anziché tenere una sola centralina a quasi tra km di distanza dai forni?
Ad esempio, nella città di Aosta, dove è attiva un'acciaieria, si è rilevata una concentrazione di nichel tanto più alta quanto più le centraline (prima tre, ora due) sono state collocate vicine all'industria. Sembrerebbe ovvio, ma per Terni si è scelta una strada diversa, prevedendo una sola centralina in un sito suppostamente adatto, perché dichiarato 'sottovento' rispetto ai camini siderurgici. Ma se l'area scelta fosse stata altra, parimenti antropizzata e ancor più vicina a essi?
Né di capisce perché la centralina di Prisciano, inattiva ormai da oltre un anno come a Maratta (!), non captasse il nichel sin dagli esordi, assieme a quella di Via Carrara; quanto tempo passerà ancora per attivarle, con standard di questo tipo?
La Provincia di Terni, lo stesso Comune e l'ARPA, sulla scorta dei primi dati del 2007, avrebbero dovuto attivarsi allora per caratterizzare i metalli presso tutte le centraline cittadine, inclusa Borgo Rivo col suo particolare problema dalla possibile dispersione di diossine prodotte dall'inceneritore.
Entro breve renderemo note informazioni ben più clamorose, inerenti l'esposizione dei bambini, ma anche di flora e fauna, ai microinquinanti, con effetti decisi sull'ecosistema.
Annunciamo sin d'ora che si tratta di dati fin qui mai emersi. Dati impressionanti, i più gravi di sempre: Terni è un caso ambientale nazionale dinanzi al quale urge l'intervento immediato delle Acciaierie e, in caso di eventuale inottemperanza, del Governo.

Andrea Liberati, Italia Nostra Terni

Giuseppe Rinaldi, WWF Umbria


Monitoraggio aria nelle città italiane (fonte: Arpa Valle d'Aosta)
Se non fosse per Aosta, il poco lusinghiero primato nazionale delle concentrazioni di nichel nell'aria lo avrebbe Terni, che già nel 2012 ha registrato una media giornaliera di 12,0 µg/m3, superiore a Vicenza e Milano.
E' però credibile che Aosta sia avvelenata dal nichel più di Terni?
Siamo sicuri che la nostra rete di monitoraggio nichel non presenti palesi falle - certamente Prisciano e dunque Terni Est, ma anche Terni centro?
Siamo sicuri che Le Grazie - sito e centralina - rilevi correttamente il nichel?

Ecco infatti cosa dice l'ARPA della Valleé a proposito delle sue stesse centraline nel documento FLU_EM_A02 sulle emissioni della Cogne Acciai Speciali:
"Nel 2012 è stata sostituita la strumentazione di campionamento dedicata alla determinazione dei metalli nel PM10. La strumentazione utilizzata nel periodo precedente era affetta da una bassa efficienza di captazione delle polveri che comportava una sottostima nella determinazione di alcuni metalli, mentre il sistema di campionamento di nuova tipologia garantisce misure di metalli più accurate. Questo è stato appurato a seguito di una serie di misure di interconfronto in parallelo tra i due sistemi di campionamento (quello vecchio adottato fino al 2011 e quello di nuova tipologia adottato a partire dal 2012), che ha permesso di determinare il rapporto tra le concentrazioni delle differenti specie metalliche misurate con i due sistemi di campionamento e di rideterminare i valori della concentrazione media annuale dei metalli, ed in particolare di nichel, misurati nella stazione urbana di Aosta - Piazza Plouves con la strumentazione usata precedentemente. In tal modo è stato possibile ricostruire la serie storica dei metalli del periodo 2007-2012" (il grassetto è nostro; fonte: http://www.arpa.vda.it/index.php?option=com_flexicontent&view=items&cid=995&id=1606:limpatto-delle-emissioni-della-cogne-acciai-speciali-sullaria-ambiente-di-aosta-fluema02&Itemid=288)-

Terni, 23 dicembre 2013.

domenica 15 dicembre 2013

[TERNI] SUL TEATRO VERDI: IL PENSIERO DI ITALIA NOSTRA


La querelle sul teatro Verdi a nostro avviso ha fatto emergere ancora una volta un problema più complesso e cioè quello che riflette oggettivamente e in modo lampante la crisi culturale che investe il Paese e in modo particolare la nostra città.
La vicenda del Verdi è un'occasione imperdibile per avviare un percorso nuovo, fatto di ragionevole pluralità e di confronto critico sui valori culturali della nostra terra al di sopra di ogni dimensione politica. Dico questo perché il progetto per il nuovo Verdi, in nuce la "cattedrale" laica della cultura, non può essere trattato con superficialità perché coinvolge i secoli a venire: pertanto oggi siamo chiamati a fare qualcosa di più grande di un progetto di riqualificazione.
La progettazione del nuovo Verdi deve spronarci a conoscere la nostra terra, deve invitarci a scavare più a fondo in modo da trovare le radici del grande albero da cui siamo nati. Dobbiamo fuggire dalla tentazione di trattare con superficialità quanto ci è stato affidato solo perché - apparentemente - crediamo che l'albero - ossia la città culturale - non dia più buoni frutti. I nostri nonni ci insegnano che prima di raccogliere è necessario coltivare, prendersi cura, aspettare. Ora penso che la stessa cosa valga per il grande albero chiamato "città" i cui frutti sono ponderati alla qualità del lavoro; su questo aspetto penso che il Verdi giochi un ruolo fondamentale.
Luigi Poletti venne chiamato anche nella nostra città per costruire un "tempio" della cultura e la città lo volle sufficientemente adatto ad esprimere l'ambizione di un fermento sociale lungimirante e prestigioso. Oggi come allora la scommessa è stimolante e da sola ci fa capire che non occorre "un" teatro per Terni ma è indispensabile ri-progettare "il" teatro della città che possa legittimamente ascriversi alla lista dei beni culturali futuri.
E allora, come immaginiamo la morfologia del nuovo teatro? Sicuramente all'italiana. Ce lo impone la monumentale facciata che rappresenta tipologicamente l'ingresso tradizionale di un tempio classico. Chi entrerà nel nuovo Verdi allora dovrà immediatamente percepire di trovarsi in un teatro e solo così non proverà disagio se lo spazio che lo avvolge corrisponde all'idea che si era fatta entrando (cosa che avverrebbe invece se pensassimo ad uno spazio improprio come quello odierno che non ha nulla a che fare con un teatro). Certo, se non avessimo avuto la facciata questo criterio sarebbe stato meno vincolante. Chiarita dunque l'esigenza di ri-costruire "il" teatro come luogo di forte identità cittadina non possiamo che porci come punto di riferimento il teatro all'italiana. Tale non può che essere la nostra linea in virtù del fatto che il teatro all'italiana nasce come recupero delle piante dei teatri greci e romani e, quindi si allaccia perfettamente alla facciata superstite. C'è pertanto una forte connotazione simbolica nel ripristino di un monumento come il Verdi distrutto da una sfortunata serie di "errori" umani molto più dannosi di quelli provocati dalla bomba. Ma non dobbiamo nemmeno ripeterli.
Il progetto pertanto deve partire da quanto conservato, che esige un'unica direzione tipologica. 
Un suggerimento: la definizione di un tavolo di regia per il Teatro Verdi con la presenza di membri delle forze di maggioranza e di minoranza del Consiglio comunale, provinciale, Regionale e del Parlamento, nonché un delegato della direzione generale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero Beni e Attività culturali, con una commissione che studi le vicende storiche dell'edificio e individui le linee tecniche e artistiche utili per la scelta del soggetto vincitore del necessario bando di gara da esperire attorno a proposte calate nell'hodie, rappresentando una porta alla creatività contemporanea nel rispetto del passato e della cultura teatrale a Terni.
Qui si deve giocare l'ambizione dei ternani: cominciare dal teatro per ripartire dalla cultura.

Giuseppe Cassio
vicepresidente Italia Nostra Terni

Terni, 15 dicembre 2013.

venerdì 13 dicembre 2013

SUPERSTRADA RATO, DAL 2008 LUCI SPENTE ALL'INGRESSO CITTA': TROVATE LE COLPE IN PREFETTURA, ORA VERSO UN NUOVO IMPIANTO. "L'ACCENDIAMO" A PRIMAVERA 2014: GRAZIE ANAS


Non capita tutti i giorni che un'associazione come Italia Nostra sia riconoscente ad Anas.
Eppure si deve dare atto a questa importante società stradale che, sulla vexata quaestio delle luci spente all'ingresso della città via superstrada, aveva ragione. L'ing. Raffaele Spota, capo compartimento Umbria, e l'ing. Mario Liberatore, dirigente Anas, hanno non solo documentatamente provato di chi fossero le reali responsabilità dell'attuale situazione - sconsolante, però doveroso dirlo: del Comune di Terni - ma si sono anche impegnati a finanziare lavori di ripristino che viceversa spetterebbero ordinariamente al solo Comune.
Non a caso, Italia Nostra, aveva recentemente inviato una diffida formale a Palazzo Spada che, però, aveva per l'ennesima volta rimpallato la questione su Anas. Che non c'entrava niente.
Occorre anche ringraziare la Prefettura per l'ottimo lavoro avviato in queste settimane; se si riuscità a risolvere questa piccola controversia, gravida tuttavia di potenziali pericoli per gli automobilisti, lo si deve all'intervento straordinario del Prefetto, dott. Bellesini, e del vice Prefetto, dott. Romano, da noi facilmente richiesti un mese or sono di esercitare i poteri sostituvi.
Nel corso dell'incontro avvenuto dunque ieri in Prefettura alla presenza di Anas, Asm, Comune di Terni e Italia Nostra, è stato anzitutto segnalato dai tecnici come l'impianto luminoso, saltato da cinque anni e comunque, secondo i rilievi di Anas, non smentiti dall'Asm. MAI manutentato dal Comune, oggi sia pressoché inutilizzabile.
L'Asm ha pertanto già approntato una bozza di nuovo e moderno progetto in collaborazione con Anas, assicurando minori consumi elettrici, accresciuta intensità luminosa e miglioramento della sicurezza stradale anche sotto il profilo degli strumenti di contenimento di veicoli fuori controllo.
Poiché Anas Umbria ha ancora una volta ribadito la disponibilità a supportare finanziariamente pro quota tale progetto, a valere sul bilandio 201, è probabile che, tra fine inverno e inizio primavera, le luci possano essere di nuovo accese a beneficio, restituendo quel minimo di decoro che dovrebbe contraddistinguere la porta principale di accesso alla città.
Il Comune, ora che si è stabilito definitivamente di chi siano gli obblighi, oltre a un necessario mea culpa, dovrebbe stanziare urgentemente le risorse necessarie. E speriamo che stavolta effettui correttamente la necessaria manutenzione periodica degli impianti.
Resta l'amarezza dell'aver dovuto scomodare il Prefetto e di aver accusato Anas per colpe assolutamente non sue, quando anni fa - e con minori aggravi, anche in termini di tempo perduto da dirigenti dello Stato e semplici cittadini - si poteva risolvere un problema tanto banale.

Terni, 13 dicembre 2013.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

venerdì 29 novembre 2013

CULTURA DEL PAESAGGIO E COLTURE: CONTRO L'ABBATTIMENTO SELVAGGIO, PIU' TUTELA NELLA DIFESA DELL'OLIVO DI TERNI



Un tassello del variopinto patrimonio culturale della conca ternana è senza dubbio quello paesaggistico, spesso bistrattato e declassato con scelte urbanistiche a dir poco discutibili. Eppure in passato il paesaggio che incornicia la città era talmente ammirato da essere segnalato non solo come luogo di villeggiatura ma anche - e forse, soprattutto - per la generosità della sua terra particolarmente assolata e ricca di acque. La più importante produzione agricola del territorio conosciuta sin dall'età romana era rappresentata dalla coltura dell'olivo, primaria e fondamentale per l'economia della cittadina a tal punto da essere tassato e conteso tra le popolazioni affacciate sulla conca ternana. E' singolare il fatto che la città descritta da Francesco Angeloni (1647) fosse disseminata di molini da grano e da olio - specialmente nella zona della dei Camporeali tra piazza San Francesco e la Stazione ferroviaria - e che i raffinati viaggiatori del grand tour segnalassero che la principale attività commerciale di Terni ruotasse intorno all'olio.
Siamo ancora convinti che i promotori assolati, poggiati sulle ultimi propagini dei Monti Martani dalla Val di Serra a Cesi, coperti da innumerevoli piante di olivo, potrebbero diventare, oggi come allora, una risorsa per la valorizzazione del territorio dell'"Umbria Interamna" sia dal punto di vista economico che paesaggistico ed ambientale. Ciò è possibile solo attraverso la conoscenza del paesaggio, il monitoraggio del patrimonio olivicolo e la tutela della tradizione agricola legata alla raccolta delle olive sino alla valorizzazione del prodotto. Ecco perché, al riguardo, non è più rinviabile un'azione ferma da parte delle autorità tesa a scongiurare definitivamente l'estirpazione selvaggia delle piante di ulivo della Conca - che purtroppo si registra con facilità per i motivi più diversi, spesso irragionevoli - restituendo, al contempo, la giusta dignità a un patrimonio che annovera migliaia di ettari di superficie olivetata, ma un numero purtroppo ancora sconosciuto di piante.
Occorre una superiore tutela del patrimonio olivicolo dell'Umbria, magari attraverso un'integrazione della legge regionale 13/2009, volta alla conoscenza e al monitoraggio dello stato di salute delle piante, con controllo più severo sulle autorizzazioni - troppo spesso improprie - all'abbattimento degli olivi, che di norma dovrebbero essere concesse dal comune territorialmente competente in caso di morte fisiologica o permanente improduttività della pianta, per l'eccessiva fittezza dell'impianto, per l'esecuzione di opere pubbliche o per la realizzazione di edifici. In questi ultimi casi si dovrebbe valutare l'ipotesi di un controllo più accurato da parte degli enti preposti alla tutela sull'attività urbanistica degli enti territoriali e una maggiore collaborazione con le comunità montane. La formazione di consorzi e la messa in rete dei piccoli agricoltori sarebbe la garanzia del miglior rilancio di tale antico valore culturale del nostro territorio, teso perfino a rigenerare le piante con l'adozione delle opportune pratiche colturali, così come già fanno altre regioni italiane.

Giuseppe Cassio
Italia Nostra - Terni

Terni, 27 novembre 2013.

domenica 17 novembre 2013

[TERNI] FONDAZIONE CARIT, BPS E GOVERNANCE INTERNA: LE PAROLE DEL GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA E LA NECESSITA' DI UNA RISPOSTA

LETTERA UFFICIALE A FONDAZIONE E MINISTERO PER RAFFORZARE L'AUTONOMIA DELL'ENTE




Sul progetto Clitumnus, cordata regionale volta ad acquisire la maggioranza della Banca Popolare di Spoleto, oggi commissariata dalla Banca d'Italia, abbiamo posto alla Fondazione Carit alcuni seri motivi di riflessione cui non è stata fornita pubblica risposta. Nessuna replica sul dubbio fondamentale, relativo alla conformità di tale operazione alla legge: non pochi osservatori attestano il contrasto tra la possibile partecipazione a consimili piani da parte delle Fondazioni bancarie rispetto a quanto previsto dal D.Lgs. 153/99. A questi enti sarebbe precisamente interdetto l'esercizio di funzioni creditizie, dirette o meno.
Il governatore della Banca d'Italia, intervenendo all'Abi nel luglio scorso e poi in seguito, avverte che "Il divieto di controllo, previsto dalla legge, va pienamente rispettato, se necessario ridefinendo in modo da includere situazioni in cui esso viene esercitato di fatto o congiuntamente con altri azionisti".
Come ci si pone dinanzi alle parole del governatore, considerando che Fondazione Carit, unitamente ad altri azionisti, aderendo all'operazione Clitumnus, otterrebbe infine la maggioranza e, dunque, il controllo di BPS, eludendo, pare, lo spirito della legge? E' certa poi la Fondazione Carit di poter mantenere il beneficio della qualifica di ente non commerciale, se seguisse il progetto di banca regionale? E' sicuro il Consiglio di amministrazione che la tassazione non sarebbe più gravosa per l'ente? Come gestire il rischio d'impresa che la Fondazione si assume, sottoscrivendo il capitale BPS? Come fronteggiare il rischio giudiziario che potrebbe ulteriormente prodursi dalla cooperativa SCS? Come valuta la Fondazione il naufragio di contigue 'banche del territorio', quali Banca delle Marche e Tercas, parimenti in amministrazione straordinaria della Banca d'Italia? Cosa pensa la Fondazione del ruolo delle sue omologhe, anche in seno al Monte Paschi di Siena? E' la Fondazione consapevole che, qualora l'acquisto di BPS procedesse, il Ministero dell'Economia, organo di vigilanza dell'ente, potrebbe poi imporre la rivendita delle quote che comportano il controllo, pur indiretto, di BPS, senza escludere il caso di scuola del commissariamento, in caso di inottemperanza?
Il problema di una governance della Fondazione autenticamente indipendente e competente si pone soprattutto nei confronti delle 'banche del territorio', che, proprio per la possibile fioritura di amicalità, devono essere massimamente sottratte all'influenza politica, come si ricava anche dalla ratio e dalla lettera delle legge. Infatti l'orgoglio - tutto politico - dell''avere una banca' cozza pure con le nuove linee guida cui aderisce Fondazione Carit. Il governatore Bankitalia, nel corso del citato intervento all'ABI, ha ricordato, non a caso, che "La Carta adottata dall'ACRI (associazione Fondazioni bancarie e Casse di risparmio, nda) nel 2012 raccomanda trasparenza nei criteri e nei processi di nomina degli organi delle Fondazioni, stabilendo discontinuità temporale e incompatibilità con precedenti incarichi politici".
L'art. 7 della suddetta Carta ACRI è inequivocabile: "Al fine di salvaguardare la propria indipendenza ed evitare conflitti di interesse, la partecipazione agli organi delle Fondazioni è incompatibile con qualsiasi incarico o candidatura politica (elettiva o amministrativa). Le Fondazioni individuano le modalità ritenute più idonee per evitare l'insorgere di situazioni di conflitto di interessi, anche ulteriori rispetto alle predette fattispecie. Le Fondazioni individuano inoltre opportune misure atte a determinare una discontinuità temporale tra incarico politico svolto e nomina all'interno di uno dei loro organi".
Italia Nostra intende far rispettare pienamente questi indirizzi a beneficio della più ampia autonomia della Fondazione. Per questo la nostra organizzazione, statutariamente riconosciuta quale socia dell'ente, invierà una missiva ufficiale all'attenzione del Cda, del Comitato di indirizzo, del collegio sindacale e, per conoscenza, al Ministero dell'Economia e all'Acri, al fine di valutare con urgenza lo stato di applicazione dei nuovi orientamenti, nonché gli eventuali profili che contrastino con gli impegni assunti in sede Acri onde prevenire future anomalie e superare le antinomie certamente già esistenti.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - ass.ne socia Fondazione Carit

Terni, 12 novembre 2013.

venerdì 8 novembre 2013

FONDAZIONE CARIT TRA LEGALITA' E LEGITTIMITA': NECESSARIA UNA FRUSTATA MORALE A BENEFICIO DI TUTTA LA CITTA'



La Fondazione Carit si trova a dover assumere una delle decisioni più difficili della sua storia.
Abbiamo visto come la questione della partecipazione o meno all'operazione Clitumnus, alleanza di imprese ed enti regionali volti a entrare nel capitale della Banca Popolare di Spoleto, già commissariata dalla Banca d'Italia, rappresenti tuttora un momento di profonda riflessione da parte della città e, specialmente, dei soci e dell'intero Consiglio di amministrazione della Fondazione Carit.
Da una parte le ragioni del dubbio, motivate anzitutto da una non completa disclosure dei dati relativi all'effettivo stato economico-finanziario della BPS anche con riferimento alla qualità delle masse amministrate, a voler tacere dell'incertezza sul futuro contegno del Monte Paschi di Siena, qualora esso confermasse di uscire dall'investimento in BPS, un fatto che metterebbe in difficoltà la nuova Spoleto Credito e Servizi per via di pregressi accordi che impongono l'obbligatorio riacquisto da parte di Scs a prezzi molto elevati, col rischio di ricapitalizzazioni da parte dei partecipanti all'operazione Clitumnus. Su questi - e altri temi - la Fondazione non ha finora ritenuto di rispondere pubblicamente.
Dall'altra parte le ragioni dell'ingresso nella cordata Clitumnus, che consisterebbero essenzialmente nel salvaguardare la 'territorialità' dell'Istituto, le cui scelte verrebbero prese a Spoleto, in Umbria, e non, per dire, a Milano, col rischio del venir meno degli impieghi che, nel ternano, sarebbero assai consistenti da parte di BPS, con presumibile pregiudizio per famiglie e imprese locali le quali finora hanno contato su un'azienda che, fino al commissariamento, pareva svincolata da dinamiche ineludibilmente nazionali.
Esplicitate in estrema sintesi alcune rilevanti ragioni, la via resta stretta. C'è chi sostiene che tale dibattito non si sarebbe nemmeno dovuto aprire per una Fondazione bancaria, vista la legge cornice entro cui dobbiamo inscrivere questa storia: ex art. 3, c.2, D.Lgs. 153/99, "Non è consentito alle fondazioni l'esercizio di funzioni creditizie; è esclusa altresì qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delle imprese strumentali e delle cooperative sociali (...)". E allora perché siamo giunti sin qui?
Quando Papa Benedetto XVI ha compiuto alcuni mesi fa il 'gran rifiuto', non pochi sono stati coloro che hanno interpretato quella decisione come esemplare. Secondo il filosofo Giorgio Agamben, la scelta di Ratzinger richiama con forza due principi essenziali della nostra tradizione etico-politica, valori di cui la società sembra aver smarrito consapevolezza: legittimità e legalità.
La crisi della nostra comunità - e delle sue istituzioni, di diritto pubblico e privato che siano - è così forte perché, secondo Agamben, riguarda non soltanto la legalità delle sue organizzazioni, ma anche la loro legittimità: non solo le regole e l'esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima.
Fonti antiche legano l'abdicazione di Celestino V, lontano precedente nella storia pontificale, a cause già allora tangibili: l'indignazione di un Papa contro 'le baratterie e le simonie della corte'.
Nel nostro piccolo, in una Fondazione in cui appare chiare dove si intenda andare, chi diriga materialmente la macchina e se interessi, pure personali, entrino in gioco nella valutazione di scelte di simile importanza, occorrerebbe una superiore presa di coscienza non solo in merito alla legalità dell'agire quotidiano, che qui non si intende discutere, ma soprattutto sulla legittimità ossia sulle ragioni antiche, profonde e persino spirituali esistenti dietro l'istituzione 'Fondazione Carit': il suo presidente, oggi, tra aderire o non aderire alla cordata Clitumnus, ha pertanto l'irripetibile occasione di un gesto che rappresenterebbe una frustata morale a noi soci così come all'intera città, ricongiungendo e rendendo operanti i principi di legalità e legittimità, oggi entrambi svuotati. Tertium datur, stavolta.
L'esempio di Benedetto XVI ci parla. Esso attende non epigoni, ma audaci interpreti di visioni e tempi nuovi.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni - associazione socia Fondazione Carit

Terni, 8 novembre 2013.

giovedì 31 ottobre 2013

[TERNI] FONDAZIONE CARIT E BANCA POPOLARE DI SPOLETO: UNA VALUTAZIONE PONDERATA DI TUTTI GLI ASPETTI


Quale presidente di un'associazione inserita per Statuto nell'Assemblea dei Soci della Fondazione Carit e a seguito del dibattito avviato nei giorni scorsi a Palazzo Montani Leoni, ritengo doveroso fornire un contributo a futura memoria di un passaggio delicato come non mai nella storia dell'Ente.
Ci riferiamo, in particolare, alla possibile partecipazione della nostra Fondazione alla cordata Clitumnus, tesa ad acquisire la maggioranza di Banca Popolare di Spoleto, tuttora in amministrazione straordinaria della Banca d'Italia.
I criteri valoriali di questa eventuale iniziativa non possono non essere quelli che animarono gli illustri cittadini che nell'800 si adoperarono per fondare la benemerita Cassa di Risparmio di Terni e Narni. Anzitutto occorrerebbero necessari approfondimenti legislativi e normativi interni, con specifico riferimento ai paletti posti dal D. Lgs. 153/99, nonché ai criteri prudenziali di rischio che dovrebbero informare la gestione economica della Fondazione i cui mezzi, appunto, vengono da lontano e appartengono all'intera città. Il presumibile rating minimo di piani consimili sarebbe dunque investment grade, cioè 'BBB'. L'agenzia Moody's ha ritirato tre mesi fa le valutazioni assegnate a BPS: fin lì, i rating erano molto bassi. Caa2 sui depositi ed 'E', l'ultimo, quanto a solidità finanziaria. La società-veicolo dell'operazione, Clitumnus, è parimenti unrated, allo stesso modo di BPS. Detto questo, è bene poi capire e rappresentare pubblicamente i vantaggi che Terni ricaverebbe da tale proposta.
Lungi dal voler imbalsamare l'attività della Fondazione su modelli che potrebbero apparire oggi superati, tuttavia dobbiamo segnatamente porci alcune domande: un simile progetto è volto a generare redditività oppure la Fondazione Carit potrebbe anche essere costretta a ricapitalizzare, bruciando risorse? Si pensa di innestare in seno a BPS individualità di alto livello professionale e/o accademico, con grandi capacità manageriali, considerando che si tratta di un istituto con problemi gravi e tali da aver generato il commissariamento Bankitalia (Banca e SCS), oppure si produrrà un vieto notabiliato parapolitico? Quali personalità verrebbero mantenute nelle società del gruppo, nonostante le responsabilità e le amicalità pregresse? Entro quanti anni si crede di risanare BPS, dopo l'azione dei commissari? Terni avrebbe un ruolo significativo nel nuovo contesto regionale o rappresenterebbe un mero vaso di coccio? Quali potrebbero essere i dimostrabili benefici di tale progetto per Terni? E' stata chiamata una società internazionale di verifica per accertare la bontà dell'iniziativa oppure si è preso atto che non fosse opportuno, visti i € 366.000 di consulenze esterne iscritte nel bilancio 2012 della Fondazione Carit? Su un piano eminentemente culturale sarebbe inoltre utile comprendere come sia avvertita Terni in Umbria, considerando lo stato di abbandono del bene storico vincolato di 'Villa Palma', BPS proprietaria. 
Una riflessione non banale andrebbe poi aperta sulla positiva ricaduta vagheggiata da tutti coloro che, assai giustamente, postulano la necessità di una banca 'vicina al territorio': ma, oltre a raccolta e gestione del risparmio, davvero oggi sarebbe possibile erogare maggiore credito a famiglie e imprese, visti i vincoli stringenti di 'Basilea 3'? In quale misura e come? E se i giornali riportano che il sindaco di Terni si sarebbe espresso favorevolmente su tale operazione, tuttavia non abbiamo sentito sottoporre queste e altre considerazioni all'attenzione della pubblica opinione e ai decisori onde ottenere le appropriate risposte e pervenire alla migliore scelta nell'interesse della nostra città.
D'altronde andrebbe anche enucleato meglio il senso di un passaggio precedente: Terni aveva già la banca 'vicina al territorio', istituto davvero locale e che, differentemente da BPS, presentava indicatori economici e patrimoniali addirittura migliori della controllante Intesa. La Fondazione, nondimeno, prima vendette una parte e, poi, tutte le residue quote della Cassa di Risparmio di Terni e Narni che, trasformata e fusa infine dentro Casse di Risparmio dell'Umbria, ora risponde a dinamiche più nazionali che locali, con immediate ristrutturazioni interne, depauperamento di funzioni dirigenziali e relativo taglio di personale sin dalla fine degli anni zero.
Adesso la Fondazione Carit, con l'operazione Clitumnus, sembrerebbe riconoscere che c'è stato qualche rilevante errore strategico nel recente passato. L'impressione è che, nonostante la buona volontà di parte del tessuto imprenditoriale umbro, a questo punto sia però difficile recuperare, perché le lancette della storia sono andate molto avanti e, soprattutto, senza attendere Terni.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 31 ottobre 2013.

domenica 27 ottobre 2013

[TERNI] METTERE IN SICUREZZA L'EX CONVENTO DI SANTA MARIA DELL'ORO



VIA PEC/RACCOMANDATA

Corpo Nazionale Vigili del Fuoco - Comando di Terni Città

Procura della Repubblica di Terni - città

e, p.c.
Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici dell'Umbria - Perugia
Soprintendenza ai Beni Storico-Artistici-Antropologici dell'Umbria - Perugia
Comune di Terni - Città
Parrocchia di Santa Maria dell'Oro - Città

Oggetto: ex convento di Santa Maria dell'Oro in Terni. Urgente accertamento dello stato dello stabile conformemente ai compiti di istituto VV.FF., con verifica di fatti concreti costituenti presumibili illeciti, tra cui: omissione di lavori in edifici che minacciano rovina; rovina di edificio; crollo di costruzione.

Con la presente la sottoscritta associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione, segnala alla S.V. la gravissima situazione in oggetto, relativa all'ex convento di Santa Maria dell'Oro in Terni. Si chiede al riguardo l'urgente intervento del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nella propria qualifica di ufficiale o agente di Polizia giudiziaria, nell'esercizio delle funzioni, compiti e servizi a esso devoluti dalle leggi e dai regolamenti.

Il complesso di cui all'oggetto, proprietà del Comune di Terni, è carente di una minima ed efficace manutenzione, tanto che continue infiltrazioni di umidità in questi anni hanno danneggiato la contigua chiesa di Santa Maria dell'Oro, nonché gli affreschi, gli arredi, le suppellettili, i fregi, più volte oggetto di restauro, senza dimenticare i pericoli per la pubblica incolumità.

Il tetto dell'ex convento è oltretutto parzialmente crollato, mentre gli affreschi dell'ex refettorio, salvo altri, sono pressoché perduti. Vandalismi si susseguono nel complesso così abbandonato.
Si chiede pertanto un accertamento immediato della situazione coerentemente ai compiti di istituto dei Servizi tecnici del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, possibilmente anche ponendo in sicurezza i due serbatoi gpl interrati nel giardino, collocati sotto le finestre della canonica ove si trova pure un pozzo incustodito. Nei suddetti depositi sarebbero stoccate quantità indefinite di gpl, ma nulla è noto in merito alla necessaria manutenzione di tali impianti. Si chiede anche di verificare la disponibilità di quattro estintori a polvere chimica da 6 kg cadauno presso i pozzetti di carico dei serbatoi, adatti per fuochi di classe 89 B-C, semestralmente manutentati, come imposto dalle norme vigenti. Si prega di controllare poi l'arieggiamento di suddetti pozzetti, liberando infine l'area dalla vegetazione che la ricopre, verificando altresì la protezione del serbatoio e delle sue componenti dall'azione meccanica degli apparati radicali di alberi ad alto fusto ivi presenti.

Cordialmente.

Terni. 26 ottobre 2013.

Andrea Liberati
presidente Italia Nostra Terni

venerdì 18 ottobre 2013

[TERNI] OPERAZIONE 'PIAZZA PULITA', L'AMMINISTRAZIONE COLLABORA: UN VIVO PLAUSO!

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Foto tratta dal sito TerniOggi.it

Da Italia Nostra un vivo plauso all'Amministrazione comunale e alla Comunità dei Salesiani di don Bosco per l'intervento su piazza San Francesco, nuova 'piazza pulita' da auto e veicoli vari, ora finalmente fruibile ai pedoni.
Si tratta di un iter concluso a seguito di alcuni incontri con l'assessore Bencivenga e i suoi funzionari, dopo aver loro segnalato numerosi elementi di decoro urbano giacenti presso il Centro Multimediale. Al riguardo sarebbe bene avviare una approfondita ricognizione di beni consimili, anche presso i magazzini comunali, così da poter soddisfare - a costo zero - le richieste di quei cittadini desiderosi di avere una città più bella e funzionale.
Da anni lo slargo di San Francesco era oppresso da innumerevoli mezzi, con ruote spesso affondate fin sopra il sagrato della chiesa, riqualificato con ingenti risorse solo poco tempo fa.
Una forma di ossequio all'antica sacralità del luogo e ai suoi attrattivi fattori artistici e architettonici, ma anche la risoluzione di un problema concreto: la Polizia Municipale - sovente qui chiamata a dirimere inutili controversie - potrà svolgere altrove i propri compiti d'ufficio.

Da parte nostra l'auspicio acché il Comune continui ad ascoltare le nostre istanze: Italia Nostra è pronta a fornire originali quanto economiche idee anche per lo spiazzo pubblico/privato Paul Harris, sin qui tenuto in modo disdicevole, e per l'area Duomo, costipata da decine di auto, sebbene si tratti di zona pedonale.
Siamo certi che, nel superiore interesse di Terni e di rinnovata estetica del bello, l'Amministrazione proseguirà in questa collaborazione per il miglior esito dell''operazione piazza pulita'.

Italia Nostra, Terni

Terni, 18 ottobre 2013.

giovedì 17 ottobre 2013

[TERNI] SVINCOLO TERNI OVEST ANGUSTO E POCO PROTETTO: RIPROGETTARLO.

SPORCIZIA OVUNQUE, PESSIMO BIGLIETTO DA VISITA: DOV'E' L'ANAS?
SULLE TORRI FARO, ULTIMI DIECI GIORNI; POI PASSIAMO ALLE DENUNCE



Questo è l'ultimo comunicato di Italia Nostra sull'assenza di illuminazione dello svincolo di Terni Ovest-Nord del Raccordo Terni-Orte (RATO).
Attenderemo ancora dieci giorni e poi passeremo alle vie legali, presentando formale denuncia in Procura contro ignori per tale grottesca vicenda che perdura da quasi cinque (5!) anni e di cui anzitutto l'Anas dovrebbe assumersi più di una responsabilità.

Molto infatti sarebbe da aggiungere al riguardo: non soltanto le torri-faro sono spente, ma non c'è nemmeno una protezione idonea a contenere in sicurezza eventuali veicoli fuori controllo: una di esse, la più grande, è infatti priva di qualsiasi barriera,come testimoniano le immagini.
Lo stesso accade presso lo svincolo di Narni-Capitone, con i pali della luce posizionati in modo non protetto sulla piazzola tra la rampa e il curvone della superstrada.
Non solo. Lo svincolo di Terni Ovest è impresentabile per sporcizia e verde non curato - il Compartimento di Perugia dell'Anas ritiene che Terni meriti un simile biglietto da visita? Quante volte bisogna segnalarlo, prima, di provvedere?

I potenziali pericoli di tale brano del RATO restano elevati.
Gli svincoli di Terni Ovest sono oltretutto privi di corsie di accelerazione e di uscita dalla larghezza non appropriata; ciò anche a causa del fatto che tali corsie furono parzialmente realizzate su un ponte, quello che scavalca Viale Eroi dell'Aria. E questo ponte è inoltre protetto da una misera e obsoleta barriera metallica, certamente inadatta a contenere molti veicoli, rischiosa pure per i motociclisti e del tutto inutile se fosse colpita da eventuali TIR col loro pesante carico, con incognite notevolissime per chi transitasse sulla sottostante strada.
Sono 30 anni che nessuno mette mano a questa situazione, inadeguata ab origine, mentre anche la ruggine inizia ad affacciarsi, corrodendo pian piano la rete anticaduta del ponte, quella dove usualmente appaiono messaggi beneauguranti ai neosposi.
Occorre riprogettare seriamente lo svincolo di Terni Ovest, a partire dalla messa in sicurezza del ponte su Viale Eroi dell'Aria.
Nell'attesa che ciò accada, almeno sia effettuata la pulizia ordinaria, si sostituiscano i guard rail e, subito, venga accesa la luce.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 17 ottobre 2013.

domenica 6 ottobre 2013

I° CONGRESSO NAZIONALE MOBILITA' DOLCE: TERNI-MARMORE, RISORSA IGNORATA

LEGHIAMOLA ALLA CASCATA PER RICHIAMARE FLUSSI TURISTICI AGGIUNTIVI E SPECIALI.
Altrimenti sempre più faticoso sarà risalire verso L'Aquila, fino al prossimo 'ramo secco' da tagliare


Rappresentata in foto l'uscita del tunnel ferroviario di Monte Sant'Angelo, ultima delle sei gallerie - brevi e meno brevi - che uniscono Terni e Marmore. Facile predisporre un collegamento accessibile e pedonale, totalmente nel verde, da lì al vicino Belvedere superiore, incentivando la mobilità dolce anche per richiamare nuovi flussi turistici, valorizzando una ferrovia altrimenti scollegata dal circuito della Cascata. Intanto la Terni-L'Aquila-Sulmona, proprio nell'anno corrente, ha festeggiato i 130 anni dal suo completamento.
Il respiro affannoso e romantico di un trenino che sferraglia da Terni a Marmore: Lord Byron non ebbe il tempo di catturarlo. E se neanche noi riuscissimo a declamare in ottava rima la grande bellezza di certe immagini, saremo almeno in grado di salvare quel poco di mobilità dolce residua nel nostro territorio?
Dopo quanto accaduto due anni or sono, con la soppressione della Sulmona-Roccaraso-Carpinone e il mesto avvio del servizio sostitutivo su gomma, è il momento che le Istituzioni locali aggiungano nuovi significati e risorse ignorate come la Terni-L'Aquila. Lo facciano ognuna per quanto di propria competenza, senza indugi, prima della prossima devastante spending review. La fine dell'indimenticata Spoleto-Norcia, che ben poteva rappresentare l'autentica vocazione sostenibile della nostra regione, è tuttora un monito a ogni amministratore che si avvicini con dozzinalità a certi temi.
Al riguardo, non sfugge a nessuno come il tracciato della Terni-Marmore costituisca un potenziale attrattivo finora viceversa trascurato: come non vedere l'utilità di tale tratta sul fronte turistico, viste anche le superbe peculiarità paesaggistiche e architettoniche che essa offre?
Sarebbe sufficiente soltanto un collegamento accessibile e pedonale dal salto superiore della Cascata a una nuova, piccola fermata ferroviaria da realizzare subito dopo l'uscita del tunnel di Marmore, all'altezza di Vocabolo La Fossa. Suddetta fermata, in sé dai costi irrisori, è soluzione obbligata, non essendo infatti granché decoroso lo spettacolo urbanistico offerto a viaggiatori che scendessero presso la stazione storica del paese: l'irresponsabile cementificazione d'intorno la rende del tutto inadeguata.
Terni ha un'inservibile metropolitana di superficie, fatta bruciando milioni su milioni.
Abbiamo visto centinaia di progetti, talora veri sprechi di denaro europeo, statale e regionale; talaltra accattivanti e coerenti, e tuttavia ancora solo su carta, come il necessario collegamento ciclopedonale da Terni al Belvedere inferiore e poi magari fino ad Arrone e Ferentillo. Italia Nostra propone di unire funzionalmente questa ferrovia - dalle rare caratteristiche di ingegneria alpina - al Belvedere superiore della Cascata delle Marmore e, dunque, alla splendida terrazza sulla Valnerina cui dista meno di 200 metri. Possibile che, in tale direzione, non si riesca a sviluppare un'efficace sinergia tra gestori della Cascata, gestori degli snodi logistici, produttori, mondo turistico-ricettivo e politica - che tutto dovrebbe coordinare? Visionario pensare di richiamare flussi aggiuntivi, fatti di raffinate sensibilità, a beneficio del nostro comprensorio, valorizzando così una linea che, nonostante i recenti investimenti, rischia di finire comunque sotto la mannaia di futuri governanti, considerando l'inesistenza di una seria programmazione di medio-lungo termine nel nostro Paese? Perché, oltre alla severe lezioni del passato, sulla gestione di una strada ferrata davvero unica non impariamo umilmente, se non dagli svizzeri, almeno dalle eccellenze altoatesine?

Intanto, ogni domenica, sbuffando sempre più faticosamente, un trenino, dalla Conca, si inerpica tra ponti e tunnel in vista dell'Agro reatino. Solo due euro (!) per un viaggio fortemente evocativo, ricco di incanto, in contemplazione dell'armonia tra tecnica ferroviaria e creato. Eppure quel trenino resta miseramente vuoto: ancora per quanto? Nuovi segni di progresso attende la memoria di Curio Dentato, di Lord Byron e di tutti coloro che qui son nati, son passati, hanno vissuto. Hanno amato.

Terni, 4 ottobre 2013.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

venerdì 27 settembre 2013

IL TELAMONE IN COPIA? BENE, SI RESTITUISCA SUBITO L'ORIGINALE A TERNI E VENGANO A RIPRODURLO QUI, AVVIANDO UNA SCUOLA DI SCULTURA


L'idea avanzata dal Soprintendente archeologico, dott. Mario Pagano, di procedere a copia del Telamone, è senz'altro accettabile se coniugata al rispetto che si deve a quella comunità - la nostra - presso la quale esso spuntò oltre 40 anni or sono.
Rispetto vuol dire immediata restituzione del bene. Non c'è alcun compromesso da siglare, perché il Telamone è stato sottratto alla città anni fa, nella dichiarata attesa di individuare qui i locali giusti. Ma quei locali già esistono, così come da circa un secolo esistono mezzi in grado di riconsegnare in totale sicurezza il Telamone a Terni, visto che da Terni era stato portato via su gomma, mentre una statua come il Germanico, ancor più imponente, è rimasta ad Amelia - dopo una grande lotta.
Non intendiamo pori sul piano degli amici amerini, magari recandoci in massa a sollecitare il Soprintendente Pagano, che, peraltro, ha la stima di Italia Nostra anche per la tenacia con cui si muove nel sito archeologico di San Valentino: desideriamo soltanto che il dott. Pagano sia conseguente alla riverente nouvelle vague che egli stesso ha intrapreso nei confronti di Terni. Questi operi dunque per l'immediata resa della statua e inviti studenti e ricercatori ad avviarne la riproduzione presso la nostra città, attivando un percorso di valorizzazione culturale che potrebbe portare inattesi benefici alla comunità, dando vita a una Scuola-laboratorio di scultura. Siamo convinti che il Comune comparteciperebbe delle eventuali spese. A ogni modo resta necessario un respiro più ampio da parte delle amministrazioni locali, così come segnalato mesi or sono dal vicepresidente di Italia Nostra, dott. Giuseppe Cassio:
un simile evento va pianificato nelle sedi giuste, con rigore metodologico e non come episodio occasionale. Il semplice gesto di restituzione non creerebbe esternalità, se fosse isolato nel desertico recito del campanilismo. Non servirebbe a nessuno, qualora appagasse aridi appetiti politici.
In questo senso l'assessore alla Cultura del Comune di Terni, Simone Guerra, dovrebbe anzitutto procedere a incontri più sistematici con Soprintendenti e dirigenti periferici del Ministero dei BB.CC., segnalando l'opportunità di un serio monitoraggio dei reperti giacenti da decenni nei magazzini della Soprintendenza, finiti persino a Roma, pianificandone a ogni livello la ricollocazione a Terni. Né è possibile che Terni non abbia o, meglio, non possa ancora impiegare un magazzino statale, diversamente da località minori della nostra stessa regione. E' essenziale allargare gli sguardi a un patrimonio culturale bistrattato, assurdamente abbandonato da troppo tempo, sepolto sotto la coltre dell'indifferenza rispetto a una ricca e antica identità - la nostra - finora utile soltanto ad arricchire musei, gallerie e città altrui.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 26 settembre 2013.

martedì 27 agosto 2013

IL SINDACO DI GIROLAMO ANTEPONE IL PARTITO ALLA CULTURA E ATTACCA OGGI UNA CHIESA IMPROVVISAMENTE 'SCOMODA': PERCHE' NON UNA PAROLA SUGLI INTRECCI AFFARISTICI DI IERI?

Caro sindaco Di Girolamo,
mi sarei atteso che, nel mio cv, lei avesse menzionato la mia manifesta militanza americana a favore di un campione della sinistra mondiale, quel Barack Obama evidentemente lontanissimo da lei, al quale però il sottoscritto dedicò un brano di vita e un libro. Lei, nei miei riguardi, si è invece fermato a una sorta di primo amore, Melasecche, trascurando però il fatto che io non sono un soldatino di nessuno e di nessun partito, mentre lei, con queste parole sguaiate, rivela di esserlo ancora, pur nell'età matura.
La politica di Obama è stata un sogno che tanto prometteva al mondo. Non importa che poco sia cambiato: importa averci provato, volando da quelle parti per vivere un'esperienza unica. Lei ha mai provato a cambiare qualcosa della sua esperienza?
Per parte mia, rinunciai volentieri al mio bello - e unico - stipendio in Regione, mentre tanti vi si attaccavano, alcuni forzando concorsi, altri accedendo al privilegio della quota riservata, altri ancora elemosinando qua e là qualcosa dalla politica. Lei ha mai rinunciato al suo eccellente stipendio da dirigente medico, a qualche ricca pensione parlamentare?
Il trapianto in terra 'americana' - per lei forse lunare - in poco tempo mi ha restituito tutta la libertà di cui, probabilmente, la sua intera vita non ha mai goduto. Oggi sono una persona libera, sindaco. Libera di giudicare. Libera di dire che la Festa Democratica mi piace, la frequento 'da sinistra', ma aggiungendo anche che quel posto è sbagliato. E lo dicono in tanti, sebbene poi si ritrovino là.
E' la mia libertà, che si nutre di verità cristiana e dunque di valori universali, di ideali transnazionali, ma anche del Liceo Classico cui tanto devo, come tanto devo alla città e alla stessa sinistra che l'ha saggiamente amministrata per molto tempo dopo la guerra.
Lei, invece, non ha colpe, sindaco, per aver frequentato sempre le stesse abitudini, gli stessi percorsi, gli stessi vestiti, gli stessi tavoli, come direbbe il poeta. E' la sua vita. Ma non la imponga.
L'unica sua vera colpa, sindaco, è nel constatare come ella non abbia afferrato l'essenza profonda dell'impegno a servizio della città, della ricchissima storia di Terni che lei non sembra sentire, né vedere: se a lei non interessano le residue mura antiche - ad esempio banalmente sbrecciate dopo la distruzione delle Orsoline - se non la toccano i reperti archeologici di S. Valentino - mai visto negli ipogei, nemmeno per sbaglio - se a lei sembra nulla che sulla Passeggiata esista 'solo' il vincolo monumentale (ex lege n. 364/1909), ci spiace un po' per la sua persona, ma soprattutto per Terni.
Sulla Passeggiata lei interviene a gamba tesa anteponendo ragioni di partito a quelle culturali; eppure dovrebbe essere anche il sindaco di chi ha ottimi motivi, anzitutto di legge, per ritenere che certe aree della città, delicatissime, vadano preservate e non sottoposte a indebite pressioni.
D'altronde, così ragionando, perché non tenere una fiera permanente alla Passeggiata? Perché non trasferirvi il mercatino del mercoledì o quello di Natale? Perché non lasciarvi stand tutto l'anno? Semplicemente perché non si possono fare. Perché ad altri non sarebbe consentito. Ecco perché è venuto il momento di rinunciare alla sagra-festa in Passeggiata, che resta bella in sé e non per la location.
Se intende valorizzare il parco, per cominciare, renda attrattivo l'anfiteatro romano, lo inondi di eventi lungo l'intero anno: gli ingressi sarebbero controllati e di Terni si parlerebbe in modo nuovo.
In merito alle prese di posizione di alcuni sacerdoti sul tema della Passeggiata (il Duomo vi è contiguo), certamente la parola dei chierici infastidisce chi era abituato a trattare la Diocesi come propria appendice - lei non sarebbe tra questi - con le conseguenze che ormai tutt'Italia purtroppo conosce. A maggior ragione oggi è dunque indecente il suo attacco alla Chiesa, ma anche alle associazioni, alle persone, a chi ha solo il proprio dovere, laico o ecclesiastico che sia. Quanto alle 'oscure' ragioni per le quali i danni si denunciano solo oggi, credo che lei dovrebbe prendere contatti con il precedente direttore tecnico della Diocesi.
Eccoci dunque al vero punto ineludibile della storia odierna di Terni, che è un pezzo tristemente simbolico di quest'Italia in declino: troppa corruzione, troppe falsità, troppi assordanti silenzi, troppi appeasement, con ricadute pesantissime su ogni fronte. Nessun progresso. Un degrado morale che danneggia tutto, stato dei beni culturali inclusi.
Italia Nostra chiede pertanto al sindaco di Terni un'operazione verità, ormai non più rinviabile: visto quanto sta emergendo sulla stampa dagli intrecci tra alcuni ex dirigenti diocesani, alcuni consulenti, alcuni imprenditori, alcuni politici, connessi a vario titolo con la passata e presente amministrazione, visti i vari fronti aperti in Procura, non crede che la città retroceda ulteriormente se la sigilliamo nell'omertà, nella collusione, nella menzogna, nell'illegalità?
Non crede che, come primo cittadino di una comunità toccata così tanto dalla degenerazione, la giustizia abbia bisogno della sua personale testimonianza, eliminando così il rischio di possibili coperture anche politiche su questo disastro?
Ciò renderebbe ragione della sua intelligenza, della sua formazione, delle lotte nobilissime dei padri della nostra sinistra che mai avrebbero voluto un affarismo così dilagante, tanto in città quanto in Italia.
Non sente pulsare forte l'istinto primigenio dell'onestà intellettuale?
Non pensa che sia meritorio anche a vantaggio dei tanti giovani che se ne sono andati da Terni e dall'Italia, stanche di tante vergognose manfrine per l'interesse di pochissimi?
Inutile che alcuni proseguano nello stendere le menzogne sul letto di Procuste: di certe vicende parla ormai apertamente l'intera nazione.
Parliamo finalmente di questi temi in uno dei prossimi eventi programmati per la Festa.
Sindaco, abbatta quest'ultimo taboo, anche se comprensibilmente sarà tutt'altro che una... Passeggiata.

Andrea Liberati
Italia Nostra - Terni

Terni, 26 agosto 2013.

sabato 24 agosto 2013

IL PARCO DELLA PASSEGGIATA TRA EROS E AGAPE: NECESSARIA UNA SUPERIORE PRESA DI COSCIENZA DAL PD

Veduta aerea del Parco della Passeggiata [foto tratta dal sito istituzionale della Provincia di Terni]

La vicenda della difesa del parco della Passeggiata è uno dei sintomi del necessario avanzamento culturale di cui la città ha tremendamente bisogno.
Tutto - associazioni, partiti, Chiesa, singoli - dovrebbero essere concordi sulla tutela di questo bene, che significa tutela vera e concreta del creato e delle opere dell'uomo. 
Perché questo non sembra possibile a Terni?
Eppure la difesa collettiva della Passeggiata è rafforzata dal vincolo monumentale, apposto ormai 100 anni fa, grazie alla prima legge sulle tutele, del 1909; vincolo apposto non a caso, ma alla luce dell'importanza anche storica di quelli che erano un tempo 'i giardini del vescovo'.
Tanti, a prescindere dal credo politico, hanno frequentato la Festa dell'Unità prima e Democratica poi, allocata proprio presso il nostro bellissimo parco. Nell'incanto di questo splendido giardino, ricco di opere preziose, il PCI di Terni individuò infatti, ormai molti decenni or sono, il luogo della celebrazione di sé e della sua idea del mondo, con una convivialità accattivante.
Forse - e potrebbe non essere un paradosso affermarlo, nella carenza di eventi alternativi in loco - alcun Passeggiata anche grazie a quella scelta. to La Passeggiata anche grazie a quella scelta. Aver conosciuto La Passeggiata non significa tuttavia comprendernae l'essenza più profonda e antica: gli antichi greci sapevano che c'era una differenza sostanziale tra Eros e Agape.
Sulla Passeggiata il PD sembra turbato da Eros e il parco è divenuto oggi un fatto carnale, con vaghi, egotistici desideri di appropriazione. Noi siamo invece agitati da Agape, mossi da un sentimenti di amore universale. Disinteressato. E abbiamo capito che il Parco è un bene indisponibile dell'intera città.
La comunità ternana, tutta, è cresciuta: la stessa più giovane base PD riconosce i rischi ambientali e architettonici connessi alla trasformazione - pur temporanea - di questo luogo a sagra, area per concerti, conferenze, fiera, occasione di finanziamento del partito, etc.
Italia Nostra e la città chiedono dunque oggi ad Andrea Delli Guanti e al suo partito uno sforzo di comprensione di ragioni che, al netto dei toni, restano comunque di buon senso, rivelatrici di una sensibilità culturale incomprimibile. Ragioni che, comunque, vanno a braccetto con il rispetto di normative cogenti per tutti, anche per coloro che sono schiavi di Eros.
Un filo sottile unisce molti episodi.
Così, qualche settimana or sono, sulla scorta di un'altra vicenda non esaltante, quella del telamone, indice di una consapevolezza identitaria cittadina quanto meno incerta, la nostra associazioni, con Giuseppe Cassio, ha invocato per Terni un nuovo manifesto culturale.
Italia Nostra - occorre precisarlo - non si occupa soltanto della Passeggiata, come qualcuno ha lamentato: in silenzio, ad esempio, stiamo portando avanti con una grande industria un progetto di contenimento degli inquinanti, su cui altri - gli amministratori pubblici - avrebbero dovuto lavorare da tempo.
Invece, avvinto da viete gabbie e affarismi su cui sarebbe bene aprire gli occhi, a Terni l'ambiente è divenuto un argomento intoccabile o, peggio, ignorato o scientemente sminuito.
Se il PD intendesse svolgere un servizio nuovo alla città, ben oltre i recinti del consenso e delle clientele, dovrebbe anzitutto riconoscere i propri errori di governo, così da provare a superarli per aprire autenticamente alla dialettica democratica, che è confronto di pensiero e non quell'asfittico priapismo che, solo, può condurre a sortite legalitarie quanto mai bizzarre: in una Terni in sé già sofferente, tali iniziative favoriscono esclusivamente l'espansione della gramigna in mezzo al grano.

Andrea Liberati
Italia Nostra Terni

Terni, 24 agosto 2013.

giovedì 22 agosto 2013

[TERNI] PASSEGGIATA, GRAVI PROBLEMI DI SICUREZZA, OLTRE AL RESTO. NO A CENSURE DI PARTITO ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE DI LAICI ED ECCLESIASTICI

Veduta aerea del Parco della Passeggiata [foto tratta dal sito istituzionale della Provincia di Terni]

Suscitano diffuso sconcerto gli attacchi del segretario del Pd di Terni contro un sacerdote, colpevole soltanto di aver segnalato alla Soprintendenza - come suo dovere e il suo Ufficio impongono - i danni cagionati lo scorso anno ad alcuni beni culturali, durante la Festa del partito.
Anzitutto una nota personale: il sottoscritto ritiene che la Festa democratica rappresenti un evento non solo di richiamo, ma soprattutto di alta civiltà politica.
Per la città un momento bello sotto tanti aspetti, con alcune criticità evidenti. Una di queste è l'ubicazione: occorre serenamente riconoscere che il problema c'è, altrimenti percorriamo strade tortuose e disagevoli, lontane dal vero.
A Terni è venuto il momento - su questo come su altri temi - di smettere di nascondere tutto sotto il tappeto. Basta con gli eufemismi. Basta edulcorare la realtà: sarebbe come parlare di 'saldo finanziario negativo' (op. cit.), quando, invece, emerge un incomprensibile 'buco' economico-finanziario.
Anche a Terni siamo dunque nel 2013: recuperiamo con un click su Internet leggi e normative locali. Magari le abbiamo ignorate per molto tempo, senza alcuna malizia.
La Festa perciò c'è e deve esserci, come sempre; è parte della storia d'Italia e di Terni, racconta un brano significativo di democrazia: va solo spostata altrove, nei luoghi individuati dalla legge e dal Prg, senza mettere in imbarazzo gli Organi periferici dello Stato. Senza ricercare deroghe. Senza specie di 'salvacondotti', per utilizzare un termine in voga.
Aver organizzato la manifestazione per decine di anni in un ambiente delicatissimo, vincolato, spesso senza essersi consultati con la Soprintendenza, non esenta da una nuova e doverosa presa di coscienza, né muta lo status legale del bene. Vincolato rimane.
Si fanno feste nei musei? No. E la Passeggiata rappresenta un bene equiparabile a un museo.
Inoltre, chi si assume poi la responsabilità di tenere la Festa in un luogo che non dispone delle necessarie uscite d'emergenza - gli accessi sono inadeguati e lontani tra loro - tra alte cancellate e mura, con dieci metri di 'salto in basso'?
Si possono concentrare 10/20.000 persone in uno spazio così, mentre il Duomo, cinquecentesco, corre lungo un intero confine del parco? Dov'è la sicurezza? E dov'è il rispetto della sacralità dei luoghi?
Quanto ai danni, si tratta di una realtà incontrovertibile. O, con un camioncino, dovremmo prendere e mostrare pedissequamente al segretario Pd i frammenti della lapide coriandolizzata o il busto della statua decapitata?
L'elenco, sia chiaro, è per difetto; né dovremmo nemmeno essere noi a redigerlo, ma gli organi a ciò deputati.
In più, la nemmeno tanto vaga intimidazione di mettere in campo un avvocato nei confronti della Chiesa - che da qualche tempo pretende un più stringente rispetto delle regole - suona vagamente grottesca e ha il sapore della censura e della beffa, oltre ai danni subiti.
Tanto sollecito zelo pseudo-legalitario dal Pd sarebbe stato auspicabile quando si abbattevano le Orsoline, solo per citare un episodio speculativo imbarazzante tra tanti, contestato con forza dalla gente comune, ma totalmente ignorato a Palazzo da una parte non marginale dei c.d. 'soldatini di Partito' - e Delli Guanti non lo è di certo, vero?
Il segretario Pd chiede infine perché le notizie di danni emergano soltanto oggi, almeno pubblicamente. Domanda corretta, indirizzo sbagliato.
Credo pertanto che egli dovrebbe rivolgerla non a noi, ma al precedente dirigente tecnico della Diocesi, il quale, visto il ruolo, presumibilmente è stato per lunghi anni interlocutore privilegiato di molteplici istituzioni e amministrazioni, a iniziare da Terni. Lo interpelli.
Il segretario Pd estenda poi la sua curiosità anche nei confronti di alcuni dirigenti politici, partitici, tecnico-amministrativi, associativi, delle professioni e financo del credito, i quali si confrontavano spesso con suddetto manager.
Delli Guanti volga il suo sguardo a vicende tuttora non di facile lettura, almeno per noi. Ecco: qui sì che un tecnico del diritto - avvocato e no - potrebbe servire a capirne di più.

Italia Nostra Terni
Andrea Liberati

lunedì 5 agosto 2013

RESTAURO FONTANA DI PIAZZA TACITO: LA FONDAZIONE CARIT PUBBLICHI I DOCUMENTI DELL'APPALTO DI SUA COMPETENZA


Italia Nostra e WWF chiedono alla Fondazione CARIT di chiarire i termini dell'appalto per il restauro conservativo della Fontana di piazza Tacito, a nemmeno 20 anni dalla precedente riqualificazione.
Presidente e vicepresidente del Consiglio di amministrazione, Mario Fornaci e Francesco Quadraccia, converranno senz'altro che i tempi impongono non soltanto la massima trasparenza, ma anche l'adozione dello standard procedurale più congruo possibile.
Nonostante le Fondazioni bancarie non siano equiparate a soggetti di diritto pubblico, esse rappresentano un alto interesse collettivo e sono comunque assoggettabili a procedure di evidenza pubblica in particolare circostante stabilite dal Codice degli Appalti.
La Fontana: si tratta di uno dei più importanti simboli della città e dell'Umbria. E' un bene di rango culturale. Per il suo ripristino c'è poi un rilevante contributo pubblico - Comune/ASM. Non appare immaginabile assumersi il rischio di 'fare figli e figliastri' con le imprese, invitandone alcune ed escludendone altre, su questo come per altri casi. Si cambi metodo. Sono dunque molte le ragioni per le quali, ancorché non imposta dalla legge, sarebbe giusto comunque indire una gara a evidenza pubblica, pure come libera scelta di autolimitazione da parte della Fondazione. 
Si potrebbe cogliere l'occasione per offrire un segnale nuovo alla città; in sé già stremata dalla crisi economica e di legalità esplose su vasti fronti, come dimostrano le cronache degli ultimi mesi diffuse persone su stampa e tv nazionali, frutto del logoramento della sfera morale di un brano importante della classe dirigente non solo locale, mentre la pubblica opinione osserva sempre più basita quel che accade.
Fornaci e Quadraccia, nella loro qualità di membri apicali del Consiglio di amministrazione della Fondazione CARIT, dispongano pertanto senza indugi la pubblicazione degli atti di questo appalto, chiarendo quante e quali imprese siano usualmente invitate a partecipare: le ragioni della loro convocazione così come dell'altrui esclusione; i parametri stabiliti anche in termini di eventuali conflitti di interesse e di possibili interferenze; le garanzie qualitative ottenute e le economicità conseguibili; quant'altro utile a rafforzare l'immagine della Fondazione.
Il tutto, d'ora in poi, sia reso accessibile on line, nel sito istituzionale, dando così alla città l'opportunità di verifiche certe, nel solco delle best practices di stampo europeo, senza che debbano essere i cittadini-soci a dover chiedere informazioni specifiche in merito.
Molte fondazioni bancarie hanno preferito per lunghi anni riparare dietro un'incomprensibile cortina fumogena la loro attività di stazione appaltante: ecco allora che Terni potrà rappresentare quell'eccezione che tornerà utile non solo per l'oggi, ma in vista della riforma legislativa di un meccanismo di finanziamento di progetti sul territorio comunemente valutato come opaco e sorpassato.


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